MEDIOEVO MOSTRUOSO: L’ORSO

MEDIOEVO MOSTRUOSO: L’ORSO

di Giovanni Siclari

Sin dall’alba dei tempi, dacché l’uomo è stato capace di rappresentare su qualsiasi tipo di superficie ciò che lo circondava, gli animali sono stati spesso e volentieri i soggetti più gettonati di tali raffigurazioni. Dagli animali “ domestici “ alla cacciagione fino ai nemici naturali, l’uomo in età paleolitica ci ha lasciato un ricco ventaglio della fauna del suo tempo. Tra tutti gli animali, almeno nella zona europea, sicuramente l’orso (oltre al lupo) è quello più temuto, aggiudicandosi così un posto d’onore nelle raffigurazioni parietali di età paleolitica, basti pensare alla grotta di Chauvet nel sud della Francia, scoperta nel 1994 e divenuta patrimonio dell’UNESCO. Proprio in questa grotta possiamo ammirare una bellissima raffigurazione (insieme a molte altre tutte meritevoli) di un orso delle caverne, animale tanto caro al sottoscritto, purtroppo oggi estinto.

bestiarioMa il gentile Lettore di Monster Movie Italia a questo punto potrà chiedersi “ perché parlare di arte paleolitica quando il titolo dell’articolo è dedicato al Medioevo? “ Tranquilli, il nostro viaggio  inizia proprio adesso, basta solo fare un salto di alcuni millenni e arrivare in quel periodo che la storiografia ha denominato Medioevo (476 d.C -1492).

I mille anni di Medioevo sono molto diversi tra di loro, così come molto diversi sono gli immaginari e le simbologie, pertanto non possiamo parlare in generale di un immaginario medievale senza incorrere in un difetto storico che farebbe storcere il naso agli storici. Quello che possiamo dire con tranquillità è che il Medioevo è sicuramente un arco temporale dove ci si è basati principalmente sul significato simbolico della realtà che non su quello descrittivo che potrebbe appartenere agli enciclopedisti del XVIII secolo. Fatta questa doverosa premessa parliamo dell’immaginario dell’orso e della sua simbologia nel Medioevo.

L’orso è tra tutti gli animali europei quello con in caratteri antropomorfi più simili all’uomo. L’orso è un animale villoso e per estensione parente dell’uomo selvaggio o del più pio tra gli eremiti.  Quello che più colpisce però è il fatto che l’orso sia il re della foresta e il re degli animali. Proprio la sua regalità è attestata nel Medioevo nelle grandi monarchie del nord Europa, dove vi sono re e capi che si fregiano di essere “ figli d’orso “.

La Chiesa altomedievale non vedeva però nell’orso un animale virtuoso poiché violento, lubrico e con una forza prodigiosa, somigliante all’uomo nella sua posizione eretta durante l’atto sessuale di accoppiarsi: l’orso insomma è un perverso e primordiale cugino dell’uomo. E’ intuibile allora che con un quadro così negativo, l’orso non poteva non essere detronizzato dalla sua simbologia regale e infatti la Chiesa, tra l’VIII e il XII secolo, promuove e favorisce un nuovo animale, presente nella cultura scritta sacra: il leone.

Attraverso i Padri della chiesa e i vari autori intellettuali d’età carolingia, l’orso viene lentamente inserito nel bestiario di Satana, sostenendo che questo assumesse forme ursine per minacciare e tormentare i peccatori. Gli uomini di chiesa denunciano anche i vizi dell’orso: brutalità, cattiveria, oziosità, sporcizia.

Il nostro amico peloso diventa allora il peggiore tra i peggiori venendo addirittura associato a quattro peccati capitali quali l’ira, la pigrizia, la gola e la lussuria. Proprio sulla lussuria, nei bestiari medievali vediamo le accuse contro la femmina dell’orso: le femmine non riuscendo a controllare il desiderio sessuale inseguono il maschio notte e giorno. I cuccioli nascono dopo trenta giorni dal concepimento senza peli, occhi e informi e la causa di questa breve gestazione va riscontrata nel fatto che il maschio si rifiuta di accoppiarsi mentre l’orsa è incinta. Sembra dunque che l’orsa metta in secondo piano i piaceri della maternità per i più sfrenati piaceri della carne.

Fin qui possiamo vedere come l’orso sia un mostro, servo del Demonio e incarnazione del peccato. Come possiamo salvarlo dall’Inferno?

A salvare l’orso è proprio la stessa maternità. Con la riscoperta di alcuni manoscritti e della cultura antica, a partire dal XII secolo, molti bestiari riprendendo passi di Aristotele e Plinio ci mostrano come l’orsa, leccando a lungo i cuccioli moribondi, possa riportarli in vita, scaldandoli e dando loro vigore. L’orsa tiene i cuccioli stretti a se e li difende dai predatori (non ci dimentichiamo del Grizzly nel film Revenant). L’orsa subisce una trasformazione mutando da mostro ad animale protettore, modello da imitare, specialmente per le donne.

Questo cambio di visione è solo momentaneo perché l’orso ritorna ad essere demonizzato, ma questa volta si aggiunge anche la possibilità di addomesticarlo, come fece Sant’Armando costringendone uno a trasportare i suoi bagagli mentre Sant’Eligio ne obbliga uno ad arare un campo dopo essersi mangiato un bue.

Per concludere, possiamo dire che l’orso passa dall’essere una bestia regale ed ammirata ad incarnare il Diavolo e i vizi per poi essere piegato dalla retta condotta di uomini santi. Con il finire del Medioevo, gli orsi perdono il loro valore come oggetto di dono presso le varie corti, tanto che spesso li ritroviamo relegati nelle piazze e nei circhi, incatenati e con la museruola; unica eccezione però risiede nell’orso bianco, animale molto prestigioso e dono gradito presso le corti dei re di Danimarca e Norvegia.

 

 

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