SEVEN – UN PILASTRO ANNI ’90 DEL THRILLER MODERNO

il

SEVEN – UN PILASTRO ANNI ’90 DEL THRILLER MODERNO

di Alessandro Sivieri.

C’era una volta il classico detective disilluso, quello che si muove nei vicoli di periferia e agisce ai limiti della legalità; quello che non ha più nulla da perdere, che capisce di doversi sporcare le mani per acciuffare l’astuto criminale, la sua nemesi. C’era una volta David Fincher, regista flessibile e talentuoso, che ci ha regalato cult del calibro di Fight Club e The Social Network; con Se7en lo troviamo nella sua giovinezza, reduce dai travagli produttivi di Alien 3 ma pronto a farsi valere: infatti ha sfornato una pellicola neo-noir con i controfiocchi, con protagonista Morgan Freeman nei panni dell’anziano detective Somerset, affiancato dal giovane e impulsivo David Mills (Brad Pitt). I due si muovono nei bassifondi di una città alla Los Angeles, perennemente sotto la pioggia, alla ricerca di un inafferrabile serial killer che, per la sua brutalità, ha conquistato l’attenzione dei media: seleziona, tortura e uccide le sue vittime in base ai sette peccati capitali. È un uomo apparentemente normale che nasconde un’indole squilibrata e assassina, che cammina in mezzo alla gente comune, e che ha in mente qualcosa di grosso.

maxresdefault

Sembra il tipico svolgimento di un poliziesco, infatti Fincher non si fa problemi a rispolverare alcuni archetipi consolidati da decenni. C’è il detective stanco e prossimo alla pensione, che conduce un’esistenza malinconica e solitaria, sfoderando in molte occasioni il suo micidiale sarcasmo, e il novellino, il partner/erede che ha un approccio al mestiere diametralmente opposto. Nonostante le differenze, tra i due nasce l’amicizia, che li terrà uniti nelle indagini e nei rocamboleschi inseguimenti in una città grigia e degradata. Poi però abbiamo l’evoluzione inaspettata, gli elementi che trasportano la pellicola oltre le convenzioni: la crudezza degli omicidi e la sofferenza delle vittime, spiattellate sullo schermo fin quasi a disgustare lo spettatore. Alla base di tutto troviamo un disegno criminale fatto di lucida follia, che tiene sotto scacco una città intera grazie al terrore; qui non abbiamo una banda di gangster ma un killer che si fa beffe dei suoi inseguitori, che lascia indizi. È giunto perciò il momento di parlare dell’antagonista vero e proprio, il John Doe magistralmente interpretato da Kevin Spacey: istruito, astuto, spietato e completamente pazzo; si crede un giustiziere divino con il compito di punire i malvagi ed entrare nella Storia. Una figura inquietante che presenta molti tratti in comune con l’Hannibal Lecter di Anthony Hopkins (Il silenzio degli innocenti era uscito qualche anno prima). E solo alla fine lo spettatore potrà comprendere la grandezza del suo piano, un disegno che sfrutta le debolezze umane, portandoci a riflettere sull’ineluttabilità del male.

tumblr_mgrktfgv521reitwwo1_500

Tra le tante cose che dobbiamo agli anni ’90 (il Web vi pare poco?) vi è proprio questa evoluzione del thriller/noir, che si consuma nell’efferatezza degli omicidi (spesso e volentieri preceduti da una lenta agonia) e nella rinnovata figura del mastermind, l’assassino senza scrupoli che gioca d’anticipo e manovra i personaggi come dei burattini, apparendo quasi imprendibile (se si consegna, lo fa di sua spontanea volontà). Ditemi pure che esagero, ma senza Se7en probabilmente la saga di Saw non esisterebbe. Se non avete ancora questo gioiello nella vostra collezione, recuperatelo subito: l’ottavo peccato è non vederlo.

Se7en Blu-Ray

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...