LA CIVIL WAR DELLA CRITICA PARTE 2: L’IRA DEI FAN

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LA CIVIL WAR DELLA CRITICA PARTE 2: L’IRA DEI FAN

di Alessandro Sivieri

Daisy Ridley che abbandona Instagram dopo essere stata sommersa di insulti dai fan per essersi schierata contro le armi. Leslie Jones, co-protagonista di colore del discusso reboot di Ghostbusters, che si dichiara vittima di cyberbullismo e invettive razziste. Joss Whedon (regista di The Avengers) che, in seguito a mille polemiche, ha abbandonato i social da più di un anno. Orde di utenti inferociti che minacciano di morte i critici che hanno bocciato Suicide Squad, arrivando a formulare una petizione (scritta invero in modo piuttosto sgrammaticato) per chiudere il celebre aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes. “Il caos regna“, come affermano le volpi nei film di Lars von Trier. Ma questo caos sarà davvero equo come sosteneva il Joker del compianto Heath Ledger? Va bene, prima che mi veniate a prendere a casa la pianto con le citazioni e vi rivolgo una domanda diretta: non riuscite a cogliere un filo unico che lega tutti questi eventi? No, non sono complottista né paranoico, ho solo la fastidiosa abitudine di guardare il quadro d’insieme.

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Avevo già parlato in un altro pezzo qui su Monster Movie della cosiddetta Civil War dei critici, che in virtù del click-baiting e di presunti tornaconti personali tendono a radicalizzare i propri giudizi, inneggiando a ciofeche o stroncando film che meriterebbero un trattamento migliore (Batman v Superman è l’esempio principe). Oggi analizzeremo la questione dal punto di vista dei fan, che rispondono all’estremismo con l’estremismo, scatenando una bolgia infernale nei social e non facendosi scrupoli a colpire personalmente giornalisti, registi e attori. Non è più uno scambio di pareri, è una guerra mondiale dove le uniche note positive sono le interazioni e le visualizzazioni delle pagine web. “Minchia raga, bordello!“, direbbe l’aspirante black bloc di Milano. Non stupitevi dell’inasprimento dei toni, il casino è sempre una fonte di reddito, un’informazione da vendere, un fenomeno da pilotare e c’è chi semina apposta vento per raccogliere tempesta. Ma davvero critici e autori si meritano tutto questo?

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Non voglio assolvere nessuno, è evidente che gli umori della critica, in materia di supereroi, tendono a privilegiare i rodatissimi prodotti Marvel rispetto ai nuovi cinecomic DC, che si affannano a costruire un universo condiviso per tenere il passo. Più dark, più solenni (forse troppo), a volte confusi nella struttura e negli intenti, hanno saputo ritagliarsi la loro grossa fetta di seguaci; seguaci piuttosto agguerriti, oserei dire. E non si tratta della vecchia faida tra fan delle case fumettistiche, qui stiamo esplorando un terreno completamente nuovo: va bene, punteggi così bassi per Batman v Superman non si possono vedere; Suicide Squad, stroncato proprio in questi giorni, resta ancora un’incognita ma lo vedremo il prima possibile. I critici sono pieni di pregiudizi, degli incompetenti che dovrebbero darsi all’ippica? Forse. Vengono pagati dalla Disney per smerdare la concorrenza? Non voglio evocare scenari da fantapolitica, secondo me non esiste una vera e propria mafia delle recensioni, ma è cosa arcinota che parte del budget dedicato al marketing di una pellicola serva a ingraziarsi qualche testata.

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Il punto è che i critici, finché non danneggiano materialmente qualcuno, sono liberi di esprimere la propria opinione, anche se frutto di malafede. Nessuno morirà per questo. Rotten Tomatoes è solo un aggregatore. Il film non è ancora stato distribuito e già ci sono orde di leoni da tastiera pronti a difenderlo a spada tratta da qualunque obiezione, minacciando chi scrive articoli non graditi, paventando la censura di siti internet, come nelle peggiori dittature. Il lato oscuro dei social è proprio questo: ingigantire le notizie, esacerbare i conflitti, tirar fuori il peggio della gente e dare uno sfogo all’emotività senza il tempo di riflettere. Dietro il monitor ci sentiamo gli intoccabili e supremi giudici dell’universo. Agire in massa e dare addosso all’obbiettivo è questione di minuti. Per questo il braccio armato delle fanbase diventa sempre più pericoloso, accostabile alle fazioni ultras. Sembra che dalla reputazione di un film dipendano vite umane. Forse certi individui dovrebbero piantarla con queste crociate da eccessivo tempo libero e bersi una tisana. O godersi la cazzo di pellicola e parlarne in modo pacato, ammettendo che il consenso universale è impossibile da ottenere.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. the Lost Wanderer ha detto:

    I fan sono volubili di natura, e nessuno può farci nulla (al massimo sperare che siano un minimo obiettivi… speranza vana nella stragrande maggioranza dei casi ^^”). Quindi come dici anche tu i film non possono piacere a tutti. Ma togliendo i fan esagitati, ti riporto un piccolo dialogo tra me ed il mio amico mentre riparlavamo di “Batman v Superman” (visto insieme), che abbiamo giudicato “carino, pieno di potenzialità e con personaggi tratteggiati niente male… ma lentissimo a tratti, distrutto da un pessimo montaggio e da buchi di trama non indifferenti”.

    Io: “Lo sai che è uscito una versione estesa di Batman v Superman con tipo mezz’ora di scene in più, che dovrebbero coprire quasi tutti i buchi della trama e rendere il racconto piùcoeso?”
    Lui: “Si?”
    Io: “Dicono che è la versione definitiva”
    Lui: “E io perchè il biglietto del film al cinema per vederlo l’ho pagato più di dieci euro e non 7, visto che era una versione mutilata? E perchè devo spendere altri soldi per comprarmi un dvd/blu-ray per vedere il “vero” film?”

    Non sono riuscito a non dargli tutti i torti ^^”

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