Mine – Il passo avanti di Fabio & Fabio

Mine – Il passo avanti di Fabio & Fabio

di Cristiano Bolla

  

Premessa: un po’ scioccamente questo film lo sentivo “mio”. Questo perché un giorno di due o tre anni fa, un amico e collega mi suggerì “aggiungi Fabio Guaglione su Facebook, è un regista italiano, sta facendo un film con Armie Hammer”. Detto, fatto: da allora sono entrato in un club particolare di persone che aspettavano l’uscita del film vivendo l’attesa assieme ad uno dei due sceneggiatori e registi. L’altro è Fabio Resinaro e insieme formano quel “Fabio & Fabio” con cui si apre il film. Ogni post di Fabio (Guaglione) che ho letto negli ultimi anni mi suscitava interesse, anche molta invidia certo, ma soprattutto del vivo supporto per questi ragazzi che dopo una serie di corti (E:D:E:N, The Silver Rope e Afterville) stavano compiendo il passo fondamentale per entrare nel cinema dei grandi.
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E di passi infatti parla Mine: Mike Stevens è un soldato che, attraversando il deserto per cercare di raggiungere il punto di estrazione più vicino dopo una missione fallita, si ritrova a mettere il piede su una mina antiuomo interrata. I soccorsi arriveranno solo dopo cinquantadue ore: Mike deve sopravvivere nel deserto, immobile, per più di due giorni. In questo pitch, personalmente, vedo l’essenza stessa del cinema: immaginare situazioni semplici da cui poi trarre fuori il meglio visivamente, emotivamente e psicologicamente parlando.

Questo tipo d’idea, tra l’altro, non è nuova a parte della produzione di Mine: Peter Safran, infatti, è il produttore di un altro film che ragiona molto su questo tipo di situazione, Buried – Sepolto (2010). Quell’idea era ancora più radicale e niente mi farà dimenticare quanto sembravano chiuse le pareti della sala mentre guardavo Ryan Reynolds chiuso in una bara sottoterra per novanta minuti. Mine invece è in pieno spazio aperto ma la sensazione di chiusura è comunque bella forte. Pardon, più che di claustrofobia in questo caso si tratta di immobilismo, il che mi permette di tornare ai tre avverbi usati prima: Mine è visivamente, emotivamente e psicologicamente un film sull’immobilismo.
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Dal punto di vista visivo viene fin troppo facile capire il motivo: cinquantadue ore con un piede su una mina. Da una premessa di war movie Mine diventa presto un survival, anche se va detto che la fatica fisica, seppur presente, non è mai la vera protagonista come accade per esempio in Revenant. Questo perché a dominare il film è la componente emotiva e psicologica che caratterizzano il nostro sfortunato Mike. Nel tempo in cui è bloccato sulla mina, ripercorriamo grazie alle inevitabili allucinazioni e miraggi altri momenti della vita in cui Mike è stato immobile, pietrificato: il rapporto col padre, con la madre, con la fidanzata. La metafora del film, bella non in quanto particolarmente originale ma per la sua conduzione in termini di ritmo e resa narrativa, è proprio questa: ci sono situazioni in cui ognuno di noi può sentire il clic di una mina sotto la scarpa, la chiara sensazione che il passo falso può farci saltare in aria.

Mine funziona veramente perché tutto quello che poteva andare storto in un film con un protagonista nella stessa posizione viene brillantemente superato da una narrazione interessante, visivamente coinvolgente e che non lascia mai, mai e poi mai cadere la tensione e soprattutto l’attenzione. Anche quando l’onirico e il reale si confondono tra di loro, quando la differenza tra capire o no cosa succede è fatta da pochi frame, qui escono fuori le abilità degli addetti ai lavori. Su tutti va veramente apprezzato il lavoro di Andrea Bonini per le musiche, sempre intense ed azzeccate.
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Per tre anni ho aspettato questo film e ora che Mine è anche a little bit mine posso finalmente dire, e non per paraculaggine, che è veramente un bel film e che ne è valsa l’attesa: intenso, convincente e coinvolgente.

Al duo italiano Fabio&Fabio si può augurare solo il meglio: il primo passo è stato fatto ed è quello giusto.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giovanna Koch ha detto:

    attenzione, il collegamento con Amazon porta ad un altro film, titolo e storia simile, presentato a Toronto quest’anno, https://www.youtube.com/watch?v=DrmFywWjJnA

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    1. christaub ha detto:

      Il collegamento Amazon, porta alla pagina ricerca “Mine” non essendo ancor auscito in pre-ordine è normale che escano solamente gli altri prodotti omonimi, ma a breve comparirà questa versione da noi recensita e allora in quel link, in cima alla lista ci sarà Mine di Fabio&Fabio 😉

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