I BOZZETTI PERDUTI: 5 concept che non avete mai visto.

di Alessandro Sivieri e Matteo Berta

YODAL’IMPERO COLPISCE ANCORA (1980)

Chi conosce Star Wars non può non conoscere Yoda, il minuscolo e venerato maestro dalla parlata invertita. Saggio, potente e vecchio di secoli, ha passato la propria vita a sondare i misteri della Forza e ad addestrare nuove generazioni di Jedi.

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Lo incontriamo ne L’impero colpisce ancora come un eccentrico eremita che porterà Luke Skywalker sulle orme di suo padre. Erano gli anni ’80, quindi ci siamo ritrovati davanti a un adorabile pupazzo dalla potenza espressiva incredibile. Poi nel 2000 è arrivata la trilogia prequel, con il ritorno di Yoda ai tempi della Vecchia Repubblica: un po’ più  lucido e arzillo (ma già vecchio come Noè), a capo del Consiglio dei Jedi e determinato a porre fine ai Sith, prima di scegliere l’esilio in seguito allo scontro con Darth Sidious, dove non è riuscito ad avere la meglio. In questi prequel la sua natura pratica e pupazzosa ha retto solo fino all’Episodio I, nei successivi è dovuto infatti soccombere alla CGI, che ha permesso a George Lucas di mostrarne l’insospettabile agilità nei duelli con la spada laser. Ma qual è l’aspetto di Yoda? Un essere piccolo, verde, rugoso, con le orecchie da gremlin. Ma era così fin dall’inizio? Come tutti saprete, durante la pre-produzione di un film ogni cosa può cambiare, a partire dall’aspetto di eventuali creature, con decine di varianti affidate ai bozzetti che, con un po’ di fortuna e pazienza, trapeleranno in Rete negli anni successivi, scatenando la curiosità dei fan e una marea di what if. Signore e signori, ecco uno dei prototipi di Yoda.

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Buffo o inquietante? Un incrocio tra un puffo e uno gnomo, che ci ricorda l’archetipo dei piccoli abitanti della foresta, quelli che popolano le fiabe. Alla pigmentazione verde si sostituisce il blu, gli occhi sono di un rosso intenso e i piedi quantomeno… triangolari. Il suo bastone pare un mix di mistico e tecnologico, mentre l’abbigliamento sbrindellato ricorda Peter Pan. No, è decisamente più apprezzabile la versione definitiva.

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E.T. (1982) Il lato malvagio

Il realizzatore di E.T fu l’italiano Carlo Rambaldi.

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Carlo nacque a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, da giovane si incamminava sulle rive dell’argine del Po, vicino a Bondeno. La sua ispirazione nacque proprio in uno di quei momenti, mentre osservava il fiume, vide le donne di ogni età impegnate nel lavaggio dei panni e dopo averle immortalate con l’acquarello, le prese d’ispirazione per la composizione inconsueta dell’alieno più famoso della storia del cinema. Collo lungo (per prostrarsi a raccogliere), pancia gonfia (forma caricaturizzata di un corpo che appoggia sui talloni).

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In pochi sanno però che prima di assumere Rambaldi, Spielberg si appoggiò a Richard “Rick” Baker, famoso make-up artist statuinitense, che venne rimpiazzato sia per “Incontri ravvicinati del terzo tipo” sia per “E.T”. Rick, per entrambi i film aveva progettato e realizzato degli alieni molto particolari, dall’aspetto molto inquietante e in origine la natura di E.T sarebbe dovuta essere malvagia. Spielberg, dopo aver discusso con l’amica e l’allora fidanzata di Harrison Ford, Melissa Mathison, decise di cambiare idea sulla natura del piccolo alieno sperduto e dopo un litigio con Baker, si affidò a Rambaldi per la realizzazione dell’iconica versione definitiva. Lo stesso Baker diffuse le immagini del suo prototipo originale.

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Peluche E.T. Extraterrestre con felpa rossa 30 cm

PREDATOR  (1987)

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Ecco a voi il cacciatore alieno tecnologico che, prima dei crossover dall’altalenante successo con il suo rivale di Alien, negli anni ’80 dava la caccia a Schwarzenegger nella giungla. Un mostro iconico, una delle creature più spietate e omaggiate di sempre. Celebre la sua visione termica, così come le sue armi letali e il suo brutto muso una volta tolta la maschera. A spezzare il dominio degli scenari claustrofobici e dei corridoi bui arriva il Predator, che non teme il confronto a cielo aperto, considerando il viaggio sulla Terra un divertente safari. Ma è sempre stato così? Date un’occhiata.

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Dovete sapere che prima del coinvolgimento del celebre Stan Winston a ridisegnare la creatura, donandole il look che tutti conosciamo, il Predator aveva un aspetto del tutto differente, più organico e meno tecnologico, e il candidato per entrare nel costume era Jean-Claude Van Damme in persona! La produzione aveva in mente un alieno dall’aspetto più animalesco, che fosse agile e veloce. Il problema è che, a conti fatti, era impossibile per Van Damme compiere acrobazie dentro quello scomodo involucro, che già di suo risultava goffo e poco originale, in virtù delle fattezze rettilo-insettoidi. Si corse subito ai ripari, e alla Boss Film Studios, agenzia di effetti speciali responsabile del primo prototipo, si sostituì il geniale Stan Winston. Van Damme, mai accreditato per questo ruolo mancato, se ne andò dal set immediatamente dopo l’abbandono del vecchio costume per non fare mai più ritorno.

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ALIEN (1979)

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Dopo Predator arriva il suo rivale, una delle creature più terrorizzanti mai viste sul grande schermo, amata incondizionatamente dal sottoscritto (Alessandro), anche se alcune pellicole l’hanno rispettata meno di altre. Ma torniamo alle radici, al primo immortale  episodio targato Ridley Scott: a creare l’inquietante costume, indossato dall’africano Bolaji Badejo, sono stati due personaggi leggendari come Hans Ruedi Giger, visionario artista svizzero, e Carlo Rambaldi, mago degli effetti speciali e papà di ET. Nel 1980 i due vinsero l’Oscar per i migliori effetti speciali proprio grazie a questa impresa, e nessuno può negare che fosse meritato: ancora oggi, nell’epoca della CGI, l’Alien è un marchio di eccellenza, una figura viscida e terrificante che ha spaventato diverse generazioni grazie al suo realismo.

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Realizzazione impeccabile e design fantasioso hanno dato i loro frutti migliori, donandoci un mostro che ci mette ansia a un livello inconscio, primitivo (a proposito, se non l’avete già fatto, leggetevi la nostra recensione del film in questione). Ovviamente la fonte di questo terrore è da ricercarsi nelle opere di Giger, colme di visioni macabre, di corpi biomeccanici, di esseri ginoidi e di suggestivi intrecci tra sessualità e sadismo. Grazie alla libertà creativa concessagli dalla produzione, l’artista fornì diversi concept per l’alieno (alcuni verranno utilizzati nei sequel, altri ancora in Prometheus e nell’imminente Alien: Covenant di Scott), tutti in linea con il suo immaginario perverso. Disegnare un mostro per il cinema, un feroce abominio che incarnasse tutto ciò che temiamo, per lui era ordinaria amministrazione. Ecco uno dei bozzetti.

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Vi sono evidenti tratti che verranno ereditati dalla forma finale, come il cranio allungato e l’esoscheletro. Questa versione appare decisamente più muscolosa e umanoide rispetto al classico Xenoformo. Una delle differenze più evidenti sono gli occhi, che qui sono visibili e abbastanza voluminosi (in linea con la versione romanzata del film, scritta da Alan Dean Foster, che descriverà l’alieno in termini simili). Un lavoro inquietante, ma continuiamo a preferire la versione definitiva, dato che l’assenza di occhi contribuisce a rendere più misterioso il nostro amato mostro.

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JAR JAR (1999) STAR WARS EPISODE 1 THE PHANTOM MENCACE 

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Dulcis in fundo arriva Jar Jar, molto probabilmente il personaggio più schernito della storia del cinema. La storia dello sbadato gungan è avvolta nel mistero, noi vi riporteremo quelle più fondate tra le leggende che girano sulla sua creazione.

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Inizialmente Lucas, per il suo primo prequel, voleva inserire un personaggio comico e necessario per la storia e doveva essere un non-umano e, chiedendo consiglio all’amico Spielberg, si sentì rispondere “Fai un dinosauro!” poi successivamente lasciò decidere a suo figlio adottivo Jett, il nome e il carattere del personaggio. Prima di arrivare alla versione definitiva, le fattezze di Jar Jar variarono molto e si arrivò anche alla creazione degli storyboard senza ancora aver trovato una versione definitiva.jar-jar-monster-movie-italia

Per la parte venne scritturato Ahmed Best, ma inizialmente si parlava di un coinvolgimento di Michael Jackson. Lo stesso attore scelto ha spesso espresso il suo disappunto di fronte ad un personaggio che inizialmente gli era stato descritto come un “alieno divertente ma intelligente e sensibile” per poi farlo diventare letteralmente un babbeo.  This Interview With the Guy Who Played Jar Jar Binks Is Tragic as Hell

Fonti:fastcodesign.com, buzzfeed.com, cinemablend.com, theunheardnerd.com, monsterhistory101.blogspot.it, denofgeek.com, stanwinstonschool.com, Wikipedia, Screenweek.it, @TheRickBaker,IlFattoQuotidiano, io9.gizmodo.com, giantfreakinrobot.com, screenrant.com, dailymail.co.uk, starwars.tumblr.com, starwars.wikia.com

 

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