LA COSA – L’APOTEOSI DEGLI EFFETTI SPECIALI PRATICI

LA COSA – L’APOTEOSI DEGLI EFFETTI SPECIALI PRATICI

di Alessandro Sivieri

Siamo di nuovo nei cari, vecchi anni ’80, dove le saghe di mostri piovono a grappoli. Alien è sbarcato nelle sale da poco, cambiando per sempre le carte in tavola degli horror fantascientifici: spazi angusti e isolati, tensione, assenza di eroi senza macchia e soprattutto effetti speciali realistici, in grado di donare verosimiglianza alle creature e alle scene di violenza. Come non tirare in ballo La cosa, lavoro storico di John Carpenter (appena reduce dal memorabile 1997: Fuga da New York), con un Kurt Russell (il famigerato Snake Plissken) più defilato del solito tra i protagonisti?

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È un’esperienza da vivere, anche se siete nativi digitali o debolucci di stomaco. La visione è obbligatoria per qualunque cultore del genere, soprattutto per comprendere meglio le vicende dell’inferiore ma pur sempre apprezzabile prequel del 2011.

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Come nel più classico degli svolgimenti, ci troviamo a che fare con una forma di vita aliena che stermina ferocemente un gruppo di esseri umani, dandogli la caccia con astuzia e sfuggendo a ogni tentativo di cattura. Questa volta però non siamo nello Spazio profondo ma sulla nostra adorata Terra, per la precisione in Antartide, dove un gruppo di scienziati americani si ritrova a salvare un esemplare di husky inseguito da uomini armati in elicottero senza apparente motivo. Investigando sulla provenienza degli sconosciuti, il gruppo scoprirà un centro di ricerca norvegese in rovina, insieme a inquietanti resti organici ibernati in un blocco di ghiaccio. Nel frattempo, l’husky fuggitivo si rivelerà per ciò che è realmente: una creatura aliena che “assorbe” le proprie vittime, manipolandone il codice genetico e diventando esteriormente simile a loro. L’infezione si espande nella base, creando un clima di reciproco sospetto tra gli inquilini, in quanto chiunque di loro potrebbe essere la Cosa sotto mentite spoglie. Grazie questo espediente narrativo, Carpenter crea uno stato di incessante tensione e paranoia che funziona a meraviglia: se l’equipaggio di Alien, spaventato ma umanamente coeso, si domandava “Dove sarà adesso l’alieno?” o “Cosa starà facendo l’alieno?”, i personaggi de La cosa arrivano a puntare le armi contro i propri compagni pensando “Chi tra loro è l’alieno?”. Una domanda che si pone, con avidità, anche lo spettatore, in attesa del prossimo attacco.

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Ed è tutto più vero che mai. Scordatevi la CGI (non era ancora tempo), qui abbiamo effettisti del calibro di Rob Bottin e Stan Winston che si sono messi in gioco con animatronics ed espedienti caserecci per dare vita all’orrido e al grottesco: modellini fatti a mano, gomma da masticare, marmellata, maionese, persino vere e proprie frattaglie prese da una macelleria.

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Soluzioni che oggi considereremmo ridicole, ma che ci hanno permesso di assaporare la presenza fisica del mostro e scene splatter che prevedevano realmente litri e litri di roba varia versati sul set, con buona pace degli inservienti. Se cercate un esempio di come la fantasia possa scardinare i limiti tecnologici, guardatevi una trasformazione a caso di questo film, tra tentacoli, fluidi corporei e denti aguzzi che compaiono nei posti più impensabili. Quando è ben confezionata, la paura non invecchia.

La Cosa (The Thing) BLU RAY

Papo 54035 Husky Siberiano Figurina

 

 

 

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