BENVENUTI A MARWEN – Delicato e catartico, in una parola Zemeckis

La recensione del nuovo delicatissimo film di Robert Zemeckis: Benvenuti a Marwen, storia di un uomo e del suo catartico rapporto con l’arte.

di Cristiano Bolla

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Robert Zemeckis, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Uscito nelle sale con il nuovo Benvenuti a Marwen (titolo originale Welcome to Marwen), il quasi settantenne regista americano sforna un’altra piccola favola delle sue, da annoverare vicino a titoli come Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?, Forrest Gump e A Christmas Carol. Dove mette mano, il buon Robert, lascia sempre un’impronta unica.

Lo ha fatto anche con questo Benvenuti a Marwen, storia vera di un uomo, Mark Hogancamp, quasi pestato a morte e senza più ricordi, che per superare il trauma dell’aggressione si rifugia in un piccolo mondo a misura di bambola chiamato Marwen, dove vive il feticcio Capitano Hogie. Qui, assieme alle donne di Marwen, figure femminili che fanno parte del suo mondo reale, Mark può sfogare tutto il male e il disagio causato dal trauma e cercare di andare oltre, sfruttando così l’effetto catartico dell’arte.

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Il cuore di Benvenuti a Marwen e della sua storia, semplice e delicata come da manuale zemeckiano, sta proprio qui: nel valore dell’arte e la sua capacità di fare da tramite per il vissuto interiore dell’artista, dello spettatore o chiunque ne entri in contatto. Tramite le avventure di fantasia che il Capitano Hogie vive a Marwen, cittadina belga assediata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, Mark mette in scena paure, desideri e ostacoli che nella vita gli risulta difficile esternare ed affrontare, dando così a questa esperienza di gioco un valore assolutamente catartico, lo aiuta cioè a liberarsi dalle sue angosce subcoscienti.

Per ottenere questo risultato, risulta perfetta la scelta di Steve Carell per interpretare Mark Hogancamp: la sua capacità di non alzare mai i toni e di sbilanciarsi quel tanto che basta per dare alla scena una svolta comica o drammatica, calza perfettamente con le esigenze di un uomo bloccato tra un trauma del passato e la voglia di superarlo. Il suo tono quasi sempre piatto, sommesso e timido fa immedesimare subito con il personaggio e guida lo spettatore attraverso una storia che, come gran parte del cinema di Zemeckis, è l’emblema della semplicità e della delicatezza.

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Non fa nulla di veramente speciale Zemeckis, certo se non consideriamo l’uso di una motion capture meravigliosa per raccontare una storia a metà tra realtà e fantasia. In questo senso, Benvenuti a Marwen può ricordare una sorta di Small Soldiers di Joe Dante incrociato con The Secret Life of Walter Mitty di Ben Stiller: trasognante e animato da giocattoli. A parte questo, si diceva, non fa molto: la storia è semplice, si racconta da sola e forse il suo difetto sta proprio qui, nella mancanza di equilibrio del climax tra quello che succede a Mark e la battaglia tra il Capitano Hogie, le donne di Marwen e i nazisti. Ma lo si perdona, il buon Robert, soprattutto perché riesce a inserire una citazione a se stesso che ci sta perfettamente con la narrazione ed è impossibile da non notare. Chissà di cosa si sta parlando…

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Benvenuti a Marwen non cambia la storia del cinema, ma ancora una volta conferma come delicatezza e una riflessione semplice ma precisa, come può essere il valore terapeutico dell’arte, possano essere tutto quello che serve ad un film per funzionare. E infatti funziona tutto, è tutto bello e lascia bellissime sensazioni.

Ce l’ha fatta ancora, il buon Zemeckis, che se non ci fosse bisognerebbe davvero inventarlo.

Benvenuti a Marwen DVD e BLU RAY

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Bellissima recensione, e il film non vedo l’ora di vederlo!

    Piace a 1 persona

    1. Monster Movie ha detto:

      Grazie! Il film non ti deluderà!
      – Cristiano

      Piace a 1 persona

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