LA CASA DI JACK – Tutte le scene censurate

Facciamo chiarezza su versioni, tagli e differenze dell’ultimo film di Lars Von Trier

di Carlo Neviani

“Questa è una versione tagliata del film The House That Jack Built, realizzata con il permesso di Lars Von Trier ma senza il suo coinvolgimento”. Sono circa queste le parole impresse sullo schermo all’inizio di La Casa di Jack, distribuito in Italia dal 28 febbraio. Non c’è da stupirsi: quando c’è di mezzo il buon vecchio Lars Von Trier, la censura è sempre pronta a dare il meglio.

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Era stato così anche per il precedente Nymphomaniac, ma in quel caso l’operazione di distribuzione era chiara e condivisibile. La versione director’s cut non è stata pensata per le sale, dato che contiene scene pornografiche hardcore. Di conseguenza è uscita prima una versione “soft” dei due volumi (in Italia con visto VM 14) e successivamente le versioni integrali VM 18 solo nei festival e in Home Video. Per quanto riguarda La Casa di Jack i tagli della censura sono stati meno sdoganati e questo ha creato varie perplessità negli spettatori, un po’ in maniera analoga al caso di Jurassic World – Il Regno Distrutto (QUI il nostro articolo in merito).

Videa, la casa di distribuzione del film, con un comunicato ufficiale ha spiegato che “La Casa di Jack uscirà nei cinema in due versioni, alle quali la censura ha dato VM 18. La versione italiana sarà distribuita con tagli nelle scene più cruente e violente, mentre la versione in lingua originale sottotitolata rispetterà l’integrità dell’opera del regista. È il primo caso in Italia di un film che entra contemporaneamente in censura in due versioni e che ha anche nella versione “alleggerita” dai tagli il vietato ai 18 anni”. Come è facile immaginare, trovare un cinema che proietti la versione uncut in lingua originale non è impresa semplice (QUI l’elenco delle sale). Per esempio in Lombardia c’è solo una sala, Multisala Wiz di Brescia, e il film è programmato per un solo giorno martedì 5 marzo. Anche la maggior parte delle copie trapelate online sono quelle incomplete. Per la director’s cut bisogna far riferimento al Blu-Ray inglese. Noi di Monster Movie abbiamo visto entrambi le versioni così da poter spiegare al gentile lettore mostruoso tutte le differenze nel dettaglio.

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Ma facciamo prima un passo indietro. 14 maggio 2018. The House That Jack Built viene presentato in anteprima mondiale fuori concorso al Festival di Cannes, rappresentando un ritorno del controverso regista danese, dopo che nel 2011 era stato bandito dal festival per alcune dichiarazioni interpretate come filonaziste. Durante la proiezione, numerosi spettatori (circa un centinaio) hanno abbandonato la sala a causa della violenza mostrata, fatto che ha generato più “rumore” della standing ovation con cui il film è stato accolto. Seguono altri casi mediatici degli Stati Uniti: la MPAA intenta una causa per aver distribuito la versione integrale per un solo giorno con nessun divieto, qualche mese dopo YouTube rimuove la possibilità di acquisto del film completo dopo poche ore dalla pubblicazione. Insomma, l’ultima pellicola di Lars Von Trier non s’ha da vedere. Negli USA e in diversi altri Paesi, vengono quindi effettuati dei tagli ad alcune inquadrature delle scene più cruente. La versione doppiata in italiano è esattamente la stessa versione tagliata americana. C’è chi parla di 4 minuti totali rimossi, altri di solo 1 minuto e 20, noi non abbiamo cronometrato. Che cosa avranno di così inconcepibilmente violento questi minuti tagliati? C’era davvero bisogno di una versione censurata, anch’essa VM 18? Scopriamolo insieme. Avvisiamo i lettori che da qui in avanti spiegheremo dettagliatamente alcune parti del film, di conseguenza sono presenti degli SPOILER minori. Niente di particolarmente rilevante per la trama, se non le azioni più “forti” commesse dal protagonista Jack. Siete avvisati.

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Il picnic con i bambini.

Terzo incidente (il film è diviso in 5 incidenti/capitoli/omicidi). Il concetto di famiglia ispira una delle opere (lui chiama così gli omicidi, e c’è un perché) di Jack. Porta una madre con 2 figli con sé per quello che sembra un divertente pomeriggio in un contesto di caccia e tiro al bersaglio. Fa provare le armi ai bambini, dispensando aneddoti colti sul mondo della caccia. Poi, dopo una digressione del narratore (sempre Jack) sulla maniera corretta in cui va cacciata una famiglia di cervi, ovvero colpendo prima i più piccoli, che senza madre non sopravvivrebbero comunque, e poi il genitore, esplode la violenza. Nella versione censurata vediamo sì il protagonista uccidere i 2 ragazzini, ma al momento dello sparo avviene il taglio. La versione integrale mostra invece il primo bambino venire colpito alla gamba per poi cadere in terra ed essere finito da un altro colpo, e il secondo bambino venire colpito in testa, schizza di cervella annessa. E le brutalità non finiscono qui: Jack apparecchia un picnic per la donna e i due figlioletti morti, invitando la madre ad imboccare i cadaveri. Anche qui ci sono alcuni tagli: un dettaglio della ferita alla gamba del bambino e vari secondi dell’inquadratura totale che mostra il picnic con la famiglia al completo (le ferite sui minori sono ben visibili). Ma la parte – a mio parere – più scioccante è poco dopo. Jack “gioca” con il rigor mortis del piccolo Grumpy nella cella frigorifera, modificando, con fil di ferro e altri strumenti, la posa e l’espressione del ragazzino. Nella director’s cut si vedono alcuni dettagli più espliciti di intervento sulle ferite di Grumpy. Inoltre, ad opera completata, l’inquadratura sul cadavere, che ha un’espressione di sorriso simile a quello del Joker ed è congelato in posizione di saluto con la mano, dura molto di più, insistendo anche sulla gamba spezzata (da un punto di vista esclusivamente tecnico, il lavoro di make-up sui cadaveri è eccezionale). Il film tagliato, che mostra per circa un secondo il viso deformato del bimbo, ha comunque un effetto forse ancora più horror grazie al “vedo non vedo”.

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Mutilazione femminile.

Quarto incidente. Qui il taglio della censura è solo uno. Una donna viene mutilata del seno. Nell’integrale si vede un dettaglio della durata di un secondo del coltello che taglia la carne, mentre nella versione theatrical si vede solamente l’urlo della ragazza, stacco, Jack esce dalla stanza e posa il seno tagliato sul parabrezza di un’auto della polizia vicino.

È probabile ci siano altri tagli minori, ma sono difficili da identificare. Forse qualche secondo tagliato in un altro omicidio con un coltello in gola, e alcune immagini di repertorio dell’olocausto omesse, ma non ne sono certo.

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Conclusioni.

Torniamo alla domanda: c’era davvero bisogno di una versione censurata de La Casa di Jack? Le scene tagliate hanno una violenza così estrema da non dover essere vista sul grande schermo? Risposta: no. Un conto è quando la censura interviene per mostrare ad un pubblico più ampio un prodotto che giustamente potrebbe impressionare i più giovani, vedasi il già citato Jurassic World 2 (fatto che comunque ha infastidito i fan più adulti) o un The Wolf of Wall Street in prima serata Rai. Ben diverso è quando viene moralizzato e moncato un film già VM 18, quindi destinato ad un pubblico di soli adulti presumibilmente consci di vedere un film su un serial killer, girato da un regista provocatore per eccellenza, che non lascia molte cose all’immaginazione. Inoltre, ciò che è veramente scioccante in The House That Jack Built non è la violenza grafica, anzi, chi è abituato a vedere horror rimarrà abbastanza deluso perché non c’è niente di veramente estremo. È la brutalità delle azioni ciò che scuote maggiormente, ma questo è semplicemente il marchio di fabbrica di Von Trier.

La casa di jack, tra l’altro, parla esattamente di questo: il cinema di Lars Von Trier. E lo fa in maniera esplicita, con tanto di auto-citazione dei precedenti film del cineasta danese. Jack rappresenta un alter ego del regista. Gli omicidi (chiamati opere, vi ricordate?) sono i lavori, i film dell’artista, che non riesce a smettere di “commettere” proprio come un serial killer. Questo viaggio post-moderno (simile per alcuni intenti al recente capolavoro di Gilliam, L’uomo che uccise Don Chisciotte, QUI la recensione) che strizza l’occhio a La Commedia dantesca, porta ad una ricerca d’identità, al compimento di una filmografia, e ad una conseguente dicotomia continua: “l’anima appartiene al paradiso, e il corpo all’inferno”. Jack, che è un ingegnere ma vorrebbe fare l’architetto, continua a costruire e distruggere la sua casa ideale, come un’artista che creando è sottoposto ad un continuo processo distruttivo. Alla fine la casa costruita da Jack sarà una casa di cadaveri, ovvero un prodotto realizzato con tutte le sue opere scandalose, esattamente come il film stesso, che si chiama… La Casa di Jack. Avete capito il gioco di Lars? Come racconta il narratore Jack, non c’è la volontà di realizzare un capolavoro, ma qualcosa di più: un’icona, un marchio di fabbrica. L’artista si identifica nella sua arte, nella sua carriera. Per questo Jack sostiene, metaforicamente, che l’inferno (corpo)  e paradiso (anima) siano un tutt’uno.

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Gente che esce dalla sala, la censura, i casi mediatici, altro non fanno che alimentare l’idea stessa del film. Non mi stupirei se gli scandali che si porta dietro siano opera di un reparto marketing geniale. Von Trier oggi è un’icona, che sa giocare con il suo status anche a livello commerciale. Già nella “commercialità” di Nymphomaniac si intuiva una presa per i fondelli del cinefilo medio, esaltato per un cinema coraggioso senza capire realmente il suo significato. In La Casa di Jack il regista cerca anche una catarsi dell’ignoranza, mostrando come dietro la volontà di scioccare ci sia veramente dell’arte, in cui lui mette la sua anima. Arte che porta ad una discreta fama (richiamata nel film da Fame di David Bowie, brano che parte quasi dopo ogni uccisione), ma che in realtà nasconde (come dimostra il finale) sofferenza e depressione.

Hit the road Jack!

The House That Jack Built – Home Video

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Seriamente il film era già vietato a un pubblico inferiore ai 18 anni, che senso aveva censurare? La censura è veramente un atto tremendo verso l’arte.

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    1. Monster Movie ha detto:

      Alcune voci sostengono che la casa di distribuzione prevedeva un VM 14 per la versione censurata. Nulla di certo… Come abbiamo scritto nell’articolo la violenza grafica non è così estrema, sono le tematiche ad essere forti. Quindi sì, tanto valeva venisse distribuita un’unica versione (director’s cut, l’unica sensata) VM 18.

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  2. Glitch ha detto:

    Visto senza censure.. Premetto che ho trovato interessante solo la parte con virgilio (compresi i dialoghi), il resto è semplice violenza scenica che rende al meglio se sprovvista di tagli altrimenti tanto valeva non mostrare nulla.

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