BESTIARIO D’ITALIA: Leggende dell’Umbria

Venite a scoprire le creature mitologiche e le storie di fantasmi della tradizione umbra.

di Matteo Berta, Alessandro Sivieri e Giovanni Siclari

Il nostro paese ha un folklore immenso, almeno quanto il suo patrimonio enogastronomico, e ogni regione italica possiede i suoi draghi, spettri e mostri acquatici. Nella nostra esplorazione sovrannaturale della penisola, siamo giunti al quarto capitolo del Bestiario d’Italia (link diretto), che punta a diventare la raccolta online definitiva di leggende metropolitane e animali fantastici (in stile Newt Scamander). Questo articolo è dedicato esclusivamente all’Umbria e ai suoi misteri, con parecchi voci inedite rispetto alla versione nazionale.

Chiamata anche “il cuore verde d’Italia”, l’Umbria è conosciuta per le sue fitte foreste e i borghi medievali distribuiti tra le colline. Si tratta di un’importante regione ricca di miti e leggende, che già in antichità era abitata dagli Etruschi. Passando sotto il dominio dello Stato Pontificio, attirò artisti di grande talento, diventando un punto di riferimento per la pittura, la produzione dei tessuti e la lavorazione del legno. Spesso ricordata solamente come culla dei santi, non è da sottovalutare per l’abbondanza di mostruosità della sua tradizione, creature diversificate che vanno dai folletti ai draghi. All’elenco abbiamo aggiunto anime in pena, bestie di palude e una sorta di Bigfoot avvistato negli anni ’90!


LO GNEFRO

La leggenda dello Gnefro deriva principalmente dalla città di Terni e dalle zone limitrofe. Parliamo di racconti che vorrebbero una serie di creature che vivono in gruppi nei pressi della Cascata della Marmore. Un esseruncolo paragonabile a un folletto o a uno gnomo dalla pelle ruvida e squamosa, ma che può apparire ai viandanti anche sotto forma di grazioso e innocente bambino. Normalmente è di statura piuttosto bassa e con la testa enorme, oltre ad avere un aspetto non proprio gradevole. Pare che il suo habitat ideale siano i luoghi umidi e che sia molto longevo. Vive seminascosto tra sassi, arbusti e cavità nel terreno e raramente si avventura lontano da casa. Oltre alle sembianze fanciullesche, le sue abilità di mutaforma gli consentirebbero di assumere uno stato liquido.

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Lo Gnefro è una creatura giocherellona e ama fare scherzi ai malcapitati che giungono nei suoi territori, anche se di solito è abbastanza timido. Le leggende parlano di proprietà magiche da parte di questi piccoli uomini pestiferi. Perlopiù sarebbero in grado di fare incantesimi di protezione e di difesa dai nemici. La Cascata delle Marmore è collegata a un’altra leggenda, quella della ninfa Nera, che si innamorò del pastore Velino. Per punirla, la dea Giunone la trasformò nel fiume Nera, lungo il quale vivono gli Gnefri. Il pastore, distrutto per la perdita, si gettò da una rupe per potersi ricongiungere all’amata, diventando così la celebre Cascata delle Marmore.


IL THYRUS

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Statua in pietra dedicata a Thyrus, il mostro di Terni

Tra i tanti draghi di questo bestiario, questo è quello che ha l’alito più puzzolente, infatti chi respirava a troppo a lungo il fiato di Thyrus moriva in pochi giorni di malattia. Gli abitanti delle zone interessate dal drago erano costretti a portarsi sempre appresso dei fazzoletti profumati in modo da schermare la possibile minaccia del suo olezzo. Il drago fu sconfitto da un giovane valoroso della città di Terni, che attirò Thyrus in un prato dai mille fiori, in modo che si coprisse l’odore, cioè l’arma principale del drago, e lo sconfisse con abilità e astuzia. Sul simbolo della città di Terni appare un drago, come monito ai malintenzionati a non mettersi contro una popolazione che è stata in grado di uccidere una bestia malvagia.


IL MOSTRO DI SCHEGGIA

Questa leggenda metropolitana ha inizio nel 1997, quando il 60enne Oddo B. si reca nel bosco di Scheggia, vicino a Gubbio, per raccogliere legname. Inoltrandosi nella foresta nota una sagoma scura tra gli alberi, ma la scambia per un puledro scappato da una struttura nelle vicinanze e la ignora. Dopo due ore nota che la figura è sempre nello stesso punto e, incerto su cosa fare, si dirige alla macchina. Mentre percorre il sentiero sterrato qualcosa balza fuori dalle piante, posizionandosi di fronte all’automezzo. Una creatura bipede, pelosa, alta 1.70 e con lunghe braccia muscolose. L’auto si spegne e mentre Oddo, spaventato, cerca di rimetterla in moto, l’essere pare infastidito dal rumore e scompare tra gli alberi. L’uomo, incoraggiato dalla famiglia, avverte le autorità e scatta una battuta di caccia con Forestale e Carabinieri, guidati da Oddo stesso. Nessun incontro ravvicinato, ma si sentono fruscii e rumori di un grosso animale che sembra osservarli a distanza. Giungono in seguito squadre di esperti da Perugia e Firenze per indagare e nel bosco vengono rinvenute strane impronte, oltre a ciuffi di pelo color mogano.

Qualche giorno dopo Oddo viene avvicinato da uno sconosciuto, che gli consiglia di non parlare di strane creature ma dell’avvistamento di un orso. Dopo una settimana vengono avvistati nelle vicinanze alcuni orsetti, scappati da un parco, e la gente del paese inizia a deridere Oddo, che rimane fermo sulle sue posizioni: non ammetterà mai di aver visto soltanto un orso. A dire il vero, già qualche mese prima del caso di Oddo, un pastore venne attaccato da un essere con gli occhi luminosi, salvandosi solo grazie al suo fedele cane, che rimarrà ucciso nella colluttazione con il mostro. Da segnalare anche un cacciatore che, durante una battuta, avvistò una creatura dall’andatura scimmiesca che fece scappare i suoi segugi. Quando la vicenda divenne pubblica, vennero visti degli elicotteri sorvolare i boschi con delle gabbie e parecchie persone non identificate si fermarono a parlare con i pastori, ponendogli diverse domande. Si trattava davvero di orsi fuggitivi o di un Bigfoot nostrano? Vi sono ancora molti dubbi e qualcuno pensa che Oddo, in fondo, abbia detto la verità.


IL SERPENTE REGOLO

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Secondo la tradizione, si genera un Regolo da ogni vipera che supera i cent’anni di età. Parliamo di uno dei serpenti più vendicativi di tutti. Il Regolo è una bestia abbastanza grossa, dove la testa serpentesca raggiunge le dimensioni di quella di un bambino, ma è sempre in costante crescita. Il Regolo è un serpente permaloso, odia gli insulti e si rifà violentemente su tutti coloro che lo dileggiano. Se si tenta di mutilarlo, esso non muore ma ricresce ancora più imponente. Il significato del nome “Piccolo re” è condiviso con quello del Basilisco, anch’esso con lo stesso significato. Il Regolo viene descritto in alcune leggende come serpente a due teste, ma le tradizioni più condivise lo vedono semplicemente come un serpente abnorme e quasi invincibile. Si dice che il serpente Regolo esista ancora e precisamente si trovi nella “grotta degli scudi“, sulle sponde del Tevere.


LA MARROCA

Creatura leggendaria di cui si parla molto in Valdichiana, a cavallo fra Toscana e Umbria. Viene descritta come un animale ributtante, un incrocio tra una lumaca e una biscia che ama vivere nelle fogne o nell’acqua stagnante. Emette un suono rauco che spaventa i bambini, tenendoli lontani dalle zone paludose. Il suo verso è associabile al gorgoglio del mulinello, come quando l’acqua va giù per lo scarico del lavandino. Se una vittima è abbastanza vicina, protende i suoi tentacoli per afferrarla e trascinarla nella sua tana. Succhia il sangue delle sue prede, a volte divorandole, e pare che avveleni le falde dove risiede, rendendo l’acqua imbevibile.


I CAVALLI D’ARGENTO

In provincia di Trevi, sul colle di Santo Stefano, sorgono i ruderi di un’antica chiesa del XII secolo. Dell’edificio rimane poco, poiché le mura si sono sgretolate e il tetto è crollato. Questo luogo disabitato ha dato vita a innumerevoli leggende. Una di queste afferma che i monaci locali fossero straordinariamente ricchi, tanto da poter ferrare gli zoccoli dei cavalli con l’argento. Una tale prosperità non poteva certo derivare dalle offerte, ma da un tesoro nascosto o da una grazia divina. Gli equini dei monaci, regalmente bardati, rilucevano al chiaro di luna e avevano la fama di essere immortali. Si dice che un lupo tentò di ucciderne uno, per poi fuggire scioccato quando la preda non riportò alcun danno. Forse i monili argentati dei monaci, dotati di poteri magici, sono ancora sepolti da qualche parte tra le rovine.


I FANTASMI PERUGINI

Recentemente nel perugino sono apparse diverse segnalazioni di spettri e incontri sovrannaturali, che hanno coinvolto la stampa nazionale e svariati gruppi amatoriali di “acchiappafantasmi”, riversatisi in zona per verificarne la fondatezza. Questo vuole essere un riassunto dei principali casi di cronaca. Pare che in una casa in periferia di Perugia si verifichino insolite apparizioni, tra cui strane entità che passeggiano dietro le finestre, emettendo un’aura biancastra. In un’antica villa compare, sia di giorno che di notte, lo spettro di una donna magra, bionda e con gli occhi azzurri. Nel castello di Macereto, in località Tavernelle, si segnala invece la presenza di antichi uomini d’arme, che scenderebbero una scalinata in fila per due. Le figure mostrerebbero orbite vuote e corpi scheletrici. A Foligno si parla di un castello sopra una collina, dove dove apparirebbe una capra demoniaca dalle grandi corna e gli occhi rosso fuoco. Si racconta poi che a Monteleone di Spoleto, durante la Seconda guerra mondiale, ebbe luogo un eccidio di famiglie ebree e venne uccisa una bambina, che secondo le voci vaga nelle stanze del vicino Palazzo Congiunti, emettendo grida strazianti.

A Santo Chiodo di Spoleto, in un casale del paese, si odono strani rumori, tra cui passi e colpi sui muri. Famoso anche il monastero di Sant’Anna a Foligno, dove echeggiano i lamenti di suor Teresa Margherita Gesta, morta tra quelle mura nel 1984. Pare che lo spirito della donna abiti ancora la stanza che occupò in vita. Nella rocca di Città della Pieve vaga invece lo spettro di Vitellozzo Vitelli, scannato da Cesare Borgia durante una cena. Altro luogo degno di menzione è il convento di San Domenico a Terni, dove si aggira lo spirito di Giuseppe Andrea Lombardini, torturato nei sotterranei insieme ad altri eretici e prigionieri politici nel XVIII secolo. Il posto è stato esaminato da medium e sensitivi, che hanno riportato presenze paranormali.

Non dimentichiamo infine Città di Castello, dove in una residenza nobiliare (Palazzo Vitelli) alberga lo spettro di Sora Laura: amante di Alessandro Vitelli, attirava in camera da letto i giovani spasimanti e, dopo aver trascorso una notte d’amore, li faceva precipitare in una botola piena di pali acuminati. Venne in seguito scoperta da Alessandro, che la uccise scagliandola proprio sugli spuntoni. Un’altra versione vuole che sia stata Angela de’ Rossi, moglie di Alessandro, ad assassinare la donna per gelosia. Da allora, in qualche periodo preciso dell’anno, Sora Laura può essere vista mentre cerca di sedurre nuovi ragazzi. Insomma, l’Umbria non è seconda a nessuno in quanto a storie di fantasmi e offre un campionario di apparizioni per tutti i gusti, ovviamente da prendere con le pinze.


IL GRIFO DI NARNI E PERUGIA

Nello stemma di queste due città capeggia il Grifo, un essere leggendario per metà leone (parte inferiore del corpo) e per metà aquila (testa, ali e zampe anteriori). È anche dotato di una folta criniera di piume. Antichi documenti perugini dichiarano che nella cassaforte comunale fossero addirittura custodite due unghie di Grifo, grandi quanto le corna di un bue. Pare che questa creatura scorrazzasse nei campi tra Perugia e Narni, spaventando la popolazione e facendo razzia di bestiame. Gli abitanti delle rispettive città misero da parte ogni rivalità e si unirono per catturare il Grifo. Secondo il mito, dopo numerosi tentativi riuscirono nell’impresa e si divisero i trofei della bestia, cioè la pelle e il corpo scorticato, che vengono rievocati nei due stemmi di colore diverso.


IL DIAVOLO DELLA VALNERINA

Il Diavolo è onnipresente nella religiosità popolare come istigatore del male ed entità che può assumere varie fattezze a piacimento. Il territorio della Valnerina è ricco di storie che lo vedono protagonista. Una di queste riguarda il cavallo bianco di Trognano ed è ascrivibile alle manifestazioni di anime dannate. Più di un secolo fa, una madre e le sue figlie, mentre dormivano in una casa nel centro del paese, udirono lo scalpitare di cavalli e rumori di ferraglia. Affacciandosi, videro un enorme cavallo dal colore latteo che attraversava il villaggio, trascinando un groviglio di catene. Appena giunto fuori dal paese, scomparve in una fiammata. L’apparizione ebbe luogo varie volte nella medesima modalità, ma ispezionando il luogo della fiammata non venne trovato alcun segno di combustione.

Un altro racconto suggestivo ha per oggetto un infante demoniaco: durante una cavalcata notturna per recarsi da Roccatamburo a Ponte, un uomo scorse un fagotto sul ciglio della strada. Un esame attento rivelò un bambino in fasce, abbandonato da qualcuno. Mosso a pietà, il cavaliere prese con sé l’infante e riprese il suo cammino. Durante il viaggio si accorse che il peso del neonato aumentava costantemente, fino a diventare insopportabile. Giunto nei pressi di Borgo Cerreto, dove era presente un’edicola dedicata alla Madonna, l’uomo cedette al peso e alla tensione, e gettò il bambino a terra. Quest’ultimo scomparve in una fiammata, proprio come il cavallo bianco.


LA NINFA DEL LAGO TRASIMENO

Il Trasimeno, situato in provincia di Perugia, è il più grande lago dell’Italia centrale e prende il suo nome dal re etrusco Tirreno, che sbarcò in quei territori con il suo popolo circa 3000 anni fa. A quei tempi sul lago regnava una ninfa di nome Agilla, che abitava in un palazzo dalle bianche colonne di marmo, situato nell’Isola Polvese. Era bellissima e le piaceva cantare mentre le sue ancelle la pettinavano. Un giorno il principe Trasimeno, giovane figlio di Tirreno, spuntò dalle selve sulle sponde del lago e udì il canto della fanciulla. Attratto dalla sua voce, interruppe la sua battuta di caccia e si diresse a nuoto verso il palazzo. Qui, nascosto tra i canneti, scorse la ninfa tra le colonne e se ne innamorò.

Si presentò ad Agilla come un semplice pescatore a cui si era rovesciata la barca. Quest’ultima sorrise con malizia e capì che quello non era un uomo qualunque, ma un principe. Trasimeno allora le confessò il suo amore e lei accettò di sposarlo. Dapprima re Tirreno fu contrario alle nozze, ma alla fine acconsentì e venne celebrata una sontuosa festa sulle sponde dell’isola. La felicità dei due giovani durò poco, poiché una mattina, mentre faceva il bagno, Trasimeno venne travolto da un’onda anomala e scomparve. Agilla, disperata, lo cercò ovunque e chiamò più volte il suo nome, ma il suo sposo non fece più ritorno. Ancora oggi si può udire il pianto della ninfa e, quando le acque del lago si increspano e fanno oscillare le imbarcazioni, si dice che sia Agilla in cerca del suo amato. Secondo una versione alternativa della leggenda, Trasimeno annegò già mentre raggiungeva a nuoto il palazzo, stordito dal canto della ragazza.


I MONACI FANTASMA DI SUBASIO

Si racconta che tempo fa, nel territorio collinare vicino ad Assisi, vi fosse un monastero. La struttura era collocata presso il Monte Subasio, famoso per ospitare l’Eremo delle Carceri, dove San Francesco era solito rifugiarsi. A ogni ricorrenza veniva organizzata una processione e spesso la gente accorreva per pregare Dio affinché venisse a piovere e il raccolto fosse abbondante. I monaci erano irritati da questo eccessivo fervore e partecipavano alle veglie pieni di malcontento. Si mormorava che nel privato non rispettassero i propri voti e che si abbandonassero ai piaceri della carne.

In seguito a un cataclisma non meglio precisato, forse un’epidemia, i religiosi morirono dal primo all’ultimo e il convento venne distrutto. Dopo qualche mese, nelle campagne lì intorno vennero avvistate delle figure lontane, che camminavano in fila con delle fiaccole accese. I testimoni affermarono di aver sentito canti e preghiere. Il popolo comprese allora che quelle ombre erano i fantasmi dei monaci, condannate a compiere per l’eternità tutti quei riti che da vivi trascuravano. Si afferma che ancora oggi, passeggiando per le colline nelle ore serali, sia possibile scorgere strane processioni di uomini incappucciati.


IL PONTE DEL DIAVOLO

Il ponte in questione fu costruito dai Romani nel II secolo a.C., quando nacque la Flaminia. Nonostante attraversi un torrente di modeste dimensioni, all’epoca non badarono a spese per la realizzazione, sicché la struttura è larga quindici metri e lunga nove. Si trova nel territorio tra Bastardo e la località Cavallara di Gualdo Cattaneo. C’è da dire che moltissime costruzioni, nelle regioni italiane e nel mondo, condividono il soprannome “Ponte del Diavolo”, e anche questo caso presenta elementi ricorrenti nelle varie leggende: pare che Satana sia intervenuto per dare una mano nella costruzione, chiedendo in cambio l’anima del primo essere vivente che avrebbe attraversato il ponte.

Gli abitanti pensarono allora di gabbarlo, facendo passare sulla struttura un animale piuttosto che un essere umano. Un’altra credenza popolare narra che se una donna si fidanzava mentre era in ginocchio sul punto, avrebbe avuto un matrimonio bello e duraturo. Vi è inoltre una scritta misteriosa sulla pietra, che molti hanno cercato invano di comprendere. Per alcuni significa M.V.S.N.C., per altri VII.S.IUG. Potrebbe trattarsi di un’unità di misura (sette iugeri, cioè due ettari), di un acronimo o di una datazione temporale, ma non vi sono ancora certezze.


IL MONACO ROSSO

Torniamo a parlare di monaci con una storia di tradimento che risale al medioevo. Siamo agli inizi del 1200, nel pieno della guerra tra Assisi e Perugia, dove venne fatto prigioniero anche San Francesco. Le due fazioni erano in stallo e i perugini non riuscivano a conquistare la città avversaria, essendo quest’ultima ben fortificata. Secondo una leggenda tramandata dagli abitanti locali, un monaco rosso, lasciatosi corrompere con moneta sonante, rivelò alle truppe di Perugia un passaggio segreto per penetrare nelle mura. I perugini saccheggiarono Assisi, compiendo ogni genere di atrocità. I superstiti, scoperto l’inganno, uccisero e maledirono il monaco rosso. Si dice che il suo spirito infesti ancora i boschi limitrofi, mostrandosi dopo la mezzanotte e vagando senza pace.


Anche questa volta i mostri sono finiti e potete tranquillamente uscire da sotto il letto. Se siete a conoscenza di qualche creatura dell’Umbria che potremmo aver dimenticato, non esitate a scriverci e provvederemo a includerla. Tutti i nostri Bestiari d’Italia sono infatti in costante aggiornamento. Vi ricordiamo che nell’articolo principale potrete trovare una selezione di creature per ogni regione, insieme a una mappa scaricabile in alta qualità. Passate infine per questo link e date un’occhiata alle nostre schede dettagliate dei mostri del Cinema!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    uff
    sul mio altro blog avevo pubblicato una leggenda presa da un libro di firenze… mai vista durante le vostre esposizioni… mi sa che si è inventato di sana pianta perke su internet nn esiste nei dettagli riportati

    Mi piace

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