Giocattoli, giochi, luoghi e tempi ludici nell’Età di Mezzo.
di Giovanni Siclari
Giocattoli, giocattoli e ancora giocattoli. La società del dopoguerra fino ai primi anni del XXI secolo ha visto un crescente uso, una maggiore diversificazione e una massiccia produzione di giocattoli. Sono cambiate le modalità di produzione, i materiali utilizzati e sono mutati i valori simbolici degli stessi giocattoli. Se prima avevamo un cavaliere in legno che poteva simbolicamente essere un Re Artù, un Giulio Cesare o un Moschettiere del re di Francia, oggi i giocattoli sono tutti in plastica e simbolicamente definiti: voglio il personaggio X del cartone Y depositario dei valori Z che esso rappresenta e nessun altro può sostituirlo. Ecco dunque che i punti cruciali delle caratteristiche dei giocattoli odierni è sono proprio questi: l’identificazione e la personalizzazione.
Nonostante possa essere interessantissimo osservare più da vicino ed entrare nei meriti della questione “giocattoli odierni”, il nostro sguardo oggi si getterà indietro nel tempo, in quel periodo storico spesso mal interpretato e ricco di pregiudizi: il Medioevo. Cercheremo di rispondere ad alcune domande come: esistevano giocattoli per bambine e bambini? Quali erano i luoghi dove giocare e quali giochi venivano effettuati? Non ci rimane altro che iniziare e scoprirlo.
Giochi per bambine
Difficilmente si proponevano l’intento di offrire un supporto collaborativo di gioco; tutt’al più preparavano a sensibilizzare la bambine al ruolo di genitrice (e per alcune anche di nutrice) e a orientarle verso i modelli chiaramente definiti dalla società.
È la bambina che nel gioco riveste il ruolo di adulto e accudisce un bambino, proposito al quale oggi si affianca anche quello delle bambola teenager come la nota Barbie, che propone alla bambina uno stile di vita volto all’autoaffermazione, all’indipendenza e al culto dell’aspetto esteriore. Se con la Barbie si possono avere numerosi accessori che arricchiscono il giocattolo, rendendolo sempre più personalizzabile (vale anche per i bambolotti), nel Medioevo soltanto le bambine più fortunate potevano permettersi una semplice ma opulenta personalizzazione; le bambine degli strati sociali più umili, dotate di semplici pezzi di legno vagamente somiglianti a un bambino modellato senza braccia e gambe, puntavano tutto sull’immaginazione o su alcune stoffe di bassa qualità.
I maschi e i loro giocattoli
Un’altra fonte manoscritta che integra quanto detto sopra è il manoscritto del Roman du bon roi Alexandre del 1344; qui vediamo ancora, e con più precisione, quanto fossero frequentati i teatri di burattini sia da parte di bambini che da adulti.
Gli stampi rinvenuti sono stati datati agli inizi del XIII secolo e probabilmente servirono a creare pavoni, boscaioli e cavalieri con tanto di armamentario.
I luoghi e i tempi del gioco
Si facevano girare le trottole, i cerchi, si camminava sui trampoli, si giocava a bocce e si lanciava il volano. Quando le stagioni erano calde si andava in giro a cercar farfalle mentre in inverno si giocava con la vescica del maiale (tra l’altro morto di recente) che, se gonfiata, diventava un resistente palloncino; quanto la neve copriva i paesaggi i bambini e adulti giocavano a palle di neve o si andava sullo slittino ricavato dalle mascelle dei cavalli.
Per approfondire la tematica dei giochi e del gioco nel Medioevo vi suggeriamo un po’ di bibliografia scientifica:
- C. Frugoni, Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini, Bologna, Il Mulino, 2017.
- P. Guarducci, Il balocco nel Medioevo Italiano. Una testimonianza storica, archeologica e di cultura materiale, Firenze, Salimbeni, 1986.
- B.A. Kolchin, Wooden Artefacts from Medieval Novgorod, tradotto dal russo, revisionato a cura di A.V. Chernetsov, Oxford, B.A.R. International Series 495, 1989.

