THE WALKING DEAD: QUANDO I MOSTRI SONO LE PERSONE CHE NON SANNO ACCONTENTARSI
Bene signori, è tempo di battere il ferro finché è ancora caldo, quindi andremo dritti di al sodo: oggi si parla di zombi e del finale di sesta stagione di The Walking Dead che, nel bene o nel male, sta facendo parlare di se.
Personalmente iniziai ad appassionarmi al genere zombi come per contrappasso, quando all’età di sei anni rimasi sconvolto dalla comparsa del primo zombi del videogioco di Residentevil (1996).
Fatto questo rapido excursus personale mi sento in dovere di dire la mia sul finale di questa stagione e concedermi qualche commento sulla serie tv (magari più avanti, se il big boss di Monster Movie Italia me lo concederà, dedicherò un intero articolo in merito).
Parliamo dunque del finale di stagione. Personalmente l’ho trovato positivamente “soffocante” nel senso che è riuscito a farmi sentire come un sorcio che viene portato, dopo una serie di espedienti, con le spalle al muro e a farmi sentire impotente. A questo bisogna aggiungere la tensione degli ultimi minuti della puntata dove compare “ l’uomo con la mazza “ (non pensate a male) che giunge, manco fosse uno spietato controllore di Trenord, a porre fine al viaggio di uno dei protagonisti (ovviamente chi ha letto il fumetto ben sa di chi sto parlando), non a caso il titolo della puntata si intitola “L’ultimo giorno sulla Terra”.
Ebbene si, voi che vi lamentate di tutto e che non siete mai contenti di niente, perché volete sempre più azione, sempre più cose fighe, sempre più “cose”, ricordatevi che state iniziando a puzzare di morto, a perdere pezzi e a diventare insaziabilmente famelici: se vi guardate allo specchio vi renderete conto che siete diventati degli zombi.
Io sono il primo a dire che The Walking Dead ha subito nel corso delle stagioni degli alti e dei bassi, che ha modificato alcune cose dal fumetto che possono essere piaciute o meno, e che a volte i ritmi raggiungono una lentezza spaventosa. Sono però consapevole che questa è solo una parte di The Walking Dead e che non è sufficiente per giudicare l’intera serie, visto che i momenti emozionanti, profondi e che mi han tenuto attaccato allo schermo con l’ansia, non sono mancati.
Ovviamente l’antidoto al virus zombi esiste: si chiama pazienza, tolleranza e il ricordarsi che nessuno ci obbliga a guardare la serie e a giocare al “ gioco delle serie tv “.
Come sempre quanto detto è solo il mio modesto e opinabilissimo parere o, se volete, lo sfogo di un appassionato leggermente stufo di quando i telespettatori troppo facilmente insoddisfatti, menano il torrone con le loro lamentele.

