The Walking Dead: Quando i mostri sono le persone che non sanno accontentarsi

THE WALKING DEAD: QUANDO I MOSTRI SONO LE PERSONE CHE NON SANNO ACCONTENTARSI

Bene signori, è tempo di battere il ferro finché è ancora caldo, quindi andremo dritti di al sodo: oggi si parla di zombi e del finale di sesta stagione di The Walking Dead che, nel bene o nel male, sta facendo parlare di se.

Personalmente iniziai ad appassionarmi al genere zombi come per contrappasso, quando all’età di sei anni rimasi sconvolto dalla comparsa del primo zombi del videogioco di Residentevil (1996).173052-George-Romero-and-Friends Nel corso degli anni cercai di superare il “ trauma “ cercando di farmeli piacere e questo comportò la visione di numerosi film di Romero, giocare ai diversi titoli della serie Residentevil, leggere diversi libri come la bellissima trilogia di Manel Loureiro, Apocalisse Z, la lettura di fumetti  come guarda caso The Walking Dead e infine la visione dell’omonima serie tv…insomma di lavoro ne ho fatto e devo dire che mi ritengo soddisfatto.

Fatto questo rapido excursus personale mi sento in dovere di dire la mia sul finale di questa stagione e concedermi qualche commento sulla serie tv (magari più avanti, se il big boss di Monster Movie Italia me lo concederà, dedicherò un intero articolo in merito).

Parliamo dunque del finale di stagione. Personalmente l’ho trovato positivamente  “soffocante” nel senso che è riuscito a farmi sentire come un sorcio che viene portato, dopo una serie di espedienti, con le spalle al muro e a farmi sentire impotente. A questo bisogna aggiungere la tensione degli ultimi minuti della puntata dove compare “ l’uomo con la mazza “ (non pensate a male) che giunge, manco fosse uno spietato controllore di Trenord, a porre fine al viaggio di uno dei protagonisti (ovviamente chi ha letto il fumetto ben sa di chi sto parlando), non a caso il titolo della puntata si intitola “L’ultimo giorno sulla Terra”.1920x720xthe-walking-dead-negan.jpeg.pagespeed.ic.lIIqzx4X2o Puntata davvero molto bella per le emozioni che ha saputo trasmettere, per i richiami al fumetto (e per quelli che nel fumetto non ci sono), per il nuovo antagonista e per lo scherzetto finale, a cui onestamente mi son rassegnato ben sapendo che la mia vita non subirà gravi cambiamenti e che nessuno mi ha defraudato di qualcosa. L’unica cosa che non sopporto sono le persone che non sanno stare a quello che io chiamo “ il gioco delle serie tv “, ossia una sorta di gioco di tolleranza tra i produttori, che possono riservarsi la facoltà di tirare qualche  tiro mancino per far star sulle spine i telespettatori, e coloro che seguono la serie, i quali hanno il diritto di incazzarsi, lamentarsi e di diventare i veri zombi della situazione, se lo desiderano.

Ebbene si, voi che vi lamentate di tutto e che non siete mai contenti di niente, perché volete sempre più azione, sempre più cose fighe, sempre più “cose”, ricordatevi che state iniziando a puzzare di morto, a perdere pezzi e a diventare insaziabilmente famelici: se vi guardate allo specchio vi renderete conto che siete diventati degli zombi.

Io sono il primo a dire che The Walking Dead ha subito nel corso delle stagioni degli alti e dei bassi,  che ha modificato alcune cose dal fumetto che possono essere piaciute o meno, e che a volte i ritmi raggiungono una lentezza spaventosa. Sono però consapevole che questa è solo una parte di The Walking Dead e che non è sufficiente per giudicare l’intera serie, visto che i momenti emozionanti, profondi e che mi han tenuto attaccato allo schermo con l’ansia, non sono mancati.

Ovviamente l’antidoto al virus zombi esiste: si chiama pazienza, tolleranza e il ricordarsi che nessuno ci obbliga a guardare la serie e a giocare al “ gioco delle serie tv “.

Come sempre quanto detto è solo il mio modesto e opinabilissimo parere o, se volete, lo sfogo di un appassionato leggermente stufo di quando i telespettatori troppo facilmente insoddisfatti, menano il torrone con le loro lamentele.

Giorni perduti. The walking dead: 1

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