MEDIOEVO MOSTRUOSO: IL GATTO

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MEDIOEVO MOSTRUOSO: IL GATTO

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Ben ritrovati a tutti i nostri amici di Monster Movie Italia, riprendiamo oggi il nostro viaggio nel meraviglioso e surreale Medioevo con la nostra consueta rubrica di Medioevo Mostruoso. Forse perché siamo in ottobre o forse perché si avvicina la vigilia di Ognissanti, oggi vi parleremo di uno degli animali che è riuscito, dietro un’apparenza coccola e modi raffinati, a diventare il vero padrone delle case e, perché no, anche del mondo (qualcuno urla al gombloddoooh): stiamo parlando del gatto.

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Sono sicuro che se vi chiedessi di immaginare il gatto proiettato nel Medioevo, molti di voi se lo immaginerebbero nero, in compagnia di qualche strega oppure vagante in una biblioteca di qualche grande abbazia benedettina, messo lì a far la guardia ai codici manoscritti minacciati dai denti di qualche infido topo. Ebbene su quest’ultimo punto forse è meglio ricredersi parzialmente perché non è che tutti gli uomini di Chiesa amassero poi così tanto i gatti. Certo vi furono ordini religiosi che li ospitarono, ma generalmente non furono ben visti. Per quale motivo di grazia?

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Secondo gli autori medievali il gatto godeva, a torto o ragione, di una qualche somiglianza con un suo parente felino particolarmente noto per la sua crudeltà e per la sua scaltrezza: il leopardo. Certo il gatto gli somigliava per aver per la testa, gli artigli e le orecchie simili ma era più piccolo e forse più inquietante, il che lo rendeva sicuramente un animale misterioso. I bestiari e le enciclopedie del tempo lo etichettarono come un animale ipocrita perché gli si attribuiva la facoltà di anticipare le disgrazie benché questi preferisse star zitto e fingere di non saper nulla. Inoltre oltre ad essere (sempre secondo tali enciclopedie) depositario di poteri stregoneschi e negromantici, sarebbe stato in grado di vedere nel buio.

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Quest’ultima era una qualità discrimine molto importante per gli ecclesiastici perché permetteva loro di inserirlo nel bestiario del Diavolo, dato che solo le creature ad esso legate (lupo, pipistrello, civetta ecc.) erano ritenute in grado di vedere nella notte e nel buio (gli autori medievali ci tenevano a sottolineare come i suoi occhi luccicassero nella penombra come se fossero animati da fiamme ardenti). L’attività notturna tipica dei gatti, e la sua dimestichezza con il buio, andavano quindi contro tutto ciò che era demandato al buon cristiano, dato che di notte l’unica attività lecita era il riposo.

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Tutti coloro che erano attivi nottetempo erano ritenuti essere coinvolti in attività stregonesche o eretiche, basti pensare ai sabba dove spesso si realizzavano delle parodie della messa cristiana, dove all’adorazione dell’Agnello di Dio si sostituiva quella del caprone o del gatto nero (considerato come una delle tante incarnazioni di Satana).

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Ovviamente il gatto aveva anche dei pregi e qualche virtù. Gli autori medievali sottolineavano quanto il gatto fosse un animale pulito (benché evitasse l’acqua), data la sua propensione alla pulizia quotidiana e al nascondere sotto terra i propri escrementi. Inoltre il gatto si teneva alla larga dai luoghi nauseabondi, cosa che il cane non fa…dove c’è schifo c’è party!

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Un’altra virtù del gatto (in realtà della gatta) era quella di rifuggire da ogni lussuria dato che l’accoppiamento non le recava alcun piacere (durante la penetrazione infatti la gatta soffre e urla di dolore per via della conformazione dell’organo riproduttore del maschio, notoriamente composto da piccole punte). C’è da dire comunque che quando è in calore, la gatta si mostra provocante e cerca di vendersi ai maschi ma, secondo gli autori medievali, tale comportamento era mosso dal desiderio di avere dei cuccioli. La gatta infatti era un modello di “buona madre”, perché soffriva per avere dei piccoli, li amava, li curava e li difendeva dai predatori spostandoli verso luoghi più sicuri.

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Nonostante vizi e virtù, anche l’atteggiamento dell’uomo verso i gatti cambiò con il passare dei secoli, passando da un’ostilità aperta a forme di diffidenza, data la credenza falsa del suo recar sfortuna, tipiche dell’Alto Medioevo a primi tentativi di addomesticamento del Basso Medioevo. Tuttavia toccarlo e accarezzarlo non era facile, soprattutto riuscire a mettergli un collarino. Comunque sia verso il Tardo Medioevo il gatto riesce ad entrare nelle case delle persone, divenendo di fatto l’animale domestico che noi tutti conosciamo.

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Probabilmente all’origine di tale cambiamento vi fu la consapevolezza, e la valorizzazione, del suo ruolo di cacciatore di topi. Quando scoppiò la temibile Peste Nera (metà del Trecento), i gatti si dimostrarono molto più abili delle donnole addomesticate nel dar la caccia ai topi, i principali veicoli della malattia. Avere un gatto poteva scoraggiare la presenza di roditori nell’ambiente domestico e, in questo modo, evitare di entrare contatto con la malattia. Testimonianze di tale cambiamento ci vengono date dalle diverse rappresentazioni, presenti nelle miniature e dipinti, che ci mostrano come i gatti fossero sempre più presenti all’interno delle case, solitamente rappresentati vicino al fuoco o al letto.

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Anche oggi finisce la nostra passeggiata nel Medioevo, vi aspettiamo al prossimo appuntamento augurandovi di incrociare durante il vostro cammino un bellissimo gatto nero (in realtà qualsiasi gatto va bene) e di averne cura.

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