THE JUNGLE BOOK. Bastano ancora poche briciole…

THE JUNGLE BOOK. Bastano ancora poche briciole…

Una recensione di Cristiano Bolla.

Nella sala insieme a me ci sono un sacco di bambini piccoli e mi viene naturale pensare “ma che ne sanno del Libro della Giungla e che bastan poche briciole?”. Poi, però, rifletto sul fatto che il cartone della Walt Disney è datato 1967 e allora mi domando “ma che ne sapevo io nel 1993?”, anno della prima uscita in Italia di uno dei VHS più consumato dai videoregistratori durante tutta l’ultima decade passata. Ed è con questa domanda nella testa che ho iniziato a guardare Il Libro della Giungla diretto da Jon Favreau, che sostanzialmente è un nerd che è riuscito ad avere il suo parco giochi personale.

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Perché questa è una storia che attraversa le generazioni, un romanzo di formazione che la Disney, nel 1967 e a pochi anni dalla scomparsa del vecchio Walt, decise di convertire in film d’animazione e consegnarlo alla storia dei Classici. Quarantanove anni e un  paio di ere tecnologiche dopo, rieccoci nella Giungla assieme a Mowgli, Baloo, Baghera e Shere Khan. La domanda è: serviva davvero farne un film? Sì, assolutamente sì e ancora sì. Benché la storia sia conosciuta (il racconto dell’uomo bianco Kipling è del 1893-94, il cartone come detto del ’67: se trovate degli spoiler  siete stati veramente fuori dal mondo), il moderno CGI e la saggia scelta di Favreau di non usare troppo il motion capture per non levare la naturalezza animale, ne fanno un prodotto vicino al film d’animazione ma allo stesso tempo diverso. Per dire: la canzone per eccellenza di Baloo è rimasta e fa pure da tappeto sonoro a gran parte delle sue scene, ed è in quel momento che i venticinquenni nella sala si rivedono col VHS in mano; però allo stesso tempo i toni più cupi, gravi e violenti di Shere Khan danno una rinfrescata alla storia, la gettano nel nuovo millennio e danno al film una sua precisa autonomia. Senza voler fare paragoni col libro (che già si differenziava bene dal cartone animato: basti pensare che Kaa, originariamente, era un personaggio fortemente positivo), nel film di Favreau si sente un tocco più adulto, una tensione crescente volta anche a incutere timore, spavento e lasciare per strada qualche spunto di riflessione. Ma non per questo un bambino non si può godere la visione, anzi: la sequenza degli avvenimenti è ricalcata su quella del cartone animata, quindi i momenti “leggeri” ci sono.

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Resta e anzi acquista ancora maggior peso il motivo per il quale questa recensione è su questo blog: il mostro. In questa versione de Il Libro della Giungla addirittura si sdoppia e diventa ancora più chiara l’ambivalenza tipica dei monster movie. Facile indicare Shere Khan come il mostro (e di fatto lo è), però come spesso accade ultimamente non manca una vena misantropa e ambientalista che fa dubitare dell’assoluta positività del protagonista che, in questo modo, si vede riflesso nell’antagonista: chi è un vero danno per la Giungla, Mowgli o Shere Khan? Il primo infatti è il cucciolo destinato a diventare l’uomo che possiederà il “fiore rosso” in grado di distruggere tutto e che coi suoi “trucchetti” si dimostra parte aliena del branco di lupi che lo ha allevato; il secondo invece è il predatore per eccellenza, ma è nel suo habitat e inserito nel naturale cerchio della vita  (ups, metafora presa in prestito da un altro Classico). Quindi che deve fare Mowgli? Tornare al suo villaggio oppure trovare il modo di convivere con la Legge della Giungla (la cui declamazione fa da leitmotiv del film)? Qui Favreau e Justin Marks cambiano rispetto al film d’animazione, ma lasciamo in sospeso e rimandiamo alla visione del film.

THE JUNGLE BOOK
Idris Elba di fianco alla sua controparte Shere Khan

Ultime battute sul doppiaggio. La versione americana ha un cast assurdo: Bill Murray, Ben Kingsley, Idris Elba, Christopher Walken, Giancarlo Esposito, Scarlett Johannson e Lupita Nyong’o.  In Italia, invece, il team di doppiatori è composto da: Neri Marcorè, Toni Servillo, Alessandro Rossi, Violante Placido, Giovanna Mezzogiorno, Luca Biagini e Il Presidente Giancarlo Magalli. Non so voi, ma grosse differenze non ce ne sono e garantisco che pure nel film non si avvertono.

Insomma, tornare nella Giungla con questo CGI al limite della perfezione e con questi toni più maturi e consapevoli è il modo migliore per rivivere un classico della formazione, divertente e appassionante. E poi, ancora una volta: c’è Magalli come Re delle Scimmie. Chiudete tutto.

Il Libro della Giungla Steelbook 3D (2 Blu-Ray)

 

 

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