Dio ci salvi dagli spoiler – Una fastidiosa abitudine moderna

Dio ci salvi dagli spoiler –  Una fastidiosa abitudine moderna

di Cristiano Bolla

Spoiler, AFI:[sˈpɔiler]; dall’inglese spoiler, da to spoil, “rovinare”.

Il significato letterale di una delle parole più temute di questo ultimo decennio ha già in sé il motivo del suo eterno fastidio: lo spoiler rovina, distrugge, annulla. Ma cosa? Fondamentalmente il piacere della sorpresa, della visione beatamente ignorante e disintegra quel vincolo di fiducia che lo spettatore ripone nel prodotto che sta guardando, sia esso un film, una serie tv, un fumetto, un videogioco, qualsiasi cosa. Questo tipo di legame, di patto solenne che sta alla base dell’esperienza mediale, infatti, ha le sue radici in qualcosa che il buon e triste Leopardi chiamava Teoria del Piacere: quella tendenza dell’uomo nel ricercare un piacere infinito come soddisfazione di un desiderio illimitato, ricercato grazie all’immaginazione e alla concezione di cose che non sono reali. Paroloni grossi per dire questo: lo spoiler rovina il piacere dell’intrattenimento.

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Tutti d’accordo, no? È difficile trovare qualcuno che non lo sia, in realtà. Non penso ci siano tante persone in giro per il mondo che muoiano dalla voglia di sapere come finisce un libro o che fine fa il protagonista di un film prima di essere arrivato egli stesso a quel punto dell’immaginifico cui si sta assistendo. E allora perché, perché mannaggia a Chtulu, perché viviamo nell’epoca dello spoiler massiccio?  Come è possibile che un tale male supremo trovi così tanto terreno fertile? La risposta va cercata, probabilmente, nel cambiamento dell’esperienza mediale stessa, in come il pubblico (televisivo soprattutto) si sia evoluto di pari passo con l’esplodere della serialità televisiva e soprattutto del web 2.0, quello caratterizzato dallo user generated content. Il problema, cioè, nasce da quando Internet è diventato una “democrazia orizzontale”.

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È successo qualcosa, negli ultimi anni, che ha cambiato interamente il modo di concepire il medium televisivo stesso: è passato dall’essere elemento disgregante e alienante della società (il classico “stare tutto il giorno davanti alla televisione” di cui siamo stati tutti rimproverati) a vero e proprio collante sociale. Lo spettatore, a un certo punto, ha deciso di uscire dalla sua caverna e ha scoperto che ci sono altri, oltre lui, pronti a condividere quell’esperienza, a parlarne e a confrontarsi sui possibili sviluppi di una serie. Da qui i forum, i post,  i tweet, li video-reaction su youtube, fino a Getglue.com, il social network che permette di commentare la trasmissione in diretta e più si chiacchiera più si ricevono “adesivi” con logo e immagine dei beniamini. Il pubblico, quindi, vuole diventare protagonista assoluto, mettere le mani direttamente sul prodotto e plasmarlo a suo piacimento: ridicole ma anche potenzialmente spunto di riflessione le recenti raccolte firme digitali per far avere un fidanzato a Captain America.

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Ma di per sé questo potrebbe non essere un problema. Ben venga la socializzazione, l’aggregamento culturale attorno ad uno stesso tema condiviso, viva l’intrattenimento di massa; non fosse che sotto il piacere spesso si annida la maniacalità: il fan(atico) più accanito sviluppa sempre più sia un attaccamento morboso alla serie/film/personaggio, sia un’impossibilità nel tenere per sé le emozioni, pensieri o rivelazioni riguardo gli stessi. Succede così che la Finestra Temporale dello spoiling si assottiglia sempre di più, passando da un periodo di qualche mese, a qualche settimana, a pochi giorni fino a, praticamente, la diretta stessa dell’episodio. Peggio ancora, stanno decadendo quelle cortesia sociali di avviso, quello SPOILER ALERT simbolo di girare al largo. Così facendo, il risultato nefasto dello spoiler è inevitabile.

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Ora, in nome dell’esperienza mediale personale e da condividere sempre troppe persone twittano, postano e condividono anche semplici parole convinte, magari, che basti eludere un verbo per non far capire di che cosa si sta parlando. E invece no, perché spesso dal contesto si deduce tutto: se io pubblicassi un post con scritto “Giovanni…” il giorno dopo la messa in onda dell’episodio di una serie che ha un certo Giovanni come protagonista e sapessi anche che l’autore di quella serie è particolarmente noto per uccidere i suoi personaggi, allora il mio semplice “Giovanni…” sarebbe già di per sé uno spoiler. Perché metterebbe me, spettatore ancora ignaro, nella condizione di aspettarmi che qualcosa succeda a Giovanni o per colpa sua. Risultato: piacere della scoperta quantomeno contaminato.

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Lo spoiler nuoce gravemente te e chi ti sta intorno: te perché sicuramente verrai calunniato e ingiuriato (giustamente) e chi ti sta intorno per i motivi sopra espressi. Purtroppo, non regge come scusa il semplice “eh va bhe, tanto è serie tv mica roba importante”, perché in una società in cui le pressioni lavorative ed economiche spesso impongono tempi sempre più ridotti per il proprio divertimento personale, anche la semplice visione di un episodio, di un film o la lettura di un libro potrebbe bastare per alleviare la tensione e lo stress, cosa che lo spoiler, invece, contribuisce ad aumentare.

Se lo scopo di un social network è di unire le persone, allora mettiamoci in testa che questa socialità deve essere rivolta al bene comune, non alla distruzione reciproca. Prima di spoilerare o di postare qualcosa che nella tua testa non pensi sia uno spoiler, pensaci un secondo e chiediti: cosa farebbe Gesù? Sì, Gesù, quello morto sulla croce. SPOILER ALERT. Però poi risorge.

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