SULLE ORME DEL VAMPIRO: PARTE I

SULLE ORME DEL VAMPIRO

PARTE I

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di Giovanni Siclari.

Ber ritrovati a tutti i lettori di Monster Movie Italia, inizia oggi un nuovo percorso slegato dalla rubrica ” Medioevo Mostruoso “. Quello che cercheremo di proporvi oggi (e nelle prossime pubblicazioni) sarà un viaggio nel tempo alla ricerca dell’origine storica del Vampiro e di come tale figura sia stata rappresentata e proposta nelle fonti (letterarie e storiche) oltre che nell’immaginario metareale dell’uomo.

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Illustrazione di Johan Grenier (artstation.com)

Come in tutti i viaggi, è bene sapere cosa mettere in valigia e cosa portare con noi, cercheremo dunque di darvi alcune semplici nozioni e sfatare alcuni miti, per prepararci al meglio per questo viaggio…allora iniziamo!

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Poster di Nosferatu (F.Murnau) illustrato da Timothy Pittides

Quando noi sentiamo parlare di vampiri, nella maggior parte dei casi, ci vengono in mente una serie di nozioni e di nomi quali: Dracula, Transilvania, castello, sangue, croce, acqua benedetta, aglio, olio e peperoncino (ok stiamo esagerando, però sono sicuro che alcuni di quei nomi li abbiamo azzeccati). Tali stereotipi sul Vampiro sono entrati geneticamente nel nostro immaginario grazie al successo di alcuni romanzi pubblicati sul finire del XIX secolo quali i più noti Carmilla (1872) di Sheridan le Fanu e il Dracula (1897) di Bram Stoker; oltre ai romanzi va aggiunto il grande contributo del cinema a partire dal XX secolo fino ai giorni nostri.

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Castello di Vlad a Bran (Brasov, Romania)

La prima cosa che dobbiamo chiederci è ” come mai questi romanzi sono ambientati nell’Europa orientale? “; per chi non lo sapesse Carmilla e Dracula ma anche il Vampiro (1819) di John Polidori, sono rispettivamente ambientati, l’uno in una regione dell’Austria sud-orientale, l’altro in Transilvania (con una parte a Londra) e l’ultimo in Grecia. Ebbene la risposta alla nostra domanda va ricercata in una contingenza storica ben precisa: a partire dai primi decenni del XVIII secolo alcune zone dell’Europa orientale e dei Balcani divennero molto più accessibili agli uomini dell’Europa occidentale; questo grazie all’emergere di nuove potenze continentali quali: la Russia di Pietro il Grande, la Prussia degli Hohenzollern e l’Austria degli Asburgo. Proprio quest’ultima riuscì a estendere il proprio controllo sulla Serbia settentrionale, dopo la pace di Passarowitz.

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Scena di Mercato in Transilvania, 1818

Ora senza menare troppo il torrone con questioni di geopolitica del Settecento, viene da sé che tutti questi eventi favorirono una maggiore circolazione di uomini, idee e storie folkloristche per tutta l’Europa. Domandiamoci adesso quali fossero queste storie.

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Per rispondere a questo quesito dobbiamo tornare indietro di alcuni anni, precisamente nel 1700, anno in cui un botanico francese chiamato Joseph Pitton de Tournefort, professore presso il Jardin des Plants di Parigi intraprese un viaggio in Oriente per studiare alcuni tipi di piante e di fiori. Che cosa c’entra questo con i vampiri, vi starete chiedendo a questo punto? Ebbene, durante il suo viaggio, Tournefort fece tappa in una famosa isola dell’Egeo chiamata Mykonos, dove trovò una popolazione tutt’altro che rilassata a far la bella vita al mare; che cosa era successo? La popolazione era in panico per via della presenza di quello che nella lingua del posto veniva chiamato ” vroucolacas”  (un cheeee?), ossia un morto uscito dalla tomba. Tutta la narrazione dei fatti è ben documentata nel diario di Tournefort intitolato Relation d’un voyage au Levant (oggi interamente scaricabile dal sito della Bibliothèque National de France) pubblicato postumo.

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La relazione di Tournefort non fu l’unica, a partire dagli anni 30 del secolo iniziò una vera psicosi del Vampiro in tutta Europa, tanto che si ebbe un aumento delle aperture di sepolcri e delle  violazioni dei cadaveri, come ben ci racconta il medico militare austriaco Johann Flückinger nella sua relazione medica detta Visum et repertum(1732). Sotto la spinta delle tendenze razionalistiche e preilluministiche della prima metà del Settecento, molti intellettuali si interessarono al tema dei “revenants”, si pensi alla Dissertazione sopra i vampiri (1744) del cardinale Giuseppe Davanzati, mentre altri si muovevano per l’Europa orientale al fine di indagare su tali misteri per darne una spiegazione razionale, sradicando così ogni superstizione. Fu naturale dunque che nella mentalità collettiva si collegasse il mito del vampiro con spazi geografici ben specifici come l’Europa orientale appunto.

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Per adesso però abbiamo messo un po’ troppa carne al fuoco e il nostro piccolo assaggino è finito ma non temete, il nostro viaggio alla ricerca del vampiro deve ancora iniziare e nel prossimo articolo andremo molto indietro nel tempo, quando ancora non esisteva il Cristianesimo. Vi lasciamo adesso con qualche estratto de la Relation d’un voyage au Levant di Tournefort.

uno

[…] Noi vedemmo una scena molto differente e molto tragica sull’isola stessa (Mykonos), che riguardava uno di quei morti i quali, a quanto si crede, ritornano dopo la sepoltura.[…]

[…] Due giorni dopo che fu seppellito nella cappella della città, cominciò a spargersi la voce che la notte lo si vedeva camminare a grandi passi, che lo si vedeva nelle case a riversare i mobili, spegnere le luci e afferrare la gente da dietro […]

due

[…] Nella cappella e nella piazza qui davanti tutti gridavano al Vroucolacas: il nome che danno qui ai presunti revenants. […]

Relation d’un voyage au Levant

Illustrazione in evidenza dell’articolo di Ian Joyner.

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