LA SOTTILE LINEA WEBETE

di Cristiano Bolla

Tra le parole dell’anno 2016 c’è sicuramente quella coniata dal Direttore Enrico Mentana, volto di punta della lotta social contro l’ignorante arroganza (o l’arrogante ignoranza, suonano bene tutte e due) del bomberone da tastiera, quel Napalm51 iconizzato da Maurizio Crozza: webete, l’ebete del web. Facebook ha recentemente avanzato l’idea di un pulsante anti-bufala, un meccanismo già possibile da usare grazie all’app per Chrome di Bufale.net, uno dei siti di punta alla lotta contro la disinformazione. La Cassazione, ancora più recentemente (tipo ieri) ha annunciato che d’ora in poi la responsabilità dei commenti sarà imputabile al gestore del sito (Libero e il Giornale staranno già pensando di toglierli onde evitare di venire accusati di crimini contro l’umanità).

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Insomma, è chiaro che il 2016 sia stato, starwarsianamente parlando, l’anno del Risveglio della Forza: contro la disinformazione, il bullismo da tastiera e l’analfabetismo funzionale. Tre cose che su un social network vanno insieme come il burro fritto sulle pannocchie, buono ma nient’affatto salutare. Quando Mentana ha iniziato a blastare laggente siamo stati tutti contenti, io lo sono ancora: il suo atteggiamento diretto e per nulla timoroso di incappare nella rete di insulti è quello che serve per respingere quest’ondata di malsano utilizzo di uno dei mezzi più potenzialmente democratici al mondo, l’Internet.

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Qui si è creato un piccolo misunderstanding: il fatto che tu possa dire la tua su qualsiasi cosa non significa che tu sia intitolato o competente per farlo. “La scienza non è democratica” è il cavallo di battaglia del professor Burioni per respingere chi questionava la sua trentennale opinione su vaccini e meningite con frasi da copia-incolla. Tutto molto vero e molto giusto, andrebbe messa un’etichetta come per le pubblicità degli alcolici: commenta responsabilmente. Vale per i post di Mentana, di Burioni, di Morandi, di tutti. Il cyberbullismo è lo sfogo ultimo del frustrato che pensa, così facendo, di poterla far franca sempre e comunque, nascosto dalle emoticon di quella cazzo di volpe o cagnolino. Odioso. Evviva Mentana, evviva Adotta anche tu un analfabeta funzionale, evviva tutti quanti…

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(Ora arriva il ma)

… MA la sensazione che ho avuto è che anche queste opere di bene, questi schiaffi in faccia all’ignoranza possano avere dentro di sé una potenziale deriva oligarghica bianca. Beninteso: non bianca come contrapposto a bianchi o neri, quanto piuttosto a colletti bianchi e blu. Quello che sostanzialmente fa Mentana e chiunque lotti contro l’ignoranza da tastiera (d’ora in poi li chiameremo la social-intelighenzia) è individuare il bersaglio e sputargli in testa fin quando non annega. Il rischio però è quello di non riuscire più a distinguere, presi da questa frenesia purificatrice, chi sia il vero nemico. Perché c’è ignoranza e ignoranza.

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Per esempio: un errore di battitura, di grammatica, di declinazione, un italiano pasticciato non fanno per forza un webete o un analfabeta funzionale. Forse un analfabeta e illetterato, certo, ma questo tipo di ignoranza non dovrebbe mai e poi mai essere bersaglio di scherno o punizione: le storie dietro a persone che scrivono “ha” senza h possono essere infinite, travagliate e l’analfabetismo non è per forza sinonimo di ignoranza. Si chiama analfabetismo funzionale per un motivo, perché è collegato alla capacità di leggere i contenuti, rielaborarli e fornire un’opinione personale che sia il risultato di un’analisi e non di un becero copia-incolla. Ecco, questa è la social-ignoranza contro cui la social-intelighenzia dovrebbe scontrarsi.

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Il bullismo acculturato resta sempre bullismo e il grammar-nazismo non fa meglio di un post-bufala condiviso dalla casalinga 50enne del buongiornissimokaffeeè. Spesso mi ritrovo a leggere post per cui l’etichetta di webete e di analfabeta funzionale è pure un complimento, altre volte invece mi domando se questa messa alla gogna (perché sempre di gogna si tratta) non sia esagerata, se il blast o la segnalazione d’ignoranza non sia stata eccessiva. Perché sui social funziona come nella società: se dici a tutti che uno è pazzo, poi questo non potrà dire nulla senza che lo si creda pazzo. La Giuria Popolare che vorrebbe Grillo, quindi, sarebbe un’arma troppo potente e troppo poco utile: agirebbe come un formicaio rosso, che si avventa sulla preda e la divora senza che questa possa giustificarsi o spiegarsi oltre.

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C’è quindi una sottile linea a separare il confine di un webete da uno che si è espresso contrariamente o male, non è molto bravo con l’italiano o ha semplicemente mancato il pulsante sulla tastiera. Non affidarsi ai buoni comandanti come Mentana a occhi chiusi, lasciando che ci indichino il nemico (non lo fa lui, è la percezione che ne abbiamo) dovrebbe essere imperativo, l’unico modo per mantenere un po’ di pace e quiete in quella polveriera che sono i social. Altrimenti è solo cattiveria gratuita e di tutta questa cultura che abbiamo non ce ne stiamo facendo niente.

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Magari sbaglio, magari sono webete, ma partire dal presupposto che l’altro forse non ha per forza torto, potrebbe essere un buon proposito per questo nuovo anno.

Ho chiuso il pezzo in tono dolce, come il buon Gianni ci ha insegnato.

A tutti voi, un abbraccio.

Foto di Anna.

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