CRASH: CONTATTO FISICO – L’IMPERFEZIONE UMANA IN SCENA

il

di Alessandro Sivieri

Quando sono nel mood ho voglia di spararmi un bel racconto corale, storie di personaggi diversi che si intersecano, ognuno con i propri problemi. Simile nella struttura ai ben noti Magnolia, Babel e 21 grammi, questo lavoro ha fruttato un Oscar a Paul Haggis e tratta le vicissitudini parallele, nell’arco di due giorni, di più abitanti di Los Angeles di diversa provenienza ed estrazione sociale. 48 ore di riflessioni amare dove persone sconosciute si scontrano, guidate dalla paura, all’egoismo e dal pregiudizio. Haggis vuole farci intendere che il microcosmo di questa città è in realtà lo specchio del nostro vivere quotidiano. Critica sociale, ma non solo: c’è la voglia di mettere al loro posto i tasselli di un mosaico, di trasmettere emozioni intense. Ci si immedesima negli interpreti e spunta la curiosità di scoprire in quale modo i loro cammini si incroceranno, quali prove dovranno superare, fino a una catarsi finale dove tutto è cambiato, in meglio o in peggio. Senza particolari moralismi veniamo a contatto con l’incomunicabilità e la freddezza che caratterizzano i moderni rapporti umani.

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Tutto questo sarebbe impossibile senza un cast all’altezza, ed ecco spuntare un Brendan Fraser perfettamente a suo agio in un ruolo serio, un Matt Dillon immenso nei panni di un poliziotto razzista, Michael Peña (sì, l’amicone di Ant-Man), Don Cheadle, Thandie Newton in stato di grazia, Terrence Howard e tanti altri.

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Nonostante la mole di protagonisti, il film risulta scorrevole e la continua alternanza tra storie non ha nulla di forzato, creando un universo coerente. Su tutte spicca l’avventura di Dillon, che a livello recitativo resta una spanna sopra gli altri: passato da fustone belloccio di qualche decennio fa ad attore capace e carismatico (se non ci credete guardatevi Factotum e City of Ghosts), il suo personaggio parte come odioso per poi rivelare una complessità inaspettata.

L’aspetto migliore, quello che motiva la vittoria dell’agognato Oscar al Miglior film, è il ribaltamento di prospettiva: alcuni personaggi presentati in modo positivo e che hanno agito onestamente all’inizio, mostreranno il loro vero volto, commettendo errori fatali. Viceversa un paio di figure negative avranno l’occasione di redimersi. L’esistenza dell’essere umano è influenzata in buona parte dalla casualità, che ci insegna a non attenderci una ricompensa se ci comportiamo bene. L’ago della bilancia rimane la nostra coscienza. A esaltare il tessuto narrativo intervengono le musiche di Mark Isham, che accentua a meraviglia il pathos delle sequenze decisive. Imbarcatevi in questo viaggio dolceamaro e forse, dopo la visione, guarderete un perfetto sconosciuto con altri occhi, consci del fatto che ha una vita complessa quanto la vostra.

Crash – Contatto fisico

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