TRAILER DI AQUAMAN – PESCE FRESCO PER LA DC

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La nostra analisi del trailer con Jason Momoa e Amber Heard.

di Alessandro Sivieri

Dopo la fuoriuscita di Zack Snyder e la performance non proprio ottimale di Justice League, l’Universo Cinematografico DC (ora ribattezzato Worlds of DC) è alla ricerca di una nuova identità, puntando su una serie di solo movie come questo Aquaman, diretto da James Wan (parliamo del creatore delle saghe di Saw e Insidious, che è anche passato da Fast & Furious). A vestire i panni del protagonista e membro della Justice League troviamo Jason Momoa, l’ex-Khal Drogo di Game of Thrones, che grazie alla sua fisicità dona al personaggio un aspetto più serioso e al passo coi tempi.  Viene messo da parte il vestiario dell’Aquaman fumettistico, con tuta squamosa dorata e capelli biondi, e possiamo scordarci quel supereroe che negli stessi fumetti della DC è stato bonariamente preso in giro per il suo aspetto e per la portata dei suoi poteri. Momoa fa sul serio e tutto, dall’aspetto tribale al portamento, è indirizzato a una re-immaginazione del personaggio. E poi c’è pesce, tanto pesce al fuoco.

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L’origin story che ci viene suggerita non si dicosta dal calssico canone dell’erede perduto: la madre di Aquaman (Nicole Kidman), regina di Atlantide, si smarrisce sulla terraferma e sposa un umano dando vita a un ibrido, ovvero Arthur Curry, che sente di non appartenere pienamente a nessuno dei due mondi. Durante la crescita il piccolo Aquaman manifesta gradualmente i propri poteri, assomigliando a un Mowgli  che sussurra ai pesci (scena dell’acquario con gli inevitabili bulli). Nel main plot del film lo vediamo alle prese con il passato e le sue responsabilità, essendo erede al trono di Atlantide e in competizione  con Ocean Master (Patrick Wilson), il fratellastro che trama alle sue spalle insieme a Black Manta (Yahya  Abdul-Mateen) per impossessarsi del regno degli abissi. Ocean Master appare come il solito biondino impomatato, accostandosi figurativamente a un Loki anfibio. Nutriamo maggiori speranze per Re Nereus, interpretato da Dolph Lundgren, anche se il suo ruolo nella storia non è chiaro.

Quella manciata di scene a cui abbiamo assistito ci lascia dubbiosi: da un lato, a meno che non vi siano grosse sorprese, ci si appoggia a dei topoi narrativi triti e ritriti sul cammino dell’eroe. Dall’altro l’ambientazione inedita, nelle profondità degli oceani, offre l’occasione per dei panorami affascinanti e per una gran quantità di squali, balene e mostri marini. Avremo una scrittura all’altezza dell’estetica o ci attende un primo tassello del declino post-Snyder? Ci limiteremo a dire, come nel romanzo di Douglas Adams, Addio e grazie per tutto il pesce?

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