NOSFERATU – Come è stato girato?

Scelte visive che legano l’ultima fatica di Eggers a Nope e a Dune 2.

di Carlo Neviani

Quando Robert Eggers vide per la prima volta Nosferatu di F.W. Murnau, aveva appena nove anni. Fu attraverso una VHS di pessima qualità, realizzata da uno scan di pellicola 16mm. Paradossalmente, questa resa imperfetta contribuì a infondere al film un senso di realismo che le versioni restaurate, con l’aggiunta delle tinte colorate alle scene notturne, non possedevano. Questo approccio “grezzo” alla visione è stato una delle influenze fondamentali nelle scelte registiche di Eggers negli anni, come evidente in The Lighthouse: l’aspect ratio inusuale e un tipo di pellicola in disuso evocano un’autenticità storica unica e immersiva.

nosferatu originale di murnau con max scherck

La fascinazione di Eggers per Nosferatu non si fermò alla visione infantile. Durante gli anni delle superiori, il giovane regista realizzò uno spettacolo teatrale ispirato al classico di Murnau. La messa in scena era un tributo ancora più espressionista: gli attori erano truccati e vestiti in bianco e nero per ricreare l’estetica del film muto. Questo amore per l’arte visiva e l’interpretazione personale del classico cinema espressionista si riflette nel suo ultimo progetto, ma con un approccio completamente nuovo.

Il nuovo Nosferatu diretto da Eggers presenta infatti una visione molto diversa dall’originale. Fin dall’inizio del processo creativo, il regista e il direttore della fotografia Jarin Blaschke hanno deciso di allontanarsi dall’estetica degli anni ‘20 per abbracciare quella del periodo in cui la storia è ambientata: il 1838. Blaschke ha dichiarato che l’obiettivo, discusso fin dal 2017, era quello di creare un film che riflettesse il romanticismo del XIX secolo piuttosto che l’espressionismo tedesco. La pellicola è quindi a colori, ma i toni e la palette cromatica sono stati progettati per rispecchiare la cultura e la sensibilità visiva dell’epoca, conferendo al film una forte identità visiva.

scena spiaggia di nosferatu di robert eggers

Una delle scelte tecniche più curiose riguarda l’aspect ratio. Eggers e Blaschke hanno optato per il formato 1.66:1, una decisione che potrebbe sembrare insolita ma che risponde a motivazioni precise. Blaschke ha spiegato che l’1.66:1 è ideale per un film corale come questo, mantenendo un aspetto naturale e invisibile per lo spettatore, ma permettendo al contempo inquadrature ampie e romantiche quando necessario. Sebbene Eggers e Blaschke siano amanti del formato 1.33:1, simile a quello di The Lighthouse e del film di Murnau, vincoli di budget e aspettative produttive hanno portato a una scelta più versatile per Nosferatu. Entrambi rimangono comunque ottimisti riguardo a un futuro ritorno a formati più sperimentali.

nosferatu lily rose depp scena in camera da letto

Una delle sfide tecniche più significative del progetto è stata la realizzazione di scene notturne credibili, come se fossero illuminate unicamente dalla luce lunare. In altri film recenti, come Nope e Ad Astra (entrambi fotografati da Hoyte van Hoytema), si è fatto ricorso a tecniche digitali con filtri infrarossi. Eggers, invece, ha scelto un approccio analogico, girando in 35mm e utilizzando filtri sviluppati specificamente per simulare l’illuminazione lunare. La compagnia Birns and Sawyer – già nota per il lavoro su Ad Astra, Nope e Dune: Parte Due – ha creato filtri che eliminano determinate lunghezze d’onda dello spettro cromatico, riducendo i toni caldi (rossi e gialli) e accentuando i ciani. Questo approccio genera un effetto visivo che si avvicina alla percezione umana della luce lunare, ottenendo un look quasi monocromatico in alcune sequenze.

Nei casi di Ad Astra e Nope, l’uso dei filtri infrarossi aveva uno scopo differente. In quei film, i filtri sono stati utilizzati principalmente per girare in “day for night”, una tecnica che permette di simulare l’oscurità notturna girando però di giorno. I filtri infrarossi rimuovono parte dello spettro visibile, consentendo un maggiore controllo sulla luminosità del cielo e facilitando la post-produzione. Questo approccio era particolarmente utile in Nope per isolare il cielo e creare un’atmosfera extraterrestre, e in Ad Astra per scene lunari che risultassero credibili e realistiche.

In Nosferatu, tuttavia, l’intenzione non era di ottenere un effetto artificiale, ma piuttosto di replicare la percezione naturale della luce lunare. L’utilizzo di questi filtri ha richiesto una progettazione precisa della palette cromatica di costumi e scenografie per garantire coerenza visiva. Ogni elemento è stato calibrato per interagire correttamente con le caratteristiche del filtro, dimostrando un livello di collaborazione e attenzione ai dettagli raro nel cinema contemporaneo.

Con il nuovo Nosferatu, Robert Eggers non si limita a omaggiare un capolavoro del passato, ma lo reinventa, creando un’opera che combina rigore storico, innovazione tecnica e sensibilità artistica. Un film che, proprio come l’originale, promette di lasciare un segno indelebile nella storia del cinema.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. apheniti ha detto:

    I trailer mi hanno catturato, non vedo l’ora di vederlo al cinema…

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