IL GLADIATORE II – Tale padre, tale figlio

Ridley Scott torna nelle sale con il sequel del suo film più popolare e torna a far rivivere il suo sogno romano.

di Cristiano Bolla

gladiatore 2 poster pedro pascal contro paul mescal

A chi appartengono i film? Al regista/autore che ne cura la realizzazione, oppure al pubblico che li recepisce e ne determina il successo? Se siete convinti del secondo caso, è probabile che all’annuncio de Il Gladiatore II abbiate storto il naso e alzato il pugno al cielo maledicendo la “moda dei sequel” (che va avanti da quando esiste il cinema) che ha scomodato un altro capolavoro. Nel primo caso, invece, riuscite forse ad affidarvi alla visione che qualcuno – in questo caso Ridley Scotti (è un refuso, ma difficile smettere di immaginare un ibrido tra il regista di Alien e Gerry Scotti adesso) – e magari farvi trasportare di nuovo nel suo immaginario fatto di sabbia, sangue e propositi di vendetta.

Ventiquattro anni dopo aver regalato al mondo uno degli sword & sandal (o peplum) più di successo della Storia del cinema, l’86enne regista ci presenta un nuovo Gladiatore: in passato era un pezzo grosso di Roma, poi si ritrova in catene e viene costretto a tornare nella capitale dell’Impero per partecipare come schiavo ai giochi di sangue organizzati al Colosseo, nella speranza così non solo di ottenere la libertà, ma di arrivare a uccidere chi lo ha messo in quella situazione e allo stesso tempo sovvertire il potere costituito di Roma per donarlo al pop-ehi aspetta un attimo, dove abbiamo già sentito questa storia?

paul mescal ne il gladiatore
NON Russell Crowe all’inizio de Il Gladiatore

La trama di base de Il Gladiatore II non è molto diversa da quella del primo: fuori Russell Crowe, dentro Paul Mescal, attori con caratteristiche simili che interpretano personaggi animati dagli stessi propositi sia di vendetta che di utopia sociale. Qualcuno ha detto che questo è il film più politico di Ridley Scott e forse è vero: l’ideale di una Roma libera, non più preda del giogo di imperatori sadici e annoiati (prima Commodo, ora Geta e Caracalla) è la sotto-trama che consente ad una storia personale come quella di Massimo Decimo Meridio/Lucio Vero di decollare, di uscire dai proprio confini personali per diventare porta bandiera di una spedizione più grande e importante. È ciò che distingue la semplice storia di rivalsa dall’epica, dal racconto di gesta leggendarie.

In questo, Ridley Scott fa tutto giusto anche perché in pratica ricalca il suo stesso disegno: gli basta moltiplicare la minaccia, aggiungere un Denzel Washington in stato di grazia nei panni del trafficante di gladiatori e armi Macrino e rendere ancora più spettacolari le scene di battaglia, che comprendono scimmie impazzite e assetate di sangue, rinoceronti e una naumachia nell’allagato Colosseo. Siamo un gradino sopra a quanto visto in Napoleon, in termini di coinvolgimento adrenalinico dello spettatore e due in meno fortunatamente per quanto riguarda l’esagerata recitazione degli interpreti (scusateci, Lady Gaga e Joaquin Phoenix, ma House of Gucci e Napoleon sono un grande NO sotto questo aspetto).

naumachia ne il gladiatore 2
Come si giocava nella vasca da bagno, da bambini, ma in grande

E allora, chiederete voi, questo Il Gladiatore II è un grandissimo film e un fantastico sequel? Sni. Diffidate da chi lo indica come “il peggior film di Ridley Scott” giusto per spararla grossa, ma allontanatevi anche dall’idea che ci potesse essere una qualsiasi versione della storia in grado di pareggiare il risultato emotivo e popolare di quel film del 2000. Non è possibile, per nessuno, neppure per un altro film bellissimo come Blade Runner 2049, che con tutta la sua meraviglia visiva allaccia le scarpe al sci-fi dello stesso Ridley Scott (e solo in parte al recente Alien: Romulus di Fede Alvarez). Non citiamo quel film a caso, ma perché fa una cosa che questo sequel avrebbe dovuto fare per risultare ancora più efficace, ovvero non cercare di collegarsi eccessivamente al primo.

Blade Runner 2049 era incentro sul presunto e impossibile figlio di Rick Deckard e Rachael, certo, ma aveva avuto poi il coraggio di disattendere quell’aspettativa sul personaggio di Ryan Gosling spostando l’attenzione su altro. Il grande “meh” de Il Gladiatore II è legato proprio al tentativo insistito di cucire insieme i due peplum e nello specifico Massimo Decimo Meridio e Lucio Vero: c’era già un bel rapporto tra i due, sarebbe bastato portare avanti quello senza bisogno di aggiungerci un vero e proprio legame di sangue ma… boh, il marketing? Le soap opera magari vendono di più, ma sarebbe stato decisamente meglio tenere al minimo questo aspetto e lasciare che a parlare fosse il sogno romano di Ridley Scott e due personaggi già abbastanza simili così come erano.

pedro pascal ne il gladiatore 2
Ah già, c’è anche Pedro Pascal

Fatto salvo per quelle scene da grande rivelazione à la Centovetrine, che sembrano proprio pigiate a forza nella trama se non addirittura aggiunte in seguito per volontà di chi andrebbe capito, Il Gladiatore II sa essere comunque spettacolare, anche se meno epico del primo. Il paragone è obbligato da loro, noi ci saremmo volentieri goduti un’altra grande opera di un autore in grado di trasformare brillantemente le sue idee in movimenti e azioni, in adrenalina e clamore bellico. Bastava questo, Ridley Scotti (continuiamo a ridere), ma ti si vuole bene lo stesso.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.