ROGUE ONE: A STAR WARS STORY – Bestemmie in lingue aliene con contorno di Calamari.

Pirata Uno, confermato il parere di Lucas.

Una recensione spoiler di Matteo Berta 

I nuovi giovani registi prestanomi alla Colin Trevorrow stanno conquistando le grandi produzioni, dopo avermi deluso con Godzilla, Gareth Edwards “orchestra” un bel film girato in modo che non si perda in cazzate e faccia coesistere al meglio dei bravi attori in una storia nata da una battuta di “A New Hope” quindi da una forzatura.

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Mi è bastato costatare la presenza di quattro (tre in costume e uno in digitale) Mon Calamari (il mio sogno del cassetto è uno spin-off sul comandante Ackbar) per farmi piacere il film. Due ore di combattimenti starwarsiani, non si può chiedere di più. Un Mads Mikkelsen un poco sprecato per la figura e le doti attoriali che rappresenta, ma gli altri attori funzionano nella storia, soprattutto l’inspiegabilmente criticato sul web, Vader, da comparsa a cattivo vero: la scena finale del “passaggio del testimone” è, emotivamente parlando, una mazzata nello stomaco. Personaggio tanto atteso quanto rischiato, viene presentato nel modo migliore, attraverso una similitudine tra il respiratore del ribelle anarchico che (trigger) fa scattare il pilota Snoop Dogg e il respiro del villain più famoso della storia.

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Il punto debole è inevitabilmente la colonna sonora di Giacchino. Ci eravamo illusi potesse fare un miracolo in quattro settimane, dopo averci raccontato la palla dell’abbandono di Desplat per motivi di impegni, ma così non è avvenuto.

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Giacchino raccolse in modo degno, rispettoso e coinvolgente l’eredità di Williams per Jurassic World, ma in questo caso si percepisce chiaramente che non sa che pesci pigliare allora cerca di scimmiottare il maestro e “inventa” nuclei tematici partendo da materiale già esistente (come “Across The Stars” trasformato in un temino struggente) fino ad arrivare ad attingere da materiale di Williams extra-star wars. Ascoltatevi la traccia “Rogue One” e ditemi se non vi pare uno dei temi di Jaws.

Bel film, emozionante, coinvolgente…. Non è lo Star Wars che conosciamo, ma è il “diverso che piace”. The Force Awakens risalta ancora più cacca per contrasto.

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY – UNA VECCHIA SPERANZA

Una recensione spoiler di Alessandro Sivieri

Uscito dalla sala mi sono sentito appagato, come quando torni in vacanza nel tuo posto preferito. Non ho pensato di assistere a un mero tappabuchi, a un’operazione nostalgia tirata per i capelli pur di incassare a Natale. Mi sono ritrovato a riflettere su questa pellicola e su ciò che rappresenta: non è del tutto un prequel degli originali ma nemmeno un sequel dei prequel. È una storia ambientata nella sconfinata galassia ideata da George Lucas e, nonostante la mancanza dei celebri titoli di testa, dei Jedi e del Prescelto di turno dal passato misterioso, la sua natura di Star Wars traspira da tutti i pori. Non a caso tradotto significa “Guerre Stellari” e quest’opera di Gareth Edwards (artefice del nuovo Godzilla) è proprio una storia di soldati, di sofferenza, di missioni suicide in un conflitto senza frontiere. Protagonista è Jyn Erso (Felicity Jones), giovane eroina che ha parecchi conti in sospeso con l’Impero Galattico, e che si ritrova suo malgrado a guidare un manipolo di ribelli alla ricerca dei piani di costruzione della Morte Nera, la stessa stazione spaziale che verrà poi distrutta da Luke Skywalker (Mark Hamill) in Una nuova speranza. Il pretesto di Rogue One è, in parole povere, il furto di quelle preziose informazioni che permetteranno il momentaneo trionfo dell’Alleanza Ribelle nella saga che tutti conosciamo. Ma come se la cava questo figlioccio?

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Maledettamente bene. Sorvolando su una vicenda di cui conosciamo già l’esito e sul ritorno di alcuni personaggi già visti (sia in CGI che in carne ed ossa), a colpire è l’umanità del film, che ci trascina in un lato di Star Wars che avevamo quasi dimenticato: i bassifondi della Galassia, pieni di bestemmie in lingue aliene e facce poco raccomandabili; gli scontri duri e puri tra i Ribelli e le truppe dell’Impero, che esplodono nell’ultimo atto con sequenze di rara potenza; la percezione dell’Impero come una minaccia inarrestabile, che fa il verso ai peggiori totalitarismi della storia umana.

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Come hanno potuto eliminare dal film un personaggio così interessante come il mercenario Moroff? The Art of Rogue One

Ma il regalo più gradito è un’atmosfera disperata, di distruzione, dove l’humor spesso invadente della Disney viene limitato e reso funzionale. Questo è uno dei capitoli più oscuri della saga, e ci lascia in bocca il medesimo sapore de La vendetta dei Sith e L’impero colpisce ancora, un epilogo tragico con una punta di speranza.

Rogue One: A Star Wars Story (Donnie Yen) Ph: Film Frame ©Lucasfilm LFL

Dal canto suo Edwards può contare su degli attori di gran classe e ne fa buon uso, limitando al contempo il potenziale abuso di camei d’eccezione. Ma soprattutto può scatenare quella sua vena militarista già vista in Godzilla, dispiegando le truppe imperiali in scenari inediti e seminando distruzione. La sensazione di impotenza della Ribellione di fronte alla macchina bellica imperiale torna prepotentemente alla ribalta, e solo in un finale dall’estremo impatto emotivo si arriva a una sorta di vittoria, dove l’eroismo e i sacrifici dei protagonisti acquistano un senso. Almeno fino alla prossima battaglia, come ci ricorda un intimidatorio Darth Vader che fa strage di ribelli per riprendersi i piani. Nuovamente impersonato (a voce) da James Earl Jones, il cattivo più iconico del cinema fa ritorno in pochissime scene, ma in forma smagliante. Anche se il pubblico ne conosce già il passato e il futuro, grazie alla maestria di Edwards ritorna a essere un antagonista che fa paura. A mostrarsi nuovamente, questa volta in CGI, ci sono anche il governatore Tarkin (Peter Cushing) e la principessa Leia Organa (Carrie Fisher); quest’ultima sembra più realistica da giovane in CGI che da vecchia e in carne e ossa in The Force Awakens, e lo affermiamo con una certa desolazione. Per il resto, ad affiancare la Jones ci sono comprimari di alto livello, come Diego Luna nei panni del capitano Cassian, spia ribelle, e Donnie Yen come guerriero cieco devoto alla Forza. Proprio Yen, data la sua abilità nelle arti marziali, appare piuttosto sprecato e ci sarebbe piaciuto vederlo finire come un Obi Wan, affrontando Darth Vader e pronunciando due pipponi mistici per permettere la fuga agli alleati. A parte queste poche riserve e l’espediente “ammazziamoli tutti perché non servono più”, che alla fine fa guadagnare punti in tragicità, possiamo goderci un’inedita visione della guerra, quella che si combatte lontano dalle vicende della famiglia Skywalker, ma soprattutto ci viene offerto uno sguardo approfondito alle logiche imperiali e al lato oscuro della Ribellione, costretta dalle circostanze a macchiarsi di crimini e omicidi. Se il livello degli spin-off continuerà su questa buona strada, la trilogia ufficiale dovrà iniziare a preoccuparsi.

Rogue One: A Star Wars Story (Blu-ray)

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The Art of Rogue One: A Star Wars Story

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Rogue One: A Star Wars Story Colonna sonora

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Jakks Pacific – Figurine Star Wars Rogue One – Death Trooper 50cm

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