Spegni quel telefono, siamo al cinema!

Resoconto di uno spettatore insofferente

di Matteo Berta

L’autoanalisi quotidiana mi porta spesso a fornicare nei meandri della mia personalità e soprattutto della sua evoluzione. Accertata e amaramente costata l’impossibilità di simulare le esperienze di visione nello stesso modo in cui le vivevo quando mio padre mi accompagnava in sala e puntualmente a metà del secondo atto mi chiedeva “Ti piace?” ma oramai ero troppo nella bolla per poter rispondere, oggi mi sono fermato a riflettere per l’ennesima volta sulla mia insostenibile sociopatia da sala cinematografica.

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Non sono ancora stato in grado di comprendere appieno se sia stato io a diventare eccessivamente insofferente o se la maleducazione delle persone sia cresciuta proporzionalmente alla mia difficoltà di immersione nell’esperienza cinematografica. Non essendo un articolo strutturato e improntato al giudizio mono-direzionale mi affido alla sensibilità e all’intelligenza del fidato lettore mostruoso, riportando degli esempi più o meno recenti in cui mi sono imbattuto e per poco non sono finiti in tafferuglio.

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The Post, Cinema Arcadia di Erbusco, Spettacolo delle 20:10

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Una volta accomodatomi al mio posto preferito (E14) mi preparo psicologicamente al nuovo lavoro dell’amato Steven nella sua fase senile che ho definito come “Spielberg 3.0” dove appare come un bambino che nella sua cameretta si diverte con i giochi in scatola politici e patriottici.

Chiacchericci generali (ma ci sta, siamo solo ai trailer)

Iniziano ad apparire le presentazioni delle case di produzione e il chiacchericcio si intensifica, come quando sto in auto con i miei genitori e cala il silenzio imbarazzate e allora decido di godermi uno dei miei pezzi preferiti e inserisco la chiavetta nella radio e allora i miei genitori iniziano a discutere animatamente manco fosse in atto una gestione ereditaria e le note di Bulding the create di John Powell si depotenziano di volume e di carica emotiva.

Iniziano i titoli di testa e accade lo straordinario

Dal fondo della sala si percepisce un chiaro messaggio vocale di WhatsApp “Allora dai ci sentiamo dopo che sono qui con la Michela” e un “ma dai, non è possibile” mi esce direttamente dallo sterno e il cinquantenne imbarazzato inserisce nel giaccone il cellulare, non appena il messaggio audio si è concluso ovviamente.

Il film prosegue e sembra che il pericolo sia scampato, ma quasi in contemporanea subentrano due eventi, nella fila dietro il mio posto, rispettivamente alla destra e assieme alla mia sinistra si comincia a percepire un tentativo di comunicazione fallimentare tra due coniugi da nozze d’oro e dall’altra parte una serie di zitelle da club del cinema iniziano a tirar fuori dalle borse dei simpatici pacchetti di M&M’s e le simpatiche signore se ne cibano, ovviamente una alla volta, creando un bel concerto dove il suono caratteristico delle maracas e delle vuvuzelas viene riprodotto alla perfezione.

Inizio a sfoderare il mio caratteristico “shhh” e il mio inebriante sguardo di disapprovazione e le gentili ospiti sembrano quasi scocciate dal mio atteggiamento.

Da quando la mia sociopatia è si è sviluppata in tutta la sua forma, ho deciso di castrare fin dalla nascita i tentativi di disturbo al cinema a costo di sembrare il classico tipo strano con cui non conviene discutere, ma quella serata l’impresa sembrava intramontabile.

Mancavano una manciata di minuti alla fine del film e la mia sopportazione aveva raggiunto un limite cosmico e i tentativi di sopravvivenza in stile “dai manca poco, almeno il film un po’ di è piaciuto” erano vani, mi girai e dissi :”posso avere anche io una caramella a sto punto?”  e una delle signore scocciate disse alla sua amica “Che palle questi due però”, si perché ero in compagnia quella sera, ma vi risparmio la visione dei fatti  del compagno di sventure, perché dovrei utilizzare dei termini che potrebbero destabilizzare la sensibilità religiosa di molti.

Il film finisce, si accendono le luci in sala, escono tutti, io aspetto che l’ultima nota di Williams finisca e mi alzo in piedi, mi giro e vedo una serie di pacchetti di M&M’s accartocciati abbandonati sulle poltrone.

Una natura morta che non dimenticherò mai.

Star Wars: The Last Jedi, Cinema Arcadia di Melzo, Spettacolo delle 17:45

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“Capisco l’euforia e la passione, anche io sono come te, ma non avrai mica l’intenzione di tenere quella spada laser accesa puntata sul mio naso per tutta la durata degli opening crawls vero?

Batman v Superman: Dawn of Justice, Cinema UCI Cinemas di Pioltello, Spettacolo delle 18:10

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Finisce il film, il mio compagno di disavventure mi trattiene per la felpa mentre esclamo “La prossima volta portala a vedere My Little Pony tua figlia, così potrà tirare i calci sulla poltrona di fronte a qualche altra bambina iperattiva a cui non darà fastidio…”

La Ruota delle Meraviglie, Cinema Wiz di Brescia, Spettacolo delle 20:35

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Visione stranamente senza nessun intoppo anche se, nell’ultimo atto…

Durante il monologo finale di Kate Winslet (non c’è musica)…. tpsssssssss… (lattina di birra che si apre).

Alien: Covenant, Cinema Arcadia di Erbusco, Spettacolo delle 21:00

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Spunta dopo tre quarti di film lo xenomorfo e due amici anziani di fianco a me esclamano:

“…e ma che breta bestia…”

Io: “Cosa pensavate di vedere il Grande Gigante Gentile?” (solo nella mia testa)

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Io non dico che si debba cucire la bocca delle persone (anche se…), non voglio negare il commento santuario ne la controllatina dell’ora sul telefono se hai accompagnato la fidanzata a vedere Cinquanta Sfumature di Grigio, ma prima di entrare in una sala cinematografica penso che si debba pensare di non essere sul proprio divano di casa, si dovrebbe riflettere che nell’era degli smartphone, se controlli un messaggio, anche a distanza di trenta metri nella sala, stai creando un punto luce nella completa oscurità e anche non volendo, mi distraggo, non dico che tu non debba proprio mangiarti in pop corn, ma potresti evitare di sgranocchiarli a bocca aperta uno alla volta per tutto il minutaggio, non voglio negarti la comodità sulla poltrona, ma appoggiare i piedi sullo schienale di fronte mi pare eccessivo.

Se in questo momento stai leggendo l’articolo in una sala cinematografica, il mio consiglio è di spegnere il telefono.

 

 

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