10 INSOLITI MOTIVI PER RIVEDERE IL PRIMO JURASSIC PARK

Dieci ragioni alternative per continuare ad amare fortemente il capolavoro di Spielberg

di Carlo Neviani

Il 17 settembre 1993 usciva nelle sale italiane Jurassic Park, “un’avventura iniziata 65 milioni di anni fa”, destinata a diventare uno dei film di maggiore incasso nella storia del cinema. Esattamente 25 anni dopo la redazione di Monster Movie ha partecipato alla proiezione evento organizzata da Il Regno del Cinema alla Multisala Oz di Brescia, unico cinema in Italia a riportare la pellicola di Spielberg in sala.

Si potrebbero scrivere libri interi sul perché questo film è un capolavoro da vedere e rivedere, capace ancora oggi di “fare il culo” ai blockbuster odierni. Ma Jurassic Park è un film che si riguarda con piacere non solo per la regia strepitosa, gli effetti speciali incredibili, le musiche… Ci sono anche alcuni dettagli, alcune chicche che arricchiscono e definiscono il film, pur essendo elementi meno emblematici. Abbiamo provato ad elencarne alcuni, in una lista di insoliti motivi per rivedere il primo Jurassic Park.

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  1. La schiuma da barba utilizzata da Dennis Nedry per nascondere gli embrioni di dinosauro è senz’altro uno degli oggetti di scena più belli di sempre. Una figata. Così bello da avere un vero e proprio arco narrativo nel film ed essere protagonista assoluto di una scena. Non ci stupiamo che sia stato inserito nel video essay “Why Prop Matters” (bellissimo, guardatelo: QUI ) e sia uno degli oggetti da collezione più divertenti e desiderati dagli appassionati.

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  1. La faccia di Alan Grant che guarda un branchiosauro per la prima volta. Una scena talmente efficace da diventare un meme su scala globale. Qui c’è il marchio di Spielberg che è capace di immedesimarci completamente nel protagonista, nella sua sorpresa e stupore. Come? Prolungando la durata del primo piano su Alan, creando attesa per il controcampo che, quando arriva, anche dopo 25 anni ci fa pensare “WOW”. Empire ha classificato questa scena come la 28esima più magica mai realizzata in un film.

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  1. Anni prima della comicità Marvel e della sua influenza su tutto il cinema mainstream, anche kolossal come Jurassic Park non rinunciavano a qualche battutina. L’ironia nel film è più nascosta, non stona mai e funziona sempre, soprattutto quando racconta un personaggio: un esempio è lo spassoso odio di Alan Grant verso i bambini.

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  1. Una donna forte. “Strong female characters” è il trend della Hollywood odierna. La soluzione più facile per metterlo in pratica è fare film di generi non prettamente femminili con protagoniste donne. Ma la Ellie Sattler di Jurassic Park è una ragazza con le palle, senza bisogno di essere la protagonista e senza indossare una tutina da supereroina. Ian: “Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri”. Ellie: “I dinosauri mangiano l’uomo, la donna eredita la Terra” (drop the mic).

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  1. Jeff Goldblum, Jeff Goldblum, Jeff Goldblum! I personaggi di Jurassic Park sono come una grande canzone pop: semplici, per tutti, intramontabili. Il dr. Ian Malcom è uno di questi, ed è così iconico da rubare la scena al protagonista del film. “Io recluto scienziati, lei mi ha portato una rockstar” dice Hammond prima di atterrare su Isla Nublar. E Ian “spacca” davvero: dai suoi discorsi sulle teorie del caos, al suo provarci con Ellie nonostante Alan, alla sua irriverenza. Per il 25esimo anniversario del film è comparsa, vicino al Tower Bridge di Londra, una statua gigante di Ian Malcom nella celebre posa sexy con camicia sbottonata. Fun fact di questa scena: non era nella sceneggiatura. Pochi secondi prima di girare Jeff si è sbottonato la camicia, e nessuno ha avuto nulla da ridire. Leggenda.

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  1. John Hammond che ripete costantemente: “Qui non si bada a spese!”. Michael Crichton sostiene di aver immaginato il personaggio di Hammond come una versione dark di Walt Disney. Nel film il fondatore della InGen è meno dark ma il riferimento è comunque presente e questo contribuisce alla costruzione di un sotto-testo metanarrativo. Hammond: “E’ solo un piccolo ritardo. Tutti i grandi parchi hanno avuto dei ritardi. Quando aprirono Disneyland, nel 1956, non funzionava niente”. Ian: “Sì, però se il villaggio dei Caraibi va in tilt, i pirati mica si mangiano i turisti”.

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  1. Da piccolo ero fan dei giocattoli del film Small Soldiers. Mi esaltava il fatto che i giocattoli non fossero delle riproduzioni di attori ma effettivamente gli stessi giocattoli presenti nel film. Questa coincidenza tra gadget e oggetto di scena c’è anche in Jurassic Park. Nel film ci vengono mostrati una quantità incredibile di oggetti brandizzati: magliette JP, tazze JP, auto JP, cappellini JP. Una pubblicità inconscia che ci fa venir voglia di comprare migliaia di oggetti appena usciti dalla sala… vero Matteo?

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  1. IL FONT. Chi ha a che fare con il mondo della grafica sa quanto è importante il carattere di un testo. Soprattutto se si tratta del titolo di un film, di un franchise, di un brand. Il font di Jurassic Park oggi è inconfondibile, riconoscibilissimo. E vedere, all’inizio del film, dopo il logo Universal degli anni 90, quei titoli così grezzi, di colore arancione e rosso su sfondo nero, che compaiono in dissolvenza, leggermente mossi (che bella la pellicola) …beh è un’emozione. Insolita, ma lo è.

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  1. La prima apparizione del dr. Henri Wu. Giuro che non me lo ricordavo. Lo scienziato asiatico, che ben conosciamo come antagonista secondario in Jurassic World e Jurassic World – Il regno distrutto, appare per la prima volta nel laboratorio scientifico del Jurassic Park. È lui che descrive la natura dei dinosauri creati, tutte femmine e quindi controllati demograficamente. Dopo 3 film non ha ancora capito che la vita… vince sempre.

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  1. LA VACCA. La vera star tra gli animali mangiati dai carnivori è senz’altro la capretta, riproposta anche in Jurassic World. Ma la scena con la mucca data in pasto ai velociraptor è una vera bomba. Non si vede nessun dinosauro né violenza. L’animale viene calato nella gabbia con un’imbragatura. Il fogliame inizia a muoversi freneticamente e udiamo i peggio versi dai dinosauri che sbranano la povera bestia. L’imbragatura viene sollevata da una gru e della vacca non è rimasto nulla che qualche schizzo di sangue. Che modo meraviglioso di presentare i raptor al pubblico. Bravo Steven, l’hai fatto di nuovo…

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