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HARRY POTTER è pazzo e HOGWARTS è un manicomio

Harry Potter e Jack Nicholson in manicomio

Una fan theory sostiene che la magia, i personaggi e gli eventi della saga siano frutto delle allucinazioni del protagonista.

di Alessandro Sivieri

Da cosa è composto il franchise ideato da J. K. Rowling? Sette libri, otto film (se escludiamo la serie di Animali fantastici), videogiochi, gadget, spettacoli teatrali, festival e iniziative promosse ogni anno dai fan. Da fenomeno letterario, Harry Potter (qui il nostro Bestiario dedicato) si è elevato a icona di più generazioni, coniugando la parabola dell’adolescenza con un contorno fantasy e con un impianto narrativo da romanzo giallo. Se ci pensiamo bene, HP non è solo un’opera per ragazzi, è una storia investigativa ambientata nel mondo della magia.

Un giallo ambientato in un mondo fantastico.

Non dimentichiamo poi le lezioni sull’amicizia, sul razzismo, sul peso collettivo delle scelte e sulla perdita. La saga ha influenzato la cultura pop in modo permanente, oltre a cambiare l’esistenza di chi vi ha preso parte. Pensiamo al trio di giovani protagonisti e specialmente a Daniel Radcliffe, che ha avuto problemi di alcolismo per via di un prematuro successo e dell’esposizione mediatica che ne è seguita. 

In tale contesto non vogliamo accanirci sulle difficoltà dell’attore ma sul suo personaggio: Harry Potter, un orfano travolto da eventi più grandi di lui e da grandi responsabilità, per non parlare delle delusioni. Un pesce fuor d’acqua che sembra aver trovato il suo posto in una società parallela, celata, quella della magia. La dimensione potteriana è così articolata da alimentare un sacco di speculazioni su cosa sia reale e sull’effettivo corso degli eventi. 

Gli appassionati su Internet si divertono a formulare teorie articolate: Harry Potter sta solo sognando, Harry Potter è morto dall’inizio. Quella che ci ha colpito di più riguarda la follia: e se Harry soffrisse di un grave disturbo mentale e si fosse immaginato tutto? Vediamo di chiarire la cosa e di scherzarci un po’ su.


LA MALATTIA MENTALE

Ipotizziamo che Harry soffra fin da piccolissimo di schizofrenia o di qualche altro disturbo dissociativo che provoca un distacco dalla realtà e un’esperienza sensoriale delle proprie fantasie. Da dove nasce il morbo? Se consideriamo reale la sua situazione all’inizio della saga, è un ragazzino che ha perso i genitori e vive nel sottoscala degli zii, con i quali non ha un bel rapporto. Diamo per certo che la madre e il padre siano davvero defunti, magari in circostanze violente (assassinio o incidente stradale). Questo ha avuto un’influenza diretta sulla crescita di Harry e sul suo stato psicologico: molti chiamano in causa la cicatrice, segno di un trauma infantile, magari di una caduta, che ha intaccato il suo lobo frontale, legato allo sviluppo della memoria e non solo.

Tu NON sei un mago, Harry. Harry? Harry… ?

Un trauma di questo tipo può intaccare le inibizioni, la capacità di giudizio e altre funzioni cruciali. Danni cerebrali o no, Harry deve elaborare la perdita dei genitori e ovviare alle sue difficoltà sociali. Per diretta conseguenza, il ragazzo ferito immagina una realtà alternativa con queste caratteristiche:

Con tali premesse ha senso che a portarlo via dai Dursley arrivi la figura di un salvatore (Hagrid o anche Silente), in veste di feticcio paterno, che gli riveli la sua autentica natura: è un mago. Appartiene a un regno migliore, più eccitante, quello della magia. Essendo quest’ultimo un parto della sua mente, tutto ciò che avviene al suo interno, incluse situazioni di stress o di pericolo, risiede nella sua zona di comfort e può essere intaccato solo dal suo inconscio. Harry può finalmente ottenere lo status eroico e anticonformista che ha sempre desiderato.

Un approccio più radicale sostiene che Harry non sia orfano e che i suoi genitori siano effettivamente i Dursley. Essendo questi ultimi poco attenti ai suoi bisogni, il ragazzo rinnega ogni rapporto diretto con loro e si convince che i suoi veri genitori, senz’altro persone migliori dei Dursley, siano morti. In questo senso è emblematico l’episodio dello Specchio delle Brame, dove Harry immagina mamma e papà in modo ideale, scordando ciò che lo circonda.


IL MANICOMIO DI HOGWARTS

Orfano o meno, Harry è un ragazzino problematico (e affettivamente frustrato) che vive in un sottoscala. Da qui partono due snodi teorici:

Il secondo scenario è tragico ma ricco di spunti: con la crescita e il deterioramento del suo stato mentale, Harry reagisce con violenza a chiunque metta in dubbio le sue convinzioni. Si ribella alle angherie degli zii/genitori crudeli e adotta condotte autodistruttive, fino a diventare una minaccia per la quiete familiare. L’episodio dove a Dudley spunta una coda di maiale può nascondere uno sfogo di Harry ai danni del cugino/fratello che gli manca di rispetto. Gli attacchi fisici verso un parente diventano, nella sua logica distorta, una prodigiosa manifestazione della magia a opera di Hagrid, il liberatore giunto per portarlo nella casa che merita

Harry Potter e la camera dei liquori.

La famiglia Dursley, avendo a lungo sottovalutato i problemi di Harry, lo considera ingestibile e non esita a internarlo. Non è da escludere che siano i servizi sociali ad attivarsi per dargli una sistemazione più idonea, lontana da dei parenti che lo ignorano o abusano di lui. Nella mente del giovane il tragitto verso l’ospedale diventa un’eccitante scoperta del mondo della magia, una dimensione che gli è sempre appartenuta. Dopo anni di patimenti è gratificante sentirsi dire di essere un mago, di essere a suo modo unico. L’intera società magica, pur se comprensiva di intrighi politici e questioni sociali, è costruita su misura per la mente un fanciullo. E qui giungiamo alla location principale: la supposta Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Pochi adulti (figure autoritarie) e tanti studenti, di un’età paragonabile a quella del protagonista. Hogwarts sembra una scuola come tante, ma si dimostra da subito un posto pericoloso: stanze segrete, trabocchetti, mostri, scale semoventi. Tutti, sia giovani che vecchi, accettano queste presenze come la normalità. Come se non bastasse ci sono regole molto rigide sull’accesso a determinate aree e sugli spostamenti lontano della struttura. Ora passiamo agli abitanti del castello, cioè insegnanti, compagni di studi e amici di Harry, per vagliarne l’effettiva esistenza e capirne le sfumature allegoriche


I PERSONAGGI DELLA SAGA

Se il mondo che Harry si proietta intorno alimenta il suo bisogno di autostima e i suoi complessi di persecuzione, lo stesso si suppone per gli inquilini di Hogwarts. Se l’unico luogo concreto si limita al sottoscala di un Harry recluso, ne consegue che ogni personaggio da lui incontrato nelle avventure sia un prodotto della sua mente. Se diamo credito alla pista del castello come clinica psichiatrica, è comunque possibile che parte degli abitanti non esistano. Diamo per scontato che le persone mature, come Albus Silente o Minerva McGranitt, siano il personale medico che Harry identifica come maestri, custodi o nemici.

L’insania è un elemento comune nel romanzo ed ecco che figure come Alastor Malocchio Moody, Luna Lovegood, Sirius Black e Bellatrix Lestrange non hanno tutte le rotelle a posto. Sono forse ospiti della struttura? Veniamo ai giovani: i membri di Grifondoro e delle altre Case sarebbero immaginari o altri pazienti, se l’istituto è dedicato ai minori. Alcuni sono suoi amici, altri rivali. Poco importa se qualcuno è fatto di sogni o di carne e ossa, Harry gli assegna un ruolo.

Qualcuno volò sul nido dell’Ippogrifo.

Cerchiamo di capire cosa simboleggiano i comprimari della saga. Ciò che Harry proietta su di essi, come farebbe un regista teatrale, serve a creare un palcoscenico/ambiente credibile, una zona di comfort dove si sente a suo agio. L’inconscio fa la sua grossa parte ed ecco emergere fantasmi negativi come i Mangiamorte, gli eterei Dissennatori (che cannibalizzano le emozioni positive) e Voldemort. Partiamo dalle figure con un peso importante:

“Potter, hai di nuovo rubato dall’armadietto dei medicinali?! Non sono pozioni, maledizione!!”


IL GIOCO DI RUOLO

A volte un pazzo, specie se pericoloso, va assecondato. Mettiamo il caso che Harry sia unico e che sia necessaria una terapia non ortodossa, una messa in scena con un gran numero di comparse, come per Leonardo DiCaprio in Shutter Island. Il personale medico e alcuni coetanei, debitamente istruiti dal direttore Silente, possono essere coinvolti nella recita per guidare Harry verso una presa di coscienza. Il protagonista vivrebbe la sua storia in un ambiente protetto, che si rimodella sulle sue azioni, dando l’occasione ai medici di analizzarlo senza il rischio di una ritorsione, di capire l’origine del suo disturbo e di gettare piccoli indizi qua e là per riportarlo alla ragione. 

Harry Potter e il prigioniero di Shutter Island.

Resta da vedere se la terapia si sia rivelata efficace o abbia portato alla definitiva discesa di Harry nella follia, oltre che alla morte accidentale di innocenti. Negli ultimi romanzi viene a mancare una figura chiave come quella di Silente, ma anche Voldemort viene sconfitto dal giovane mago, a riprova degli impulsi distruttivi che vengono finalmente cacciati via.


CONCLUSIONI

Il viaggio attraverso questa teoria si è rivelato tortuoso, surreale e per alcuni versi inquietante. Così come gli eventi dei libri vengono narrati dal punto di vista di Harry, ognuno può prendere la sua storia preferita e trovarci quello che vuole. L’impatto culturale di questa saga è evidente quando ci ritroviamo con una comunità così attiva nel cercare significati nascosti in una frase, indagare sui molteplici retroscena e inventare spiegazioni inedite per ciò che accade. Le chiavi interpretative sono molte, quindi è meglio prendere questa discussione come un amabile passatempo, perché in caso contrario saremmo noi a uscirne pazzi! Voi pensate che Harry sia il Prescelto, che sia suonato come un’orchestra sinfonica o che abbia bevuto qualche whisky incendiario di troppo?

Se ve li siete persi, recuperatevi i nostri articoli su Animali Fantastici e le analisi di Silente e Grindelwald.

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