OSCAR AWARDS 2017 – HACKSAW RIDGE, di MEL GIBSON

di Cristiano Bolla

Dopo il sci-fi di Denis Villeneuve e il dramma teatrale di Denzel Washington, la nostra rassegna in ordine alfabetico delle pellicole candidate a Miglior Film ai prossimi Oscar Awards incrocia un altro volto noto del cinema mondiale, quel Mel Gibson che torna alla regia a dieci anni dall’ultimo film, Apocalypto, e lo fa con un war movie biografico: Hacksaw Ridge.

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Il suo ritorno agli Oscar dopo un lungo allontanamento dalle scene per via di alcune frasi anti-semite e alcuni guai personali con la legge, si concentra sulla storia dell’unico soldato obiettore di coscienza mai insignito della Medaglia al Valore del Congresso degli Stati Uniti: Desmond Doss è stato un eroe di guerra e l’ha fatto senza mai impugnare un’arma in mano. Qui sta il paradosso che anima la vicenda storica di Hacksaw Ridge e ci restituisce un eroe manicheo di quelli che tanto piacciono a Mel Gibson, basti vedere alla voce Braveheart. Doss, morto nel 2006 all’età di 87 anni, prestò servizio durante la Seconda Guerra Mondiale nella battaglia di Okinawa, ma essendo di fede avventista ha sempre rifiutato di usare armi, arruolandosi invece per servire come medico. In quella battaglia, Doss salvò 75 persone, provando a metterne in salvo altre, tra cui pure dei soldati giapponesi trovati sul campo di battaglia. L’emblema dell’eroe puro.

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Da manuale, Hacksaw Ridge ci propone il viaggio di un eroe introducendocelo passo passo, senza farci mancare la chiamata, le prime avversità e portando al punto più in alto la parabola del protagonista, un intensissimo Andrew Garfield. Lo fa alla maniera di Gibson, pescando a piene mani nel crudo e nella violenza quando questa va mostrata e mantenendo comunque accesa la fede che anima e muove l’eroe di turno. È stato così per William Wallace, i Maya dello Yucatan e persino per il suo Gesù Cristo, non poteva essere diversamente per Desmond Ross. Hacksaw Ridge è un racconto di guerra in cui spunta un’anima nobile, candida per definizione e che nonostante il sangue  e lo sporco sul volto non perde la sua integrità e la sua fede. Ross non vacilla mai nelle sue intenzioni e anzi ribalta a proprio favore la storia e chi lo etichettò come codardo.

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Nel proporci la sua storia, Mel Gibson divide in tre parti un film ad alto tasso qualitativo e di intrattenimento, nel senso che ti tiene incollato tanto è bizzarra (nel senso di strano e originale) la situazione presentata. La prima, che comprende la Chiamata dell’Eroe e il suo addestramento, è molto idilliaca e c’è tanto spazio per mostrare la delicatezza del protagonista e quanto sincere, pure e anche sofferte siano le motivazioni del suo comportamento (vedere alla voce “storia di famiglia”, dove figura un Hugo Weaving irriconoscibile quanto efficace). Poi, nella seconda parte, si va in guerra e Hacksaw Ridge non ha nulla da invidiare a Fury, che in quanto a violenza ed efferatezza nel mostrare la Seconda Guerra Mondiale ha pochi eguali o alle scene di guerra del Soldato Ryan di Spielberg: da qui arrivano le nomination per il montaggio e il sonoro, well done.

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L’ultima parte, il momento in cui la Chiamata si concretizza nell’Assunzione al rango di Eroe (simbolica e figurativa: la salita e soprattutto la discesa dal crinale hanno un sapore biblico notevole) e Desmond Ross inizia il suo atto eroico, diventa più thrilling prima del gran finale, nel senso che la palpitazione nelle vene è evidente, strisciamo con lui tra le linee nemiche in cerca di superstiti, ormai del tutto convinti e affascinati dalla sua fede incrollabile: “Dio, dammi la forza per un altro ancora” è il leitmotiv che ha mosso il personaggio e l’uomo le cui vicende sono narrate.

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Miglior ritorno sulla scena per Mel Gibson non si poteva sperare: ci offre il suo meglio senza essere troppo retorico, confeziona un film che lascia qualcosa, un segno come quello lasciato nella storia da Desmond Ross, il trionfo della sua indipendenza di pensiero.

Esce il 02 febbraio in Italia e un pensiero, fossi in voi, ce lo farei.

LE RECENSIONI DEGLI ALTRI CANDIDATI:

Arrival, di Denis Villenueve

Fences, di Denzel Washington

 

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Anch’io ho scritto una recensione di questo film: https://wwayne.wordpress.com/2017/02/19/benedetto-il-giorno-che-ti-ho-incontrato/. Che ne pensi?

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      1. wwayne ha detto:

        Mi fa molto piacere che tu l’abbia apprezzata, e ricambio i tuoi complimenti: anche le tue recensioni sono molto puntuali, e infatti ho deciso di iscrivermi al tuo blog. Grazie per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

  2. chiaraspagno ha detto:

    E ci credo che non vuole le armi,è Spiderman!

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