IL BESTIARIO DE LO HOBBIT

di Giovanni Siclari

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Amore e odio per la trilogia de lo Hobbit. Questa è la sensazione che percepisco quando chiedo ai miei amici cosa ne pensano della trasposizione cinematografica del romanzo di Tolkien. Io personalmente che sono amante dei nani e della loro cultura, li ho trovati molto belli…anche con gli elementi aggiunti non presenti nel romanzo (alla fine Tauriel non sarà il più grande scandalo del XXI secolo suvvia).

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Tempo fa, durante un caffè con il nostro direttore di Monster Movie, parlando di progetti per la pagina arrivammo a toccare Tolkien e le sue creazioni. Ammetto che inizialmente mi venne titubanza perché non mi sento un esperto in materia dal punto di vista bibliografico. Inoltre il timore di incorrere nelle Forche Caudine dei Tolkieniani più estremi fu un fattore che mi fece quasi desistere dall’impresa di scrivere un Bestiario dedicato alla trilogia de Lo Hobbit. Alla fine dopo la minaccia di tortura da parte del direttore decisi di gettarmi in questo lavoro, di cui ora andremo a parlare.

Berto, Maso e Guglielmo

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La prima prova che la compagnia di Thorin deve affrontare riguarda tre troll discesi dalle montagne per assaporare i “prodotti locali “, ossia i poveri abitanti dei villaggi vicini o i malcapitati che intraprendono incautamente la strada per le Terre Selvagge.

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Nel primo film de Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato, i membri della Compagnia di Scudodiquercia si accampano nelle Terre Solitarie, una zona ai confini con la civiltà con ruderi e case abbandonate e in rovina. In rovina non lo sappiamo se dal tempo o per altre ragioni, mi piace pensare che la casa distrutta fosse quella del fattore che, disgraziatamente, deve aver incontrato i tre troll lungo la via.

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È la prima volta che in uno dei film dedicati al mondo di Tolkien riusciamo a scorgere qualcosa in più nei confronti dei troll, oltre alla loro stazza e aggressività. In questo film, così come nel libro, sappiamo i loro nomi (Berto, Maso e Guglielmo) e li sentiamo parlare tra loro su quanto sia buona e aromatica (e disgustosa) la cucina troll ma soprattutto riusciamo ad avvicinarci alle loro personalità: simili ma pur sempre uniche. Sotto certi aspetti questi troll sono più in linea con le descrizioni fatte da Tolkien nel suo libro di quanto non lo fossero quelli comparsi nella trilogia de Il Signore degli Anelli. Una particolarità che contraddistingue questi troll è il loro essere “più umano“, proprio per volere di Peter Jackson, tanto che la colorazione della pelle è più pallida e rosea rispetto ai troll presenti nella trilogia del Signore degli Anelli. Piccola curiosità a detta di Jonny Fraser-Hallen della Weta Workshop Designer, l’ispirazione per la realizzazione di questi troll è venuta fuori durante una passeggiata al National History Museum di New York osservando un rinoceronte asiatico. Proprio da tale ispirazione sono partiti per realizzare la pelle dei troll: spessa e piena di piastre cornee. Bocca e naso invece sono stati resi più espressivi ispirandosi ai vecchi troll delle caverne.

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Diversi quindi dai troll presenti a Moria e Mordor che sono più selvaggi e violenti, i troll de lo Hobbit formano un nucleo a sé, apparentemente slegati al dominio del Negromante/Sauron, svolgendo una vita da bandito. Assaltano, depredano e uccidono nei paraggi portando tutto nel loro covo, dove la compagnia di Thorin troverà le famose spade elfiche e qualche tesoretto su cui investire (Gloin docet sempre sia lodato).

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Che fine fanno i poveri troll? Alla fine vengono pietrificati dalla luce del sole grazie all’escamotage di Bilbo che riesce a far perdere loro tempo prezioso dibattendo su quando fossero grossi i parassiti interni ai nani. L’alba alla fine li coglie in fallo rendendoli di fatto degli ottimi arredi da giardino. Personalmente preferisco la versione del libro, dove Gandalf fa litigare i troll tra loro imitandone la voce con la magia.

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Piccola curiosità: i troll sono tutti soggetti a pietrificazione a contatto con la luce del sole. Questo non avviene durante la Battaglia di Minas Tirith perché sono coperti dalle nubi oscure create appositamente da Sauron per proteggere il suo esercito.

I Giganti di Pietra

“Non è un temporale, è una battaglia tra Tuoni”

Così Balin ci introduce alcune delle creature più strane e controverse del mondo di Tolkien: i Giganti di Pietra.

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Nei dibattiti tra Tolkeniani, più o meno rispettabili, i Giganti di Pietra sono sempre stati al centro di una vexata quaestio: che natura hanno i questi giganti? Sono senzienti come gli Ent? Sono creature biologicamente vive? In effetti trovo siano domande legittime e affascinanti ma l’unico che potrebbe darci una risposta si trova ormai in un verde paesaggio, sotto una lesta aurora.

Comunque sia, i nani di Thorin si trovano a intraprendere l’Alto Passo delle Montagne Nebbiose sotto un violentissimo temporale, quando all’improvviso iniziano a volare macigni e le pareti delle montagne iniziano a prendere vita. Questi giganti dopo un lungo sonno, probabilmente durato ere intere, lottano violentemente tra loro, lanciandosi rocce e prendendosi a pugni (il motivo è a me ignoto). La loro realizzazione ha posto non poche difficoltà al team della Weta perché non sapevano effettivamente come renderli, data la scarsità di informazioni circa la loro natura. Alla fine la scelta è stata quella di renderli simili agli Ent, ma con una coscienza meno accentuata. Quella dei giganti di roccia è una vita votata al riposo e all’atavica lotta, ignari del resto del mondo e delle guerre che colpiscono il mondo al di là delle montagne.

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Gli orchi delle Montagne Nebbiose

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Gli orchi de Lo Hobbit: un viaggio inaspettato sono molto diversi dai loro cugini di Mordor e di Gundabad. Hanno delle fattezze molto più piccole e dei comportamenti molto più confusionari. Mi verrebbe da dire soprattutto che più che incutere paura, gli orchi de lo Hobbit incutono disgusto similmente come i goblin.

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Sono spogli, pallidi e pieni di malattie, probabilmente dovuto al fatto che hanno la loro città nel cuore della montagna. Per la loro realizzazione il team Weta ha appositamente selezionato delle protesi molto elaborate per rendere la loro pelle brufolosa, piena di bubboni e di infezioni proprio per sottolineare il loro stato miserevole e selvaggio. Alcune particolarità che li rendono diversi dai loro cugini sparsi per la terra di Mezzo sono il loro gusto per la tortura, per il karaoke e per il collezionismo di oggetti pregiati. D’altronde questo è dimostrato dall’accuratezza con cui il Re degli Orchi, l’obeso e putrido orco gigante, riconosce le famigerate spade di Gondolin: Orcrist e Glamdring. L’orco che però ha conquistato le mie simpatie è il piccolo e viscido scrivano: esserino deforme e piccolino ma sfacciatamente malvagio quando deve prendere nota e recapitare il messaggio ad Azog.

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Per quanto riguarda i goblin abbiamo dedicato un intero articolo qui su Monster Movie dedicato al re dei goblin. (Il Grande Goblin. (Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato)

Il Bosco Fronzuto e i suoi abitanti

Al di là delle Montagne Nebbiose vi è una pacifica foresta, dimora dell’Istari Radagast il Bruno e dei suoi amici animali. Si tratta di bestiole comuni e privi di particolari abilità, tranne quella di essere magicamente connessi con Radagast, fungendo così da emissari o da guardiani del bosco. Sono uccellini (abitatori del cappello), topini, porcospini insomma, tutti i classici animali del bosco. Particolare che mi lascia sempre una punta di simpatia è vedere come il potere di Radagast provenga in gran parte dall’equilibrio con la natura che lo circonda.

Quando il porcospino Sebastian muore, Radagast riesce ad annientare la stregoneria del Negromante e a scacciare i ragni di Dol Guldur proprio grazie alla connessione naturale che gli conferisce un grande potere…Wakan Tanka mi verrebbe da dire.

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Così, mentre i ragni se la svignano a Dol Guldur, Radagast decide di investigare sull’oscurità che è calata di sul bosco e i suoi abitanti. Quale miglior mezzo per andare in bocca al nemico se non quello di usare una muta trainata da conigli…conigli di Rhosgobell! Si tratta di conigli grandi come cani Labrador e basati sul modello reale dei conigli fiamminghi giganti. Oltre a parlare fluentemente la lingua degli umani, sono soprattutto rinomati per la loro velocità, in grado di farla in barba anche ai peggiori mannari di Gundabad.

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I Mannari

“ Non è cane, non è lupo…sa soltanto quello che non è ”

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Con questa frase presa dal film di animazione Balto, possiamo iniziare la nostra discussione in merito ai Mannari che vediamo nella trilogia de Lo Hobbit. Come molti avranno notato, sono nettamente distinti dai wargs presenti nel Signore degli Anelli, dove l’aspetto li rendeva più simili a delle grosse iene incrociate coi leoni. Qui invece abbiamo una specie simile a wargs ma che richiama di più un incrocio tra un lupo e un grande felino, dopo tutto il Nord della Terra di Mezzo è abitato da creature terrificanti che un tempo erano al servizio dell’antico regno di Angmar, basti pensare ai troll delle nevi o ai feroci lupi dei ghiacci.

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Comunque sia lasciamo stare Angmar e i regni decaduti. I mannari di Gundabad sono le cavalcature ideali per gli scout al servizio di Azog, sono veloci, sono silenziosi e sono letali. Una cosa che mi è piaciuta vedere nel film è il senso di branco che si viene a formare a Colle Vento, dove su uno sfondo di antiche rovine ci sono i mannari che lottano tra loro sovrastati dalla Matriarca. Già la Matriarca, la mannara alfa albina, simile nel colore e nelle cicatrici al suo padrone Azog, ne ricopre un ruolo simile all’interno del suo branco incutendo timore e reverenza nei confronti degli altri mannari (e anche degli orchi). Nonostante abbia delle cicatrici, la Matriarca è vistosamente più grossa e più curata nell’aspetto, il che può farci pensare ad un trattamento più rispettoso nei suoi confronti…dopotutto è il destriero di Azog, non di un orco sporco qualunque.

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Il temperamento dei mannari non è da meno a quello dei wargs. Sono animali temibili, ferocemente tenaci nel dar la caccia alle loro vittime ma naturalmente timorosi del fuoco come quasi tutte le creature naturali. Sagome da incubo e fattezze simili a lupi infernali, i mannari rimangono comunque tra le creature più affascinanti dell’intera trilogia de Lo Hobbit.

Le Aquile

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Sono loro, il deus ex machina che risolve tutto (onestamente non le sopporto). Le grandi aquile della Terra di Mezzo sono il jolly che le forze del bene usano per tirarsi fuori dai pasticci. Nel caso specifico de Lo Hobbit, le troviamo nel primo film a soccorrere la compagnia di Thorin dall’incalzante ferocia dei mannari di Azog. Con il loro arrivo fanno fuori i mannari, salvano la compagnia e regalano un passaggio sicuro verso Carrock, la grande roccia a forma di orso presente sulle rive dell’Anduin.

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Sempre provvidenziale il loro arrivo anche nel finale del terzo film, durante la Battaglia dei cinque eserciti, le aquile contrastano i grandi pipistrelli di Dol Guldur e Gundabad fornendo anche un servizio di “bombardamento orsoso“. Per le armate del male non c’è più scampo quando arrivano le aquile.

Beorn il mutapelle

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Beorn è la rappresentazione della forza della natura nella sua neutralità. Come più volte ho avuto modo di dire, Beorn è un personaggio neutrale che, data la minaccia del Negromante ai boschi e alle altre creature, decide di scegliere una parte solo perché la questione lo riguarda. Sotto certi aspetti il suo comportamento mi ricorda molto quello degli Ent, che scendono in campo per la loro “ultima marcia“ dopo lo scempio indecente compiuto da Saruman nella foresta di Fangorn.

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Comunque sia Beorn è un mutapelle abbiamo detto. Non è vittima di una maledizione che lo rende schiavo della trasformazione in un grande orso grizzly mostruoso. La trasformazione di Beorn è completamente intrinseca alla sua natura e volontaria. C’è chi spesso mi dice che Beorn è un orso mannaro ma io non sono per niente d’accordo, visto che la trasformazione non viene subita passivamente e a seguito di una maledizione indotta. Beorn secondo me si avvicina molto alla tradizione sciamanica degli indiani del Nord d’America.

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A detta del team della Weta, il lavoro fatto per la realizzazione di Beorn è stato molto divertente ma allo stesso tempo complicato perché si è cercato di mantenere un aspetto mostruoso nella trasformazione bestiale anche nei momenti di quiete (gli orsi quando non cacciano sono dei grandissimi paciocconi cicciosi) proprio allontanare la pucciosità. Inizialmente si è cercato di giocare molto sulla deformità e sulle sproporzioni fino a realizzare il Beorn che noi conosciamo.

Io che sono amante degli orsi non potevo non affezionarmi a questa creatura, che mi ha regalato la più grande soddisfazione nella pacchianissima scena del terzo film, dove Beorn si getta dall’aquila ancora in forma umana per trasformarsi in caduta libera nella forma bestiale, menando le zampe contro l’armata degli orchi…una bomba orsosa. Qui su Monster Movie potete trovare un intero articolo dedicato alla sua figura (BEORN. UNA QUESTIONE DI ALLINEAMENTO)

Ragni Ungolianth
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Discendenti di Ungolianth e parenti stretti di Shelob, i ragni di Bosco Atro sono più piccoli, più agili e più intelligenti rispetto a quelli di Mordor. Il team della weta ha usato come modelli per la loro realizzazione la vedova nera e il ragno lupo. Inizialmente il progetto prevedeva che i ragni Ungolianth avessero sulla propria pelle un folto strato di muffe e funghi in modo tale da rendersi più mimetizzabili nella foresta.  Nella trilogia li vediamo intenti a sfondare la casa di Radagast il Bruno nel primo film, nel secondo invece li vediamo nel loro terreno di caccia: il Bosco Atro (non a caso chiamato anche Bosco tetro). I ragni del secondo episodio riescono a catturare tutti i nani e a imbozzolarli per bene prima di accingersi a mangiarli. Provvidenziale sarà l’intervento di Bilbo e degli Elfi silvani di re Thranduil. Un aspetto molto interessante di questi ragni risiede nella loro facoltà di parlare o meglio, Bilbo li sente parlare quando indossa il suo anello. Possiamo pensare che parlino una qualche sorta di lingua oscura comprensibile solo dalle forze del male. Dalla letteratura di Tolkien sappiamo che Shelob, nonostante fosse una creatura malvagia, non fu mai al soldo di Sauron e non fu mai influenzata dal potere di quest’ultimo.  Cosa ben diversa per quanto riguarda i ragni Ungolianth, i quali parrebbero avere attrazione per Dol Guldur e per Sauron stesso.

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Pipistrelli giganti di Gundabad/Dol Guldur

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I pipistrelli de Lo Hobbit sono dei pipistrelli giganti, orripilanti e feroci. Costituiscono la forza aerea dell’esercito del Negromante. Sono presenti sia a Dol Guldur dove intimoriscono e inseguono il curioso Radagast il Bruno; sono presenti poi durante la Battaglia delle Cinque Armate. Legolas e Tauriel quando si recano a spiare la fortezza a Monte Gundabad vedono uno stormo di pipistrelli da guerra fuoriuscire dalla fortezza e dagli anfratti rocciosi del monte. Non è un caso che queste creature provengano dal Nord. Dopotutto lì vicino risiedono le antiche rovine di Carn Dûm, capitale del regno di Angmar; è probabile che in passato la stregoneria del Signore dei Nazgul abbia influito su queste creature, rendendole più grosse e più feroci.

Smaug il drago

Tutti sappiamo chi sia Smaug, che cosa ha combinato e come ha finito i suoi giorni. Approfondire Smaug sarebbe come parlare agli uomini dell’esistenza del cielo e del sole. Mi limiterò per tanto a fare solo qualche considerazione su questo personaggio.

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Smaug è la più grande calamità del secolo secondo i nani. Questo oltre ad essere la causa del declino dei nani fa anche da sfondo a tutte le sventure. Un tempo opulenti signori della Terra di Mezzo adesso ridotti a lavorare per gli uomini per raccattare qualche pezzo di pane. Smaug per questi motivi è la più grande nemesi di Thorin (ancor più di Azog secondo me). In Smaug tutta la dinastia di Durin trova la sua sconfitta e il suo declino e solo la morte del drago può riscattare la rispettabilità dei nani agli occhi della Terra di Mezzo.

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Smaug rappresenta l’archetipo per eccellenza del drago fantasy, come lo era il drago presente in Beowulf: accumulatore di tesori, sputafiamme e dedito a covare il suo oro impregnandolo di malignità.

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Ciò che mi ha colpito di più di Smaug è la sua astuzia, la sua intelligenza secolare e la sua perversa passione per tutto ciò che è prezioso. La vera chiave di volta per il successo del personaggio non sta nella furia del drago (è un drago, mi pare ovvio che sia potente e terribile), ma nell’interazione che questo crea con i vari personaggi, il confronto di personalità. Smaug ha una personalità manipolatrice, gli piace giocare con le sue prede prima di spazzarle via. Così fa con Bilbo per tutta la durata del loro incontro e così farà con Bard quando scoprirà che al suo fianco c’è suo figlio.

Alce di Thranduil

latest.pngCome è giusto che sia, il re degli elfi silvani non può cavalcare un banale cavallo ma una cavalcatura degna di un re. Quale migliore creatura allora se non un alce gigante, maestosa e nobile nel portamento ma pure sempre legato al mondo selvatico. Chiaro è il riferimento che il team Weta ha utilizzato per la realizzazione di questa creatura: un Megaloceros giganteus, ossia il cervo gigante vissuto nel Pleistocene e nell’Olocene. Ricordo quando al cinema comparve questa creatura per la prima volta: i bambini furono molto attirati dall’alce gigante.

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Ricordo anche quando la povera alce morì sotto i colpi di freccia degli orchi, durante l’assalto di Dale: pianti e tristezza da parte di grandi e piccini. In effetti è un peccato che sia morta visto che era l’unica nel reame di Thranduil a starmi simpatica.

Cinghiale da battaglia di Dàin Piedediferro

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Arrivato dai Colli Ferrosi per dare soccorso a suo cugino Thorin, Dain Piedediferro fa il suo ingresso a cavallo di un cinghialone corazzato. Si tratta della tipica accoppiata nano-cinghiale che oramai ci portiamo dietro da almeno quarant’anni. Comunque sia, la realizzazione del cinghiale corazzato ha subito molte modifiche ispirandosi a facoceri africani e ai kunekune della Nuova Zelanda, con il loro faccione grasso e schiacciato. A questi elementi di base si son volute dare delle fattezze più vicine all’ippopotamo. Alla fine pure il nostro caro porcone fa una brutta fine, raggiungendo oltre il ponte d’arcobaleno l’alce di Thranduil.

Arieti da battaglia nanici

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Rimaniamo sempre tra le fila dell’armata dei nani dei Colli Ferrosi. Se Dàin marcia a cavallo di un cinghialone corazzato, la cavalleria corazzata dei nani si serve invece di arieti da guerra.  Creature molto grosse e dotate di corna particolarmente imponenti. Sono in grado di cavalcare su ogni tipologia e su ogni tipo di pendenza. Sono in grado di trainare grandi pesi, basti pensare al carro-balista da guerra usato dai nani durante la corsa sui ghiacci per raggiungere Collecorvo. Per la realizzazione di questi animali, il team Weta è partito dalla pecora delle Montagne Rocciose e la capra di Damasco.

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Armata degli Orchi di Gundabad e Dol Guldur

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Avviamoci verso la fine del nostro bestiario concentrandoci un momento sulle schiere mostruose dell’armata del Negromante. Leggendo e osservando i lavori primigeni del Team Weta vediamo come a far da corredo agli orchi e ai troll da guerra erano previste una valanga di creature mostruose di reminiscenze prestoriche. Si parlava di grandi bisonti, tigri dai denti a sciabola, velociraptor piumati ecc. Peter Jackson alla fine decise di accantonare ogni progetto preistorico per rispolverare quello che Tolkien aveva lasciato nei suoi scritti. Abbandonando l’idea di creare dei mostri totalmente inediti, si optò per modificare in base al contesto quelli già noti. Ecco dunque dei mannari corazzati, dei troll delle nevi mutilati e muniti di armi strane in grado di muoversi in ambiente montano e sulle nevi.

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Un piccolo accenno lo dedichiamo ai Mangia Terra. Si tratta dei grandi vermoni in grado di divorare titanici appezzamenti di terra, permettendo alle armate del nemico un passaggio sotterraneo e celato per raggiungere il campo di battaglia dinnanzi alle porte di Erebor. Anche qui i progetti iniziali furono molti e il candidato favorito era inizialmente una talpa gigante mostruosa. Successivamente Peter Jackson decise di rivedere il progetto pensando a creature più antiche e mostruose allevate probabilmente a Monte Gundabad. La scelta ricadde allora sui Mangi Terra. Purtroppo nel film non li vediamo combattere ma ricoprono solo il ruolo di scavatori.

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Termina qui il nostro bestiario dedicato alle creature della trilogia de Lo Hobbit. Come sempre siamo a vostra disposizione nel cercare di esaudire le vostre richieste, cercando di coniugarle con i nostri progetti. Vi invitiamo a dare uno sguardo alle nostre pagine Facebook: Monster Movie, History Monster e Monster Attack. Un caro saluto e al prossimo articolo.

Lo Hobbit – La Trilogia cinematografica (6 Blu-Ray)

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Se vi siete persi i precedenti bestiari potete recuperarli a seguire:

CADILLACS & DINOSAURS: Il Bestiario

IL BESTIARIO DI ODDWORLD

IL BESTIARIO DI KINGDOM HEARTS: GLI HEARTLESS

PREDATOR – IL BESTIARIO DELLA SAGA

Il bestiario di Bloodborne

Il bestiario dei Pokémon

Il Bestiario di GAME OF THRONES

Il Bestiario di The Witcher 3

Il Bestiario di HORIZON ZERO DAWN

Il Bestiario di STAR WARS (prima parte)

JAWS: Il Bestiario della Saga

TREMORS – IL BESTIARIO DELLA SAGA

Il Bestiario di Starship Troopers

ALIEN – IL BESTIARIO ESPANSO

JURASSIC PARK: Il Bestiario della saga.

Il Bestiario di Dragon Trainer

ALIEN – IL BESTIARIO DEI PREQUEL

FAR CRY: PRIMAL (Guida & Bestiario)

ALIEN – IL BESTIARIO DELLA SAGA

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Martina Volonté ha detto:

    La citazione da Balto rende questo articolo ancora più epico.

    Mi piace

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