JUSTICE LEAGUE: Snyder v Whedon

Dawn of MARVELisation

di Alessandro Sivieri e Matteo Berta

Il primo ensemble supereroistico targato Warner/DC ha un po’ di Zack Snyder e un po’ di Joss Whedon (il secondo è subentrato al primo in post-produzione per via di un lutto familiare). Il risultato è un’opera diversa dagli esordi di Man of Steel e Batman v Superman, più vicina al recente Wonder Woman, definito da molti il primo episodio valido di questo cineuniverso, anche se noi la pensiamo diversamente. L’estetica di Snyder e il suo animo esplosivo si amalgamano alla narrazione di Whedon, abile nel gestire le relazioni tra i comprimari. Nonostante la critica, pur salvandone qualche aspetto, lo abbia bombardato di voti negativi, analizzando la pellicola senza pregiudizi abbiamo riscontrato molti pregi e ci siamo divertiti.

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A tenere in piedi la baracca è il buon lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, che interagiscono tra loro in modo dinamico. Il Batman di Ben Affleck, sebbene un po’ appesantito, ha fatto pace con il passato e incarna il Nick Fury di turno, reclutando metaumani per fermare l’imminente invasione della Terra. Ribadiamo il valore di Batfleck sia come Bruce Wayne che come Uomo Pipistrello, tosto e determinato, ma anche segnato da un mondo che sta cambiando, in preda a poteri più grandi del suo. La Wonder Woman di Gal Gadot è sempre una gioia per gli occhi, sia quando combatte sia quando la telecamera percorre il suo fisico.

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Il Flash di Ezra Miller è relegato al ruolo di spalla comica, spingendo troppo sull’archetipo del ragazzino imbranato. L’Aquaman di Jason Momoa è visivamente figo, mentre è Cyborg (Ray Fisher) a sorprendere: dal trailer ci si aspettava il membro della Justice League meno approfondito, invece il suo Victor Stone è un personaggio interessante e sforna alcune tra le frasi migliori, soprattutto quando riflette sulla sua natura. Le comparse come Mera (Amber Heard) e il commissario Gordon (J. K. Simmons) hanno invece poco tempo per brillare, mentre si riconferma sul pezzo l’ironico Alfred di Jeremy Irons. E il cattivo Steppenwolf (Ciarán Hinds)? Al livello dei peggiori villain di casa Marvel.

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Se c’è un aspetto su cui i film supereroistici latitano è un antagonista valido, capace di controbilanciare il carisma degli eroi. Il generale di Apokolips, zio del potente Darkseid, vive di litanie stereotipate e di una CGI inespressiva, collezionando scatole del potere come Thanos farebbe con le Gemme dell’Infinito. È proprio quando appare in scena che la trama, già inconsistente di suo, traballa maggiormente, ma per fortuna arrivano le botte epiche tra i suoi Parademoni e i membri della Justice League. Un difetto dei film DC è la scrittura confusionaria e anche questa volta Chris Terrio non si fa mancare le sbavature, da scambi di battute poco incisivi a sbadataggini croniche dei protagonisti. Da segnalare anche un abuso di slow motion, che in Batman v Superman non era presente, mentre abbondava nel Wonder Woman di Patty Jenkins, insieme a un indebolimento generale delle coreografie.

L’impressione è quella di un progressivo allontanamento dalle tematiche dark e seriose per correre sulla scia degli Avengers, ma i momenti godibili non mancano, e includono dei colpi da maestro: una schermaglia verbale tra Bruce Wayne e Diana Prince, con relative accuse di ipocrisia, è ottimamente eseguita, mentre una delle parti più suggestive riguarda la [SPOILER] rinascita di Superman (Henry Cavill), che quando è mezzo impazzito dimostra di poter sottomettere gli altri eroi con una mano sola [/SPOILER], incluso l’imprendibile Flash. Insomma, un film pieno di sana tamarraggine che fa il suo dovere e che dà il giusto peso a ogni componente della JL, anche se è forte l’atmosfera di un episodio di mezzo, dove la minaccia all’umanità sembra poco concreta. L’incontro tra due filosofie registiche molto distanti poteva portare al disastro, invece ci ha consegnato qualcosa di imperfetto ma solido. La DC combatte fieramente ma non ha ancora trovato la propria idendità, mentre la Marvel si avvicina al picco della sua produzione e deve trovare un cattivo che funzioni (il Thanos di Josh Brolin) per cambiare le carte in tavola. Alla luce degli eventi, sono ambedue in tempo per stupirci.

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La tragicomica produzione di questo mash-up ha subito ripercussioni anche in campo musicale (io direi “soprattutto”) con la notizia iniziale del non coinvolgimento di Hans Zimmer al progetto perché il compositore tedesco, con una grande poker face, dichiarò di aver concluso il suo ciclo con i super-eroi, quando in realtà, leggendo tra le righe molto probabilmente fiutò già dall’inizio le problematiche identitarie interne in casa Warner e decise di squagliarsela parcheggiando uno della sua ciurma.

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Il progetto venne assegnato a Junkie XL, già co-compositore assieme ad Hans di Batman v Superman,  ma anch’egli non riuscì a “mangiare il panettone” perché al secondo mese di post produzione, fu allontanato dal progetto con la giustificazione in primo luogo di essere troppo impegnato a scrivere la score di Tomb Rider (in quel caso non riuscii proprio a trattenere la risata e gli esplosi in faccia), per poi rettificare pubblicando un tweet strappalacrime che precisamente recitava:

“As my mentor Hans Zimmer told me: you haven’t made it in Hollywood as a composer until you get replaced on a project. So I guess I finally graduated this week,”

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Arriviamo finalmente al presente con l’ingaggio di Danny Elfman per “raccattare” qualcosa e portare a casa il lavoro, sotto chiara e precisa richiesta del regista subentrato a Snyder, ovvero l’ex marvelliano Joss Wheadon. La scelta di Danny ci è stata chiara fin da subito, la Warner ha capito che i soldi si fanno producendo filmetti seriali e leggeri copiando in casa Disney e allora anche la musica si sarebbe dovuta adeguare. Dopo le interessantissime, suggestive e moderne composizioni si è fatto un salto all’indietro di una trentina d’anni.

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Che piaccia o meno, la sinergia Zimmer-Nolan applicata al mondo cinecomico della DC si adattava alla perfezione, le suggestioni arcaiche, sporche, industriali e ricalcanti entravano in simbiosi con i prodotti da commentare un modo eccelso ed altamente suggestivo. Elfman è stato chiamato per fare lo stesso tipo di lavoro che fece con Spiderman all’inizio degli anni duemila, livellando un po’ i temi musicali e l’aggiunta di un citazionismo ignorante e non giustificato.

Si, in Justice League sentiamo la rivisitazione sinfonica del tema di Junkie XL di Wonder Woman (aveva senso solo con le chitarre elettriche), non è stato preso in considerazione nemmeno un passaggio o una minima sonorità di Zimmer, e il rosso dai denti sporchi ha avuto (forse imposta, qui intervista) la brillante idea di ripigliarsi il suo vecchio tema di Batman che scrisse per Tim Burton e accennare in modo blasfemo l’approccio fanfaresco di Williams per il primi film di Superman, risultato inevitabile: un pasticcio.

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Un mesetto fa scrissi un articolo intitolato JUSTICE LEAGUE vedrà John Williams contro Hans Zimmer , magari avessi azzeccato quella previsione, almeno avremmo assistito ad un saggio didattico su due stili diversi di composizione, o meglio, due mondi diversi di composizione messi a confronto da un mestierante di livello, quando in realtà Elfman si è fatto prendere la mano e ha portato il film nella direzione che la produzione tanto sta bramando, allontanandosi da quel mondo forse troppo evoluto, di cui Nolan, Snyder e Zimmer, facevano parte. Non sapremo mai cosa ha fatto scattare la molla che ha generato questo brodo di giuggiole musicale, forse la marvellizzazzione della DC, forse la pazzia di Whedon oppure la voglia di Elfman di continuare ad incassare soldi delle royalties per il tema di Batman.

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