Ready Player One: Stranger Things arriva al cinema

il

Facciamo una partita?

di Matteo Berta

Ci troviamo nella Second Life dei  nerd e Spielberg vi ci accede con il VR senza pensare alle conseguenze del fatto che prestare troppe volte il proprio nome può diventare deleterio. Come capitato per Il Grande Gigante Gentile, personalmente non credo che Steven abbia diretto questo film, il regista di Cincinnati è un direttore da campo e come ho avuto il piacere di riconfermarmi negli ultimi giorni riapprezzando il fantastico b-roll di E.T, vuole sempre mettere becco in ogni tipo si sequenza e la sua mano è sempre riconoscibile.

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Nel caso di Tin Tin, pur essendo un lavoro completamente in CGI si nota benissimo l’impostazione spielberghiana della direzione degli attori in Mo.Cap e di tutto ciò che ne consegue, ma quando ti trovi di fronte ad una scena alla Fury Road dove si sprecano i vezzi estetici, non esistono scelte emotive e tutto è in favore dello spettacolo (prima gara in Ready Player One) allora ti ricordi che Spielberg è nella sua fase della carriera che ho definito 3.0, dove da una parte presta il nome per grandi Blockbuster e dall’altra si diverte a fare film che piacciono appieno solamente a lui.

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Ready Player One è un film millenials – friendly con un fan service senza esclusione di colpi, le strizzatine d’occhio sono presenti al limite del ridicolo anche se c’è da riconoscere che sono gestite con eleganza e non spiattellate in faccia in stile J.J Abrams. Il plot gira attorno alla ricerca di un uovo e metaforicamente parlando, l’intera pellicola si basa proprio sulla costante proposizione di easter eggs viscerali, trascendenti e a mo’ di mela dell’eden.

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Per la terza volta nella sua carriera, Spielberg protagonista del sodalizio Regista-Compositore più famoso e importante della storia dell’intrattenimento e non, lascia lavorare in pace Williams su The Post e chiama Alan Silvestri che nel suo stile crea un temone principale (che non mi è piaciuto) e poi imbastisce una partitura che cerca di ricalcare (male) il maestro John con pennellate alla Horner.

Inevitabilmente le parti più succose e ben gestite sembrano essere le due grandi scenone monster che, senza spoilerare, sono poste esattamente all’inizio e alla fine del film dove vediamo apparire tre mostri che noi conosciamo molto bene di cui due iconici e uno altamente ignorante nel finale ma ganzissimo (accompagnato anche dal suo tema musicale originale). Non è uno spoiler dire che nella gara iniziale del film troviamo il T-Rex di Jurassic Park perchè lo si vede già nel trailer, egli appare come un bellissimo paratesto in funzione del sequel di Jurassic World ed è emozionante vederlo decontestualizzato dal brand di Jp e Jw, anche se mi sarebbe piaciuto che Silvestri gli avesse abbinato almeno un tema della saga.

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Ogni film di Spielberg merita di essere visto, ma da qualche anno a questa parte si può avere anche il diritto di uscirne delusi, questo non è il caso, perché il film è bello, forse carino…

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