HOLLYWOOD MONSTERS – IL VECCHIO GIOCO DI MOSTRI

il

Un videogame “da urlo” direttamente dal 1997.

di Alessandro Sivieri

Ho circa otto anni e sto osservando uno scenario anni ’40 sul monitor. La grafica è cartoonesca, curata fino all’ultimo pixel (che vent’anni fa non erano molti). Su un marciapiede un piccolo strillone regge una pila di giornali e annuncia “The Quill, The Quill! Questa è la notte di Hollywood Monsters!”. Il biglietto d’ingresso per una delle più affascinanti e mostruose avventure grafiche del secolo scorso. Perché ve ne parlo? Perché oggi voglio fare dell’archeologia digitale, quindi abbandoniamo i lidi del cinema per agguantare mouse e tastiera, parlando di videogame un po’ datati.

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I giochi dalle tinte horror e a tema monster rappresentano una larga fetta della storia videoludica, costruendo spesso ponti crossmediali per i grandi brand. Basti pensare a quella perla di Alien: Isolation, giocato dal sottoscritto con prolungati attacchi di panico. Si tratta pur sempre del mio mostro preferito, quindi ho tenuto duro e mi sono gustato un succoso spin-off interattivo della saga degli Xenomorfi. Ma Hollywood Monsters è una creatura molto diversa, un’esperienza sconosciuta ai gamer più giovani che ha uno stretto legame con il cinema.

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Impostato sulla falsariga dei Monkey Island della LucasArts, questo titolo si presenta come un punta e clicca della vecchia scuola, munito di scenari fissi, un inventario e personaggi con cui interagire in svariati modi. La storia vede due giornalisti del The Quill, un quotidiano degli anni ’40, impegnati a ottenere uno scoop sulla notte di Hollywood Monsters. Trattasi di un party esclusivo, in una sinistra magione, dove i mostri più celebri di Hollywood si riuniscono per fare baldoria e ricevere premi. Nel tentativo di risolvere un mistero, i protagonisti avranno a che fare con la Mummia, Frankenstein, Dracula e compagnia bella. Le citazioni si sprecano, partendo dai classici della Universal fino ai film dell’età dell’oro della Hammer. L’aspetto più surreale è proprio la natura dei mostri, che oltre a esistere in carne e ossa sono attori di fama mondiale. In seguito alla sparizione di uno di essi, ovvero Frankenstein, fatto a pezzi e sparso in varie parti del mondo, la coppia di reporter si getta in un’indagine dai risvolti sovrannaturali con qualche tocco pulp. Tra enigmi e strani incontri, dovranno “riassemblare” la vittima e scopriranno che c’è del marcio a Hollywood.00653a.jpg

Come in titoli analoghi l’elemento di punta è l’umorismo. Ispirandosi ai pirati fanfaroni e smargiassi di Ron Gilbert, gli sviluppatori pescano dalla mitologia cinematografica di genere e intrattengono il giocatore con gag, anacronismi e citazioni mostrofile. Già dalla sequenza introduttiva si percepisce l’atmosfera retrò di un prodotto che non ha la minima intenzione di prendersi sul serio e che rilegge i mostri sacri in chiave ironica (vedasi l’intervista a King Kong), senza però mancargli di rispetto.

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Le ambientazioni sono varie e curate, trasportandoci dalla Transilvania alle tombe dell’antico Egitto. I dialoghi assumono di frequente contorni grotteschi, di pari passo con le situazioni (l’Uomo Lupo che fa la bella vita in una jacuzzi circondato da ragazze in bikini). Siete avvertiti, alcuni enigmi non sono di facile soluzione e l’interfaccia vetusta potrebbe scoraggiare i palati più casual. L’ostacolo principale resta il vostro computer, probabilmente troppo recente per far girare una simile anticaglia, anche attivando le opzioni di compatibilità. Per vostra fortuna i Pendulo Studios, autori dell’originale, sono tornati sulle scene nel 2011 con The Next Big Thing, seguito spirituale che riprende molti elementi del predecessore, aggiungendo grafica e gameplay attualizzati. Il classico però non si batte, almeno finché ci sarà qualcuno che ama spremersi le meningi, apprezza i riferimenti e non skippa i dialoghi.

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