OVERLORD – Mostri e nazisti, tra b-movie e mainstream

Recensione del nazi zombie movie prodotto da J.J. Abrams.

di Carlo Neviani

All’inizio Overlord è puro war movie. La storia inizia alla vigilia del D-Day quando un battaglione di paracadutisti americano si butta su un paesino della Francia occupata dai nazisti: l’obbiettivo è far saltare una torre-radio posizionata sopra una chiesa. “Sai perché la torre sta sopra una chiesa?” urla il capitano della spedizione in una delle prime battute del film. “Perché i nazisti sono degli sporchi figli di puttana. E se vogliamo batterli dobbiamo essere sporchi come loro”. Una cruda sentenza che rivela da subito lo spirito del film: i nazisti sono, come in gran parte della cinematografia moderna e contemporanea, dei mostri, e non esiste ragione per cui non si debba godere a vederli morire male. Un po’ come in Bastardi senza gloria, veniamo catapultati in una storia fittizia con una cornice storica famigliare, un mondo in cui una mitragliata in faccia ai crucchi, brutale e catartica, può accompagnare solo.

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Sì, c’è un po’ di Tarantino in Overlord, ma c’è anche tantissimo altro. Dopo il primo atto, il film si trasforma. Si scopre come nella base nazista avvengano strani esperimenti scientifici che danno vita a mostri simili a zombie. E da war movie a nazi zombie movie… è un attimo. Il regista Julius Avery saccheggia senza timore da b-movie, serie tv, videogame e mescola vari generi: guerra, horror, commedia, romanticismo. Un’operazione produttiva riuscitissima, ma con i suoi limiti. La “mente editoriale” è la Bad Robot di J.J. Abrams, cineasta ormai veterano che, in veste di produttore, ambisce qui a riportare il b-movie nel mainstream.

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L’ambizione di essere un film “per tutti” si rivela un’arma a doppio taglio. C’è sicuramente molta più profondità caratteriale nei personaggi di quanto ci si possa aspettare da un film “ignorante” con dei nazisti zombie. Gli attori principali, tutti semi sconosciuti, interpretano bene i loro ruoli, tant’è che molti critici li hanno già etichettati come future superstar: da Jovan Adepo a Wyatt Russel, figlio di Kurt, che rievoca le espressioni del padre in una scena che ricorda La Cosa di Carpenter in quanto a mostruosità, passando per il danese Pilou Asbæk che assomiglia a Michael Shannon e si diverte un mondo a fare il nazista cattivo. La sceneggiatura fa il suo dovere, sebbene non ci sia grande originalità nell’arco narrativo, dosa con maestria gli innumerevoli ingredienti utilizzati nella storia e riesce a coniugare grande tensione, scene splatter ben piazzate, divertimento e romance quanto basta per farci affezionare ai protagonisti. L’apparato tecnico è inattaccabile: fotografia azzeccata (uno dei due DOP è quello di Game of Thrones) un po’ “moderna” tipo fumetto di Frank Miller, un po’ “vintage” grazie all’utilizzo di lenti anamorfiche e una palette di colori verde-rosso da Guerra Mondiale. Gli effetti speciali in CGI sono molto buoni e si amalgamano bene con le scenografie steampunk dei laboratori dell’orrore.

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Cos’è dunque che ci si aspetterebbe di più da un film come Overlord? Immaginate di mangiare un kebab. In questo caso un kebab bello farcito, un kebab con tutto. Ora immaginate di mangiarlo in un normalissimo ristorante. C’è qualcosa che stona non trovate? Sebbene sia apparentemente più bello che mangiarlo da un kebabbaro, immerso nell’odore di salsa piccante. Overlord è esattamente questo: un b-movie che, travestendosi da “film normale”, mainstream, perde un po’ di quella sincerità, di quell’ignoranza genuina che fa dei b-movie dei piccoli cult. Non osa mai troppo, non è mai troppo sgangherato e rivela troppo la morale del film: è giusto mettersi al livello dei mostri, sporcarsi, per batterli?

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Impossibile comunque definire queste mancanze come un vero e proprio errore del film, dato che c’è chiaramente una scelta editoriale ben precisa. Tanto di cappello a J.J. per portare in sala film di questo tipo. Produzioni che in Italia, oggi, sono lontane anni luce.

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