HARRY POTTER – Dopo tutto questo tempo? Sempre.

Dodici anni dopo l’uscita dell’ultimo libro e a otto anni dall’ultimo film, ho riletto e riguardato tutta la saga di Harry Potter. Ecco qualche pensiero a riguardo.

di Cristiano Bolla

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Ogni inizio anno parto con un proposito: l’anno scorso era stata la lettura delle opere principali di Tolkien, che ha portato non solo ad un fanatico amore per il Silmarillion, ma anche ad una maratona da dodici ore, i cui deliranti risultati potete leggere QUI. Quest’anno, invece, senza nessun motivo apparente, ho deciso di iniziare l’anno con l’impegno di rileggere un libro di Harry Potter al mese, per poi guardarne il relativo film. Con quasi un mese di anticipo, ho mantenuto fede al mio impegno e, lasciatemelo dire, è stato bello come la prima volta. 

Prima volta che, per me, classe 1991, coincise con la seconda media: nelle ore di narrativa (che bei tempi), il libro scelto dalla professoressa di italiano fu qualcosa di cui non avevo sentito parlare, perché mica c’era Twitter o le petizioni online a tenermi aggiornato sui trend. Il libro era Harry Potter e La Camera dei Segreti e, siccome già allora avevo un piccolo principio di Disturbo Ossessivo Compulsivo, ho recuperato anche il primo capitolo. Da lì è stato amore e non è mai finito.

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Harry Potter and the Philosopher’s Stone – Anno di uscita: libro 1997, film 2001

Molti di quelli nati negli anni ’90, ci scommetto, hanno alcuni ricordi precisi: per me è l’eccitazione di un nuovo libro in uscita, il tornare a casa e trovarlo in bella vista sul tavolo del salotto; o ancora è la notte passata a vomitare dopo aver finito Il Principe Mezzosangue, completamente shockato dalla morte di Silente. Per me, nato negli anni ’90, Harry Potter è una grandissima fetta di cultura popolare, è ciò con cui sono cresciuto, che ha segnato la mia infanzia e adolescenza e ciò che mi ha accompagnato per tutti quegli anni. A farlo, ovviamente, è stata la penna di J.K. Rowling, più che i film della Warner Bros (di cui parlerò a breve) ed è questa la grande abilità che, secondo me, va riconosciuta all’autrice.

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Harry Potter and the Chamber of Secrets – Anno di uscita: libro 1998, film 2002

La Rowling infatti ha fatto una scelta molto precisa: ha deciso di seguire una generazione, ha scelto di raccontare una storia in continua evoluzione non solo narrativa, ma soprattutto lessicale e tematica. Provate a riprendere in mano le prime pagine di Harry Potter e la Pietra Filosofale e confrontatele con le prime de I Doni della Morte. Al di là del fatto che si segue una storia precisa, a cambiare è anche il peso specifico delle parole, del mood, dei contenuti espressi. Harry Potter è senz’altro nato come una storia per bambini, ma quei bambini sono cresciuti e la Rowling ha continuato comunque a parlare con loro, ha fatto crescere il suo linguaggio assieme a loro, a noi. Nel 1997, anno dell’uscita del primo libro, ci affascinavano la magia, i fantasmi, il drago Norberto, ma crescendo, scaltramente, la Rowling ha fatto crescere anche i suoi personaggi: che batticuore durante il primo bacio di Harry con Cho Chang e che comprensibile e condiviso entusiasmo quando, ne Il Principe Mezzosangue, Harry si preoccupa solo di passare i pomeriggi avvinghiato a Ginny Weasley. Perché? Perché anche noi, in quegli stessi anni, volevamo vivere quelle esatte cose.

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Harry Potter and the Prisoner of Azkaban – Anno di uscita: libro 1999, film 2004

L’altro elemento di “crescita” dei romanzi è senz’altro quello che può essere considerato il tema centrale di Harry Potter: la Morte. Un viaggio fantastico (nel senso di fantasy), un racconto di formazione di un ragazzo destinato ad affrontare la morte nelle sue varie forme, fino a doverla abbracciare per poter sconfiggere colui che cerca di sfuggire alla morte stessa a tutti i costi, Voldermort. Il Professor Quirrell (o Raptor, nella versione italiana), quindi Cedric Diggory, Sirius Black, Albus Dumbledore e, a cascata nel finale, Edwige, Malocchio Moody, Fred Weasley, Remus Lupin e Harry Potter stesso. La Morte è diventata un elemento imprescindibile del romanzo, specie nel suo finale, e leggere della morte della civetta Edwige nelle primissime pagine dell’ultimo libro, ha fatto capire chiaramente il mood, il livello di maturità raggiunta da Harry Potter, dal suo mondo e, in ultimo, da noi, ormai vicini ai vent’anni.

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Harry Potter and the Globet of Fire – Anno di uscita: libro 2000, film 2005

Qui si scende nel personale, ma non sono mai stato particolarmente un fan di Harry Potter, inteso come protagonista: ho tifato per lui, certo, ma tutto il racconto è costruito perché non sia lui al centro di tutto, ma sia aperto invece a tutta una serie di personaggi molto più che secondari. Certo, ci sono Ron e Hermione (per la quale ho sempre provato un certo fastidio: Harry aveva ragione su Draco e sui Doni della Morte e lei non gli credeva, “Oh, rabbia!”), ma anche la complessità di Albus Dumbledore, il cui fatal flaw era il potere stesso, che gli è costato la famiglia e, in ultimo (per via della maledizione sull’anello/Pietra della Resurrezione) la vita; e ancora: il servilismo dettato dalla paura di Draco Malfoy, l’amore e il dolore di Severus Snape, il coraggio e la rivalsa di Neville Longbottom. Se i miei momenti preferiti (sia nei libri che nei film), infatti, c’è quello in cui Neville ottiene 50 punti per aver tentato di fermare i proprio amici a caccia della Pietra Filosofale. Lacrime, grande Neville.

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Harry Potter and the Order of the Phoenix – Anno di uscita: libro 2003, film 2007

Il potenziale espressivo, narrativo e immaginifico di Harry Potter ha inevitabilmente portato alla trasposizione cinematografica, attentamente supervisionata dall’autrice, che come è risaputo ha posto veti particolari: solo attori inglesi per i protagonisti, ha bloccato il musical proposto da Michael Jackson e via dicendo. Nonostante, alla soglia dei trenta, abbia provato molta soddisfazione nel rileggere i libri, devo ammettere che non ho lo stesso affetto per i film. Per nessuno in particolare: non per i primi due diretti da Chris Columbus, né per quelli di Alfonso Cuàron e Mike Newell o gli ultimi quattro di David Yates. Certo, hanno dato volti, atmosfere e voci a tutto quanto contenuto nel libro, tanto che a rileggerli è stato inevitabile associare i personaggi ai rispettivi interpreti, ma semplicemente non avevano la stessa magia, lo stesso modo di comunicare e, in ultimo, non sono invecchiati altrettanto bene, cinematograficamente parlando. Ma di tutto, c’è un dettaglio che non perdono ai libri, qualcosa che ha cambiato notevolmente il significato stesso della storia.

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Harry Potter and the Half-Blood Prince – Anno di uscita: libro 2005, film 2009

Che i film abbiano subito pesanti riadattamenti, era ovvio, scontato e accettato: nell’epoca pre-MCU e Wizarding World, non tutti stravedevano per le lunghe saghe, mentre invece ora molti di più sembrano aspettare il proseguo di Animali Fantastici. Quindi ci sta aver tagliato molte cose, pur con dispiacere (per Il Principe Mezzosangue su tutti, ma anche per l’addio di Dudley a Harry, ne I Doni della Morte Parte I), ma c’è un dettaglio che, secondo me, ha stravolto e in ultimo de-classificato i film rispetto ai libri. Parlo della morte cinematografica di Voldemort rispetto a quella letteraria. In Harry Potter e i Doni della Morte Parte II, infatti, Voldemort si dissolve in cenere dopo lo scontro finale con Harry Potter, lasciando niente di sé. Nel libro, invece, il corpo morto di Tom Riddle cade a terra e viene poi messo in una saletta a parte. La Rowling, nel romanzo, ha preso una figura con connotati divini (immortale e quasi onnipotente) e l’ha riportata al suo status originario: un uomo, niente più che un uomo in carne e ossa, Tom Riddle, come lo chiama Harry, de-mitizzandolo e svuotandolo del suo alter ego del terrore, Voldemort. Farlo dissolvere in cenere, invece, ha contribuito a renderlo ancora la sua figura ancora meno umana, mentre per il significato stesso del libro, la mortalità di Tom Riddle è un concetto importante.

C’è un altro esempio simile, nel cinema: ne Il Ritorno del Re, il troll che affronta Aragorn nella battaglia fuori dai cancelli di Mordor era originariamente Sauron stesso, in armatura. In post-produzione, invece, si è deciso di modellare il troll per non dare un corpo fisico a Sauron e renderlo così umano, troppo umano. Voldemort, invece, umano lo era eccome. Peccato, ogni volta (anche questa) ci rimango molto male per questo dettaglio – e mica da poco – mancante.

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Harry Potter and the Deathly Hallows – Anno di uscita: libro 2007, film 2010 e 2011

Penso di aver detto tutto quello che potevo su questa saga che, dopo anni di distanza, continua ancora a dare molto. Ho letto e visto ogni film collegato alla saga, la Bacchetta di Sambuco è ben in vista in casa mia e ho persino tatuato addosso il simbolo dei Doni della Morte. Perché Harry Potter è la saga con cui sono cresciuto, è il ragazzino che ho sperato di essere dal momento in cui riceve la lettera d’invito ad Hogwarts, ha gli amici che avrei voluto avere al mio fianco… Per questo, per me, rileggere Harry Potter fa sentire come Severus Snape nei confronti della sua amata Lily:

«Dopo tutto questo tempo?»

Link ad altri articoli sul nostro portale relativi al Wizarding World:

Il Bestiario di Harry Potter

Il Bestiario di ANIMALI FANTASTICI

HARRY POTTER: THE EXHIBITION

ANIMALI FANTASTICI 2 – LE TEORIE SUL FINALE

PERCHÉ GRINDELWALD DI ANIMALI FANTASTICI PUÒ BATTERE VOLDEMORT DI HARRY POTTER

MICHAEL GAMBON È STATO UN PESSIMO ALBUS SILENTE

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE (Spoiler Free)

Severus Snape and the Marauders

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Che articolo stupendo! In queste parole trasudano tutto l’affetto che si può provare per Harry Potter e il suo mondo. Harry Potter è una serie di libri che ho sempre apprezzato e che con l’andare del tempo è cambiato parecchio, come hai giustamente specificato tu, sia nel tono che nella prosa. E’ un libro che è cresciuto insieme ai ragazzi della sua generazione e che ha accompagnato tanti ragazzi nelle varie fasi della loro vita. Non si può negare il suo enorme valore culturale e storico.

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    1. Monster Movie ha detto:

      Grazie mille per il complimento! E sì, concordo in tutto e per tutto: non è forse una serie di valore assoluto (non è, detta spiccia, LOTR), ma è qualcosa con cui siamo cresciuti e che ha segnato due decenni. Ha un enorme valore, non solo culturale e storico ma anche personale ed emotivo!

      – Cristiano

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