STAR WARS EPISODIO IX – Rey clonata e altre ipotesi

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Quello che sappiamo su The Rise of Skywalker.

di Alessandro Sivieri

È emerso del materiale abbastanza succoso dall’evento Disney D23 tenutosi ad Anaheim, dove oltre ai programmi futuri della major sono stati svelati un poster e un nuovo trailer di Star Wars Episode IX: The Rise of Skywalker. Il nono capitolo, in uscita questo Natale, ha il macroscopico obbiettivo di chiudere l’epopea del parentame di Luke Skywalker (Mark Hamill). Le anticipazioni, a partire dalla locandina, sono ricche di spunti su cui riflettere e confermano alcune speculazioni sorte già con il primo teaser di questa primavera. Una volta gli spoiler provenivano da Reddit, da 4chan o da qualche angolo della Rete, mentre ora è la Disney stessa a mettere in campo le (presunte) questioni focali del nuovo film, forse per un’ansia da prestazione in seguito all’impatto turbolento di The Last Jedi. Ovviamente nulla va dato per scontato, ma sembra che la campagna marketing non sia intenzionata a tenere nascosto cosa accadrà, quanto il modo in cui accadrà. Il poster la dice lunga e ci tira addosso un malefico faccione da tempo assente sugli schermi.

La presenza dell’Imperatore Palpatine (Ian McDiarmid) era già stata suggerita dalla risata nel teaser, ma vederlo troneggiare sullo sfondo dell’immagine spazza via ogni dubbio. Darth Sidious, manipolatore per eccellenza, è pronto a tornare sulla scena, occupando il trono di mastermind abbandonato da Snoke (Andy Serkis). Colui che ha mosso i fili per sei pellicole della saga (otto se teniamo in conto il periodo temporale di Solo e Rogue One), aveva evidentemente un piano di contingenza in caso di decesso e/o distruzione dell’Impero, eventi verificatisi ne Il ritorno dello Jedi. Non è chiaro in quale forma potrebbe tornare l’anziano Sith, ma fioccano le ipotesi: fantasma della Forza (gli spettri del Lato Oscuro sono legati al loro luogo di sepoltura), clone, reincarnazione o semplice ologramma? Per confonderci ulteriormente le idee, guardiamoci l’ultimo trailer, che esordisce con una retrospettiva a misura di fan nostalgico.

Le sequenze che ripescano dalla memoria collettiva starwarsiana non fanno che dirci “Ecco, tutti i tasselli andranno al proprio posto”. Veniamo catapultati nel presente con i membri della Resistenza, tra cui Finn (John Boyega) e Poe (Oscar Isaac) su un pianeta desertico, forse alla ricerca di sostegno per la guerra. Il Primo Ordine sembra più minaccioso che mai, con un’impressionante schiera di Incrociatori stellari illuminati dai fulmini. La costruzione di totaloni epici è un aspetto registico in cui J. J. Abrams eccelle, specie se finalizzato al fan service. In questo caso è ignoto se si tratti delle armate di Kylo Ren (Adam Driver) o del fantomatico esercito Sith nascosto da Palpatine in un remoto angolo della Galassia, come affermano diversi rumor.

Un raggio scarlatto, presumibilmente un tipo di super-arma, devasta la superficie di un pianeta. Si tratta di un’ennesima riproposizione della tecnologia della Morte Nera? Dal canto nostro speriamo che la storia non si areni sulla distruzione della stazione spaziale di turno. Mentre le immagini si susseguono, giungiamo ai co-protagonisti della trilogia: Kylo pronto allo scontro e Rey (Daisy Ridley) che si addestra in una foresta. Successivamente i due ingaggiano un duello in cima a un relitto nel mare in tempesta. Il rapporto tra i due è una delle variabili più intriganti di questa nuova trilogia, per validi motivi: l’alchimia tra gli interpreti, le scene di combattimento che li vedono coinvolti e la loro portata simbolica. Non sappiamo se tenteranno di eliminarsi a vicenda o se si imbarcheranno in una relazione clandestina, ma il loro legame può decidere le sorti del conflitto.

Kylo è il nipote ambizioso di Darth Vader, un ragazzo emotivamente instabile che vorrebbe essere più forte e spietato di quanto in realtà non sia, capace di atti crudeli (assassinio del padre Han Solo) e imprevedibili (salvataggio di Rey e uccisione di Snoke). Contrariamente al discepolo Sith standard, Ben Solo è grezzo, volubile e costantemente sedotto dal Lato Chiaro. Il suo cammino riserva ancora parecchie sorprese e attendiamo con ansia di conoscere i suoi amiconi del bar sport, ovvero i Cavalieri di Ren.

Dal canto suo, Rey si è inizialmente presentata come una principessa Disney bidimensionale, inspiegabilmente possente nella Forza e dal cuore immacolato. La sterzata anticlimatica sul suo passato, voluta da Rian Johnson, ha aggiunto un po’ di spessore a un personaggio che evita di porsi come il solito predestinato, nonostante tali fossero le avvisaglie in The Force Awakens. Almeno per ora l’eroina di Daisy Ridley non è figlia di nessuno ed è una creatura sperduta, in cerca del proprio posto nel mondo. Quale sarà il suo destino? La chiusura del trailer sgancia la bomba che farà discutere il pubblico per mesi: Rey in versione Lato Oscuro, con tanto di cappuccio e spada laser a doppia lama che ricorda un filino Darth Maul (Ray Park). Per chi non lo sapesse, nell’Universo Espanso questo tipo di lightsaber era già stato utilizzato dal celebre Exar Kun.

All’interno di quella che pare una struttura antica, quasi una cripta, appare la ragazza abbigliata all’ultima moda Sith, preceduta dal respiro artificiale di Darth Vader e da Palpatine che dichiara “Il tuo viaggio sta per finire”. In modo innaturale, quasi robotico, Rey assembla la sua spada laser pieghevole e rivolge uno sguardo minaccioso verso ignoti. Il trailer si chiude con questo cliffhanger, sulle note malinconiche del tema della protagonista, scritto da John Williams e rielaborato in più frangenti. Ora tentiamo di analizzare la portata di questo cambiamento.


DARTH REY

Un punto cardine dell’addestramento Jedi sembra essere proprio la resistenza alle tentazioni del Lato Oscuro. Ne abbiamo un assaggio quando Luke, ne L’Impero colpisce ancora, si addentra in una caverna colma di energia negativa e combatte contro una visione, nella fattispecie un Darth Vader che ha il volto di Luke stesso. Era ugualmente prevedibile che una resa dei conti tra Rey e Kylo comportasse l’oscillazione, da parte di uno dei due, verso un particolare lato della Forza, specie se a muovere i fili vi è un certo Darth Sidious. La domanda è: una Rey oscura farebbe bene alla storia? La risposta è sì, poiché scardinerebbe il franchise da un’opposizione dicotomica Bene vs Male che già in Episodio VIII aveva iniziato a cedere. La trasformazione dell’eroina darebbe inoltre uno stimolo a Ben Solo, che si ritroverebbe “buono per necessità“: un leader supremo del Primo Ordine che non torna sui propri passi per scrupoli etici e che avrebbe tranquillamente continuato a fare i propri comodi, ma che deve per forza schierarsi contro una minaccia più grande, quella di Rey/Palpatine, il terzo contendente che fa il suo ingresso nel gioco.

A frenare l’hype ci pensa la ben nota agenda Disney, votata al politicamente corretto: i social sono pieni di bambine che si vestono come Rey. La protagonista è un’icona per le più giovani, un modello comportamentale che dubitiamo venga rovesciato in nome di un plot twist efficace. Dubitiamo che le famiglie siano contente di vedere Rey indossare la cappa e smembrare innocenti, mentre la sola utilità a livello commerciale dell’idea sarebbe la vendita di più versioni dell’eroina in forma di giocattolo (fioccheranno le bambole di Dark Side Rey?). Insomma, è difficile pensare che la Casa di Topolino abbia in serbo una conversione al Lato Oscuro che non sia una banale proiezione mentale o una crisi isterica di dieci minuti prima di tornare alla normalità. Saremmo piacevolmente stupiti del contrario. Fallo, Disney, fallo!

Cerchiamo ora di comprendere i possibili fattori scatenanti di questo turning point. In che modo Rey diventerebbe la nuova stagista di Palpatine?


L’ATTACCO DEI CLONI

Come arriviamo a Darth Rey? Una delle spiegazioni più in voga la vuole come un’allucinazione procurata dal Lato Oscuro per permettere alla protagonista di affrontare metaforicamente se stessa e uscirne ancora più determinata. Il collega Matteo Berta ha profetizzato una scena da incubo dove Rey affronta, oltre al suo doppio, tutti i fantasmi dei cattivi del passato, con una sfilata Sith che va da Darth Maul a Vader. Per amore della Forza, speriamo che non sia così. La seconda teoria vede una crisi passeggera della ragazza, magari sotto la possessione di Palpatine, dalla quale si riprenderà prima dell’epilogo, magari con l’aiuto di Kylo Ren. Può anche darsi che Rey reagisca a una rivelazione sulla sua natura o sul suo passato e decida, indipendentemente dall’influenza di Sidious, di cambiare sponda. Se la Disney fosse coraggiosa, il passaggio potrebbe essere definitivo e terminare con la morte di uno dei due protagonisti.

Una terza ipotesi prevede il tentativo di Palpatine, ridotto a spettro, di reincarnarsi in un individuo potente nella Forza, meglio se suo consanguineo. Dopo aver fallito con Kylo Ren, le mire di Sidious si sposterebbero su Rey, destinata a diventare il contenitore del Signore Oscuro. Può darsi che sia imparentata con Palpatine o che sia stata creata fin dall’inizio con tale scopo. In fondo molti Signori dei Sith hanno provato, con svariati gradi di successo, a reincarnarsi dopo la morte del loro corpo fisico, da Marka Ragnos a Freedon Nadd. Questo ci introduce all’ultima e più affascinante teoria, quella di Rey clonata. I cloni sono infatti uno dei perni centrali della trilogia prequel, commissionati a migliaia da Darth Sidious per crearsi un esercito e trasformare la Repubblica nell’Impero. I Clone Trooper, estremamente abili nel combattimento, erano stati programmati per reagire all’Ordine 66 con un improvviso istinto omicida verso tutti i cavalieri Jedi.

La logica del clone pre-programmato non è perciò nuova nell’universo starwarsiano. Aggiungiamo il fatto che le origini di Rey presentino delle lacune e che quest’ultima sia sorprendentemente talentuosa nelle arti Jedi. Può darsi che Palpatine l’abbia creata in gran segreto come prototipo per avere un’armata inarrestabile o un guscio vuoto del quale assumere il controllo. In questo caso Rey potrebbe contenere del materiale genetico di Sidious, oltre ad avere delle gemelle: esisterebbero altre Rey e quella che conosciamo non è per forza l’originale. Immaginiamo uno scenario dove, scoperta la verità, la protagonista abbracci il Lato Oscuro, venendo posseduta da Sidious, oppure incontri una seconda Rey che è già passata al Male, ritrovandosi costretta ad affrontarla. Un colpo di scena che aggiungerebbe spessore a questo personaggio, partito da orfano e poi degradato allo status di clone prodotto in serie, destinato a un certo punto della vita a rinunciare al libero arbitrio grazie a un comando di Palpatine. Ignoriamo se Snoke fosse a conoscenza della cosa o se avesse un ruolo specifico nel piano.

Su quali indizi possiamo basarci per dare credibilità alla storia del clone? Significativa, a tal proposito, è la scena della grotta di The Last Jedi, dove Rey si introduce in un luogo mistico per trovare risposte sul suo passato. Invece di mostrarle i suoi genitori, la caverna decide di materializzare un numero imprecisato di riflessi della ragazza, che rispondono agli stimoli in modo coordinato. Oltre che una metafora dell’assenza paterna e materna, ciò costituirebbe un riferimento alla natura multipla di Rey, creata e replicata in segreto per i loschi obiettivi di Palpatine. L’eroina che tutti conosciamo può essere una delle copie salvata in extremis da qualcuno e abbandonata su Jakku, in modo che fosse al sicuro e un giorno tornasse a liberare le altre (o a distruggerle).

Aggiungiamo che l’escamotage del clone, o della personalità multipla, è una ricetta per l’immortalità già sperimentata nell’Universo Espanso dal temibile Darth Vitiate, conosciuto nel videogioco The Old Republic. Il potente Sith, vissuto per più di mille anni, avrebbe architettato un piano per trasferire la sua essenza in diversi individui. Questi ultimi, chiamati in seguito Figli dell’Imperatore, appartenevano a razze e classi sociali diverse e vennero portati al cospetto di Vitiate quando erano solo dei bambini. L’Imperatore infuse in ognuno di loro una parte del suo potere e della sua anima, per poi sparpagliarli nella Galassia, dove avrebbero ricoperto svariati ruoli, dal Senato all’Ordine Jedi. Al momento opportuno, Vitiate avrebbe attivato i suoi sottoposti, manipolandoli come marionette. Il team creativo della Disney e Abrams potrebbero aver adattato il concetto al rapporto Rey-Palpatine.


STAR WARS: ENDGAME

L’epilogo che auspichiamo non riguarda solo la vera natura di Rey, ma il tono generale del film: abbiamo già avuto stazioni spaziali da distruggere e rese dei conti tra flotte armate fino ai denti. Quello che ci piacerebbe è un finale contro le convenzioni, che non consista in uno schieramento di eroi presenti e passati, riuniti dalla Disney per sfoggiare i diritti d’autore e accontentare gli spettatori attempati e sentimentali. Se ci pensate, è proprio quello che è accaduto in Avengers: Endgame, con una presenza colossale di interpreti sullo schermo e una battaglia in salsa Signore degli Anelli. Il principio applicato a Star Wars fungerebbe da collante tra più generazioni, ma sarebbe una delusione per chi si aspetta una chiusura più intima e lontana dal riciclo patologico di concetti.


Le poche immagini mostrate hanno alzato leggermente l’asticella dell’attesa, ma anche il timore di un passo indietro, di un volersi trincerare dietro schemi già rodati come atto di ammenda verso i fan più conservatori. Forse questo Natale ci verrà spiegato, per la milionesima volta, come funziona realmente la Forza. Intanto vi lasciamo con un C-3PO strafatto di crack.

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