CRAWL – Il Remake di The Shallows senza Squalo

Recensione di Crawl, nuovo monster movie dell’estate dove si parla di coccodrilli all’attacco.

di Matteo Berta

Tic-Tac

Crawl concretizza l’incubo cinematografico di Capitan Uncino, ma forse nemmeno lui si sarebbe suggestionato più di tanto. Questo film nasce dalla necessità di rifare il film The Shallows sostituendo il pescecane con dei coccodrilli, o meglio degli alligatori. I parallelismi con il film di Jaume Collet-Serra (Qui recensito per noi da Nanni Cobretti) sono numerosi e spudorati: dai rapporti conflittuali famigliari, dal tipo di ferite causate ai protagonisti da parte dei mostri, fino ad arrivare a degli sviluppi narrativi copiati paro paro senza nemmeno il buon gusto di variarli di qualche elemento. Persino il poster sembra mostrare questo tentativo di emulazione alla massima potenza: è bastato rimpiazzare il mostro e sostituire Blake Lively con la Scodelario e il gioco di pigrizia è stato fatto.

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Questo film è prodotto da Sam Raimi, ma del suo modo di vedere il cinema dell’orrore non c’è proprio nulla, molto probabilmente ha partecipato al meeting solamente per decidere il nome. La pellicola offre un paio di momenti di tensione iniziale per poi perdersi in jump scare super prevedibili e illogicità di scelte da parte dei protagonisti principali. Che dovessimo staccare il cervello per poter goderci un film del genere, era chiaro fin dall’inizio, ma non avremmo mai pensato di dover assistere a delle sequenze che sfiorano il fantascientifico. Il fatto che gli alligatori non rispecchino i comportamenti (e in alcuni casi anche la morfologia) di quelli reali, non è un problema, anzi, spesso i mostri di questo film risultano essere molto più razionali delle loro controparti umane.

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Il punto più critico di questo film è il costante tentativo di risolvere problemi emotivi non necessari, durante le situazioni di sopravvivenza più concitate. Senza entrare nei dettagli, vi basti sapere che si parla di questioni immobiliari, di contrapposizioni da “Sono io la tua figlia preferita, papà” a dispute di separazioni coniugali, mentre magari sono incombenti degli animaloni affamati o il rischio di affogamento è una questione di secondi. Sembra che i protagonisti di questo film aspettino di essere intrappolati nel seminterrato per risolvere vari “non detti”. Ma questa gestione delle dinamiche psicologiche non aiuta a empatizzare con chi abbiamo di fronte, ma aumenta esponenzialmente la componente frustrante che ti porta, prima o dopo, in tutti gli horror a esclamare “ma sei deficiente?“.

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Crawl è il film da vedere solo perché è un film di mostri, ma rispettando la mia onestà intellettuale vi consiglio vivamente di optare per l’alternativa, sempre se ne avete una. Se state per entrare in sala in questo momento, non scoraggiatevi, le aspettative basse spesso mi sono servite per godermi le visioni…

In bocca al coccodrillo!

Qui la nostra reazione a caldo subito dopo l’uscita dalla sala

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