Perché vedere il film di Brady Corbet in 70mm è un atto d’amore per il cinema.
di Carlo Neviani
Sei uno di quei cinefili che si emoziona solo a sentire parlare di pellicola, formati analogici e proiezioni vintage? Allora questo articolo potrebbe farti venire voglia di prenotare subito un biglietto nella città più vicina che proietta The Brutalist di Brady Corbet in glorioso 70mm. Ma anche se non lo sei, lasciaci spiegare perché dovresti unirti a questa avventura cinematografica old-school.
Cos’è il formato 70mm e perché ci importa tanto?
Prima di tutto, facciamo un passo indietro. Il 70mm non è un semplice formato più grande del classico 35mm. Parliamo di una pellicola che offre il doppio della risoluzione, un dettaglio mozzafiato e una profondità di campo che ti fa sentire quasi dentro lo schermo. Il risultato? Colori più vibranti, neri più profondi e una qualità dell’immagine che non ha nulla a che vedere con il digitale.
Ecco perché grandi registi come Christopher Nolan, Quentin Tarantino e Paul Thomas Anderson insistono sull’uso di questo formato: non è solo una questione di nostalgia, ma di offrire al pubblico un’esperienza immersiva e viscerale.

VistaVision: il formato speciale dietro The Brutalist
Però, attenzione: The Brutalist non è stato girato direttamente in 70mm. Brady Corbet ha scelto di utilizzare il formato VistaVision, un sistema sviluppato negli anni ’50 dalla Paramount. Cos’ha di speciale il VistaVision? Beh, invece di far scorrere la pellicola verticalmente come nei normali film in 35mm, il VistaVision la fa scorrere orizzontalmente, consentendo a ogni fotogramma di avere 8 perforazioni invece delle classiche 4. Questo significa che la superficie dell’immagine è quasi il doppio rispetto al 35mm standard, garantendo una risoluzione più alta e un livello di dettaglio impressionante.
Per comparazione, l’IMAX 70mm (reso celebre da registi come Christopher Nolan) utilizza pellicola da 70mm con 15 perforazioni per fotogramma, risultando in immagini di altissima qualità, ma con un look completamente diverso da quello del VistaVision, che privilegia un rapporto d’aspetto panoramico più adatto alle grandi vedute.

Un po’ di storia: dal VistaVision agli effetti visivi di Hollywood
VistaVision fece il suo debutto con White Christmas e divenne rapidamente il formato preferito per i film che richiedevano una qualità d’immagine superiore, come Vertigo di Hitchcock e La guerra dei mondi. Negli anni ’70 e ’80, quando l’industria cinematografica iniziò a integrare sempre più effetti visivi, il VistaVision si affermò come standard per le riprese destinate agli effetti speciali. Film iconici come Star Wars e Indiana Jones sfruttarono le sue caratteristiche uniche per ottenere immagini estremamente nitide e ben definite, successivamente ridotte in 35mm per la distribuzione.
Oggi, l’uso del VistaVision è estremamente raro, ma registi ambiziosi come Corbet ne riconoscono il potenziale artistico e tecnico, specialmente quando combinato con la proiezione in 70mm, capace di mantenere intatta la qualità del negativo originale.
Girare e proiettare un film in questi formati è complicato, costoso e decisamente poco pratico nel 2025, un’epoca in cui tutto è digitale. Eppure, proprio questa scelta “artigianale” rende l’esperienza unica. Guardare un film in questo formato è come sentire un vinile di alta qualità su un impianto hi-fi: ogni dettaglio è più ricco, ogni imperfezione più affascinante.
Perché The Brutalist è perfetto per il VistaVision e il 70mm
La decisione di girare The Brutalist in VistaVision e proiettarlo in 70mm non è solo una questione estetica, ma concettuale. Il film racconta la vita e le opere di un architetto, esplorando il rapporto tra costruzione, spazio e memoria. Corbet, nelle sue interviste, ha sottolineato come l’architettura nel film sia quasi un personaggio a sé stante, un elemento capace di influenzare la vita dei protagonisti e definire il loro ambiente emotivo.
Il VistaVision, con la sua capacità di catturare ampie vedute panoramiche e dettagli architettonici complessi, è il formato ideale per rendere giustizia a questo approccio. Le ampie superfici e le geometrie monumentali degli edifici acquisiscono una presenza tangibile, amplificata dalla successiva proiezione in 70mm, che garantisce una resa perfetta di ogni dettaglio strutturale.
Un esempio storico che sottolinea questa capacità del VistaVision è la celebre ripresa del Golden Gate Bridge nel film di Hitchcock, realizzata proprio in questo formato per evidenziarne la monumentalità e la struttura imponente. Analogamente, The Brutalist utilizza il VistaVision per mettere in risalto l’architettura come elemento narrativo fondamentale.

Tre ore e mezza di pura immersione: l’intervallo che diventa parte dello spettacolo
Sì, hai letto bene: The Brutalist dura ben tre ore e mezza. Ma niente paura, Corbet ha previsto un intervallo obbligatorio di 15 minuti a metà proiezione. Durante questa pausa, sullo schermo viene mostrata una fotografia statica accompagnata da un countdown che indica il tempo rimanente prima della ripresa. Questa scelta, oltre a essere una necessità pratica per il pubblico, diventa un elemento estetico che richiama le proiezioni dei grandi film epici del passato, dove l’intervallo era parte integrante dell’esperienza cinematografica.
L’intervallo offre allo spettatore un momento per riflettere su quanto visto e prepararsi emotivamente al secondo atto del film. In un’epoca in cui la fruizione dei contenuti è sempre più frammentata e frettolosa, un film che impone un ritmo lento e meditativo rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti da parte di Corbet.

Le sale italiane dove vedere The Brutalist in 70mm
In Italia, saranno tre le sale privilegiate che proietteranno The Brutalist in 70mm: Quattro Fontane a Roma, Lumière a Bologna, Arcadia a Melzo (Milano). Noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, dove per l’occasione hanno attrezzato le due sale principali (Grande e Darsena) con proiettori 70mm. Un’occasione più unica che rara.
Se sei un appassionato e vuoi vivere questa esperienza unica, preparati a un piccolo pellegrinaggio cinematografico. Non si tratta solo di vedere un film, ma di immergersi in una dimensione diversa, dove ogni dettaglio conta.
Un viaggio nel tempo cinematografico
Vedere The Brutalist in 70mm è anche un modo per riscoprire la magia del cinema come lo intendevano i grandi pionieri della settima arte. Lawrence d’Arabia, 2001: Odissea nello Spazio… quei film, proiettati in 70mm, non erano solo storie raccontate su uno schermo: erano esperienze che ti trasportavano in un altro mondo.
Ecco, The Brutalist vuole fare lo stesso. Vuole portarti in un’epoca passata, ma con uno sguardo moderno e consapevole. Vuole mostrarti come l’arte e l’architettura possano influenzare le vite umane, e lo fa su una tela così ampia e dettagliata che ogni fotogramma potrebbe essere incorniciato e appeso in un museo.
Andare a vedere un film in 70mm oggi è anche una piccola ribellione contro l’uniformità del digitale. È un modo per dire: “Amiamo il cinema nella sua forma più pura”. Non è comodo, non è economico, ma è vero.