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Il Godzilla di Emmerich vince in tre mosse

Godzilla anteprima film 1998

Tre insindacabili motivi per cui il Godzilla del 1998 è migliore di quello di Gareth Edwards.

di Matteo Berta

Buonasauro e bentornati in mezzo ai mostroni giganti. Godzilla sta vivendo una nuova giovinezza cinematografica, con il Monsterverse nel pieno della sua corsa, influenzato dall’acquisizione della Legendary da parte del supergruppo cinese Wanda Group. Se volete recuperare l’articolo dove analizziamo questo evento nel dettaglio, non serve altro che cliccare qui: Wanda piglia Legendary.

Questa sera parliamo di Godzilla. Siamo sempre contenti nel farlo e non vogliamo certo scomodare le prime produzioni originali, ma prendiamo in esame quelle due rappresentazioni odierne che sono riuscite (o in un caso, sarebbe dovuta riuscire) ad avvicinarsi maggiormente alla nostra nobilitante idea di Monster Movie: quel film di un certo livello qualitativo che mette sul piatto il legame metaforico (o concreto) tra uomo e mostro senza limitarsi o eccedere in altri facili generi come il disaster o l’horror. Questa è una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi tra i due colossi dove, se considerassimo le fattezze, non ci sarebbe partita. Per fortuna, al fine di valutare un’opera cinematografica, non si prende in considerazione solo il design. Il Godzilla del 1998 vince contro quello del 2014. Perché? Ecco i tre colpi andati a segno.

QUESTIONE DI ONESTÀ

Emmerich realizza un prodotto onesto, non punta alla verosimiglianza né vuole legarsi a una fedeltà classica per il gusto al paraculismo diffuso. Realizza un film di intrattenimento senza scuse e senza paletti. Edwards, buttato nella mischia senza avere l’esperienza giusta, cerca di salvaguardarsi in stile J. J. Abrams, utilizzando la “non così più nobile” arte del citazionismo e la struttura estetica del grande Kaiju, poi butta nel calderone la solita tematica filo-americana del militare che abbandona la famiglia per un volere superiore di cui a noi europei non importa un fico secco. Edwards viene messo a capo di un progetto che da una parte cerca di dare una bella spolverata alla costruzione anatomica di Godzilla (operazione riuscita, molto figo), ma dall’altra non fa altro che mettere in piedi una banale storiella in un contesto cinematografico poco credibile. Nello stesso tempo punta alla verosimiglianza, creando così una crisi d’identità del film stesso.

QUANDO LE COLONNE SONORE AVEVANO UN’ANIMA

Non fraintendetemi, sia David Arnold che Alexandre Desplat hanno fatto un buon lavoro, ma qui parliamo di ruoli. Arnold costituisce dei nuclei tematici ben definiti e molto suggestivi che accompagnano le scene in modo eccellente, e soprattutto danno sostegno alle sequenze più “pacchiane“. Non è un compositore stratosferico, ma il suo lavoro si presenta duttile ai fini del progetto: sa essere protagonista, sostenitore e soprattutto evocatore. Desplat, per l’ultimo Godzilla, si limita a ricalcare le scene, rende difficile un frequente ascolto separato, orchestra una struttura abbastanza funzionante, ma non fa uscire dalla mischia mai nulla di memorabile. Se ne sta in disparte e fa il suo compito. Ci sono pezzi suggestivi ma spesso anonimi (emblematica la traccia “Airport Attack”).

SIATE ATTORI!

Per quanto riguarda il cast, possiamo accertare la mancanza di eccellenze e abbiamo solo attori mediocri in entrambe le pellicole. Nel 1998 il protagonista fu il dottor Niko Tatopoulos, interpretato da un giusto Matthew Broderick, che diventa macchietta senza strafare. Il protagonista diventa presto una spalla del non-protagonista Jean Reno, che interpreta l’agente Philippe Roaché, perfetto per quel ruolo (una sorta di divertente Bezu Fache in un monster movie). La damigella in pericolo nonché amore segreto del protagonista, ovvero Audrey Timmonds, è impersonata da Maria Pitillo.

Un cast in stile film di Michael Bay, non eccelle in nessun ruolo, ma ci sta per il tipo di produzione che si ha davanti. Gli attori per l’ultimo Godzilla invece sono abbastanza insensati. Per il primo atto di film si sceglie un ottimo Bryan Cranston da far fuori in pochi minuti assieme a una strana Juliette Binoche (da sbolognare in venti secondi), per la serie “Ho speso tutto il budget per la CGI per cui i grandi attori me li posso permettere massimo una settimana sul set”. Tutta la storia gira attorno a una famiglia americana composta da un Aaron Taylor-Johnson dimenticabile dopo un battito di palpebre, la sorellina non ancora posseduta da Belzebù della famiglia Olsen e il bambino meno espressivo mai esistito. Cioè, una volta avevamo Haley Joel Osment e adesso ci tocca passare il tempo con questi “bimbi animatronics”.

Godzilla è una figura iconica connotata dai sostenitori in modo differente: chi pensa che debba essere solamente un personaggio in costume, chi crede che debba essere solamente un cazzuto mostrone in CGI (e chissenefrega della qualità del film), e poi c’è chi come noi spera che il “Godzilla” sia un bel monster movie.

Entrambi i film possiedono grandi elementi che mettono in ombra i difetti, tutte e due le rappresentazioni del mostro sono molto belle (se teniamo conto del periodo storico) e soprattutto entrambe le pellicole hanno un prologo fantastico.

Ricordiamo al popolo mostrifero che, oltre alla trilogia Netflix, esiste una terza interpretazione moderna del lucertolone atomico: Godzilla: Resurgence. Si tratta della risposta filmica giapponese alla visione occidentale introdotta da Gareth Edwards e ha parecchie frecce al suo arco. Concepito dalla casa di produzione Toho, Shin Godzilla è uscito nel luglio del 2016. Qui potete ammirare il trailer nipponico.

Godzilla 2: King of the Monsters, diretto da Michael Dougherty, è un importante giro di boa per i fan del lucertolone, e per fortuna ha proiettato la versione del 2014 in un universo più coeso e avvincente. L’ingresso di pesi massimi come Mothra, Ghidorah e Rodan ha dato un tocco di freschezza, in attesa del confronto con King Kong l’anno prossimo. Siamo pronti a tifare per il nostro Kaiju preferito e aspettiamo con trepidazione l’ingresso in sala, per sentirci minuscoli insieme a voi.

Potete trovare tutti i nostri articoli su Godzilla, Kong e il Monsterverse in questa raccolta:

MONSTERVERSE – Tutte le informazioni sui film di GODZILLA e KONG

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