DEATH NOTE: Finalmente l’occasione sprecata.

di Matteo Berta

Death Note è un manga (successivamente divenuto anime)  ideato e scritto da Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata, pubblicato in Giappone dal dicembre 2003 al maggio 2006 sul settimanale Weekly Shōnen Jump. Poi fecero un’edizione fumettistica divisa in dodici albi. Death Note è divenuto un fenomeno mondiale per via dell’originalità della storia per lo sviluppo narrativo e l’importanza dei personaggi. Il fumetto è divenuto di culto anche in italia, dove le copie della prima stampa sono diventati oggetti rari e costosi.

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La serie anime fu un ottimo prodotto ben orchestrato, estremamente fedele al fumetto e accompagnato da piccoli accorgimenti che hanno reso le 37 puntate dei piccoli gioielli.

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Il 25 agosto si è reso finalmente disponibile il live action versione lungometraggio prodotto da Netflix. Ovviamente tragedia annunciata. Le aspettative negative (poi confermate) derivarono dal fatto che sicuramente avrebbe deluso i fan fedeli al fumetto per alcune scelte drastiche già percepibili nel trailer (come L afroamericano e la collocazione non orientale dell’intera storia), ma anche gli amanti generalisti della storia come me, che quando vidi il primo paratesto pensai subito, cos’è questo teen drama b-movie?

 

Eppure quando uscì la notizia dell’inizio della produzione l’entusiasmo era alle stelle, soprattutto per la scelta di coinvolgere Williem Dafoe nella parte di Ryiuk (che dal mio punto di vista gli sarebbe bastato un po’ di trucco senza CGI per impersonare il dio della morte) e per il regista Adam Wingard da molti considerato molto talentuoso ( da me considerato semplicemente prestanome, si legga l’articolo Adam Wingard dirigerà KONG vs GODZILLA (Esatto, Chi è?))      e giusto per un progetto simile.

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Ho intitolato questo pezzo “Finalmente l’occasione sprecata” perché l’unico desiderio delle persone legate a questo prodotto era quello di vederlo uscire per poterne sparlare. Solitamente odio questo atteggiamento prevenuto, ma in questo caso erano inevitabili le previsioni azzeccate.  La snaturamento della trama era prevedibile, e di per se non è assolutamente un problema, anzi poteva essere un’occasione per dare nuova linfa e rendere il tutto più”cinematografico”, ma l’opportunità è stata sprecata perché questo film si presenta con una fotografia da fiction scadente, una sceneggiatura bruttina e l’interpretazione dei protagonisti è un pasticcio, per non parlare del commento musicale dei fratelli Ross, il peggio tra i loro “tappetoni” immondi. Il regista tra l’altro, spiega il finale ambiguo dicendo di non voler definire nettamente l’epilogo per la libera interpretazione e quindi mancanza di idee.

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Non c’è molto da dire perché il succo del commento potrebbe essere tranquillamente riassunto con un “filmetto dimenticabile”… in ogni caso i gentili lettori lo vedano (solo se proprio non abbiano nulla da fare) e se ne facciano un’opinione, per me è da bocciare.

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