THE RITUAL – TREKKING DA INCUBO

il

Una scampagnata horror nella mitologia nordica.

di Alessandro Sivieri

Nel catalogo degli horror prodotti o distribuiti da Netflix (salvo quelli storici, apparsi sul portale diverso tempo dopo il debutto) si può incappare in qualche chicca interessante o nel piattume più imperdonabile. Sembra quasi che l’esigenza creativa e selettiva si limiti alle logiche da supermecato, dove lo scopo è coprire tutti i reparti (paranormale, slasher, sci-fi…) senza badare troppo alla solidità dell’opera.

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Questo film indipendente del britannico David Bruckner, già conosciuto per l’antologia V/H/S, non propone nulla di originale ma gioca le proprie carte in modo intelligente, offrendo una full immersion di tensione nelle gelide foreste del Vecchio Continente. La storia narra infatti di un gruppo di amici che, in seguito al decesso di un membro della compagnia, decide di organizzare un’escursione nel Sentiero del Re, un percorso naturalistico sui monti tra la Svezia e la Norvegia. Le condizioni atmosferiche sono poco amichevoli e, tra pianure deserte e fitte foreste, nella compagnia sorgono le prime tensioni, soprattutto quando il più goffo dei quattro si rompe una gamba. La civiltà è ben lontana e, data la necessità di trovare soccorsi, il gruppo opta per una sorta di “scorciatoia” che consiste in un labirinto di alberi e pendii, dove naturalmente i cellulari non prendono.

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L’atmosfera delle foreste svedesi è carica di ansia e al manifestarsi di presenze oscure, che colpiscono esclusivamente di notte, vi sono richiami a The Blair Witch Project. Ovviamente l’opera di Bruckner non è un found footage e presenta perciò una regia studiata, in grado di valorizzare le scene con una fotografia desaturata e cruda. Il sound design, ridotto all’essenziale, fa il suo dovere con rumori nel buio di passi lontani e rami spezzati, anche se il solito ruggito bestiale era evitabile o tutt’al più personalizzabile. Il primo punto di forza della pellicola è che si prende il proprio tempo per costruire una situazione destinata a degenerare. Un membro della compagnia, Luke (Rafe Spall), si porta addosso la colpa di non essere intervenuto mentre un amico comune veniva ucciso durante una rapina, e gli altri lo guardano con un misto di rancore e diffidenza. Prima ancora che gli attacchi sovrannaturali abbiano inizio, il gruppo è già lacerato da una tensione psicologica che salva parzialmente i protagonisti dall’anonimato. E poi c’è il piatto forte, la creatura che dà la caccia ai quattro. Ideata con un background di mitologia norrena (rune, sagome di legno, arcani rituali), viene identificata come un jötunn, progenie del dio pagano Loki. Alla stregua di Slender Man, la presenza della bestia viene inizialmente dosata. I rumori, le ombre tra gli alberi, le sparizioni notturne con esiti raccapriccianti accentuano la paura dell’ignoto e vengono affiancati dalle allucinazioni di Luke, che rivive i tragici momenti della rapina. In queste sequenze la scenografia di un supermercato di provincia si fonde con la natura selvaggia e si crea un macabro legame tra il personaggio e la creatura, che ne percepisce l’angoscia.

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La seconda parte non si discosta dalla prevedibilità, con il gruppo di amici decimato che viene in contatto con una setta devota al dio antico, ma quando il jötunn appare fisicamente sulla scena, avviene un piccolo miracolo: non perde il suo fascino. Troppo spesso il mostro viene spiattellato sullo schermo e sviscerato in modo ossessivo, entrando in un contesto di normalità. Il figliastro di Loki mantiene invece una certa dignità e una ricercatezza nel design. Celato nell’ombra per non indebolire la CGI, il suo corpo ricorda un centauro, con quattro arti tra il legnoso e lo scheletrico su cui poggia una parte superiore semi-umana, composta da occhi luminosi e braccia utili a impalare le vittime sugli alberi. Grazie a questo antagonista selvaggio e misterioso ci troviamo a perdonare svariati difetti, che includono uno sviluppo a senso unico e alcune fasi prive di mordente, come la prigionia presso la congrega di straccioni che venerano la bestia in cambio dell’immortalità (e di una evidente mancanza di igiene personale). Nemmeno la catarsi finale presenta colpi di genio, chiudendo pigramente il cerchio tra i rimorsi di Luke e il legame mistico con il jötunn, condito con faccia a faccia ravvicinati alla Alien. La ottima qualità del mostro alza la media delle trascurabili insufficienze in pagella, quindi il candidato è promosso.

The ritual (Inglese) Copertina flessibile 7,68€

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