HAN SOLO, I DROIDI SINDACALISTI E I CAMEI SBAGLIATI

Alden Ehrenreich esce vivo dal pasticcio Disney grazie alla sua faccia da schiaffi.

di Alessandro Sivieri

Quando la pasta è scotta, difficilmente un buon condimento può salvare il piatto. Dati i problemi produttivi di Solo: A Star Wars Story (licenziamento dei vecchi registi, arrivo di Ron Howard e pesanti reshoot), è già un miracolo ritrovarsi con un film godibile, anche se pasticciato. Uno spin-off che annaspa tra una scrittura prevedibile, un ritmo incostante e repentini cambi di tono.

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Eppure non mancano le note positive in questa avventura del giovane contrabbandiere: in poco più di mezz’ora scorriamo agilmente tra le sue origni di ladruncolo, la militanza imperiale e l’incontro con Chewbacca, per poi approdare a una rapina al treno dal forte impatto. La melensaggine dell’intrigo amoroso con la Qi’ra di Emilia Clarke viene fortunatamente smorzata dalla natura ambigua di quest’ultima, anche se la prova attoriale non convince del tutto. Bravo invece Alden Ehrenreich, che con smorfie e facce da schiaffi tira fuori una performance decente, risultando credibile come un Han Solo inesperto e assetato d’azione. Nulla che faccia gridare al miracolo, ma le critiche e i paragoni con Harrison Ford sarebbero piovuti anche in caso di una recitazione strepitosa.

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I personaggi di contorno corrono su un binario unico, con qualche gustosa eccezione: Donald Glover fa centro con il suo Lando raffinato e pansessuale, mentre Phoebe Waller-Bridge suscita ilarità come L3-37, una droide che si batte contro l’oppressione. Spezzando catene e improvvisando comizi sembra proprio ostentare una militanza nella CGIL di vecchia guardia.

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Sui cattivi e un po’ meno cattivi nulla da segnalare: Paul Bettany viene richiamato da Howard a imitare Silas de Il codice Da Vinci, riducendosi al solito gangster psicopatico. Woody Harrelson come mentore disilluso ma sentimentale fa una fine prevedibilissima. In effetti a togliere mordente alla seconda parte sono proprio i plot twist privi di inventiva: briganti che si rivelano essere bimbi sperduti, doppi e tripli giochi, abbandoni e ritorni, fino a un epilogo con una congrua impronta di cinismo, ma confusionario. Non c’è alcun happy ending in senso stretto e si percepisce un pizzico di maturazione del protagonista, che viene accompagnato da domande irrisolte e conti in sospeso (verranno risolti?).

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Ma la vera bomba è il cameo sbagliato, quello che può benissimo farti spuntare un sorriso a 32 denti o scatenare una valanga di bestemmie. Non entreremo nel dettaglio, ma Emilia Clarke conversa con una figura misteriosa, e di certo è un elemento che può servire a futuri spin-off, specie quello su Obi-Wan Kenobi. Chissà, magari Lord e Miller si sono licenziati dopo aver saputo dai produttori di questa scena, che è al limite tra il genio e la paraculaggine. Naturalmente svilupperemo le nostre teorie in un articolo spoiler-full.

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Terminato lo spettacolo si esce dalla sala divertiti ma con un sacco di dubbi, nonostante i pregi: il già citato incontro con il nostro Wookie preferito, impreziosito da un’atmosfera monster, il furto sul treno, la gita nel pozzo gravitazionale, la flemma di Lando. Non mancano nemmeno gli alieni borbottanti e i luoghi malfamati in cui Han Solo dovrebbe idealmente muoversi, ma ci accorgiamo presto che il potenziale della storia non viene pienamente sfruttato. Oltre ai dialoghi piatti si avverte un evidente squilibrio nel mood, con scene dal sapore dark incastrate in un contesto più leggero e adatto alle famiglie. Ricordiamoci che un protagonista scanzonato funziona al meglio in una cornice seriosa, che qui lascia il posto alla comicità di fabbrica. In attesa di rivedere la strana coppia in una salsa più avvincente, scendiamo dal Falcon con un po’ di mal di mare.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. the Lost Wanderer ha detto:

    Eppure nonostante tutto a me è piaciuto: si lascia guardare senza alcun problema, per essere un giovane Han Solo ci sta tutto (anche le sue figure di cacca… anzi, soprattutto per le sue figure di cacca XD) e chi interpreta Lando è forse l’attore migliore del film. Poi si, è prevedibile in parecchie scene, ma d’altronde non mi aspettavo un capolavoro ma soltanto un film da pop corn. E da quel punto di vista è pienamente riuscito.

    Su “quella scena” devo ammettere che non me la aspettavo affatto, anzi ero convinto fosse stata completamente inventata di sana pianta. Ma a quanto pare è canonica, quindi…

    Mi piace

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