JEEPERS CREEPERS – I DEMONI BULIMICI

Citazioni horror e antropofagia diabolica.

di Alessandro Sivieri

Alcuni lo vedono come un cult, altri come un’edificante lezione sul non entrare nei tubi misteriosi. La pellicola di Victor Salva (autore anche dei due sequel) parte come un road movie, con i fratelli Darry (Justin Long) e Trish (Gina Philips) di ritorno dalle vacanze di primavera a bordo di una vecchia auto. Dopo qualche battibecco adolescenziale, utile a scandire i chilometri in autostrada, viene buttata un po’ di carne al fuoco: alla stregua di Duel di Steven Spielberg, i ragazzi subiscono l’attacco di un furgone malandato che corre all’impazzata e che li perseguiterà in più frangenti. Vedendolo parcheggiato vicino a una chiesa abbandonata, i due decidono di indagare e scoprono che l’autista, un tizio travestito come Undertaker, sta gettando dei corpi in un vecchio tubo. Mosso da altruismo (ma anche dall’andrenalina), Darry si infila nel tubo per accertarsi delle condizioni dei passeggeri insaccati, scivolando nei sotterranei. A quel punto la regia prende il volo e ci regala dei momenti di genuina tensione.

 L’antro dell’essere sconosciuto è ricco di particolari macabri e il gioco di luci e ombre accentua il senso di claustrofobia. È come se gli Xenomorfi di Aliens e i Cenobiti di Hellraiser avessero addobbato insieme la caverna, tappezzata di corpi a cui mancano determinati pezzi, tra cui organi e arti. Dopo una fuga a tutta birra i due giungono a una stazione di servizio per contattare la polizia, ma ricevono la chiamata di una sensitiva anonima che li informa sulla natura del mostro: si nutre della paura delle sue prede e ne divora alcune parti per rigenerarsi. Quanto si sente una strana musica alla radio, significa che l’essere è sulle tracce del malcapitato ed è meglio darsela a gambe. Inizia un gioco al gatto col topo con il Creeper, che dimostra capacità sovrumane e un fiuto infallibile. Quando anche le forze dell’ordine si accorgono del pericolo, è troppo tardi.

La creatura beneficia di un make up vecchia scuola, che la rende tangibile e minacciosa. Viene mostrata gradualmente, in una vicinanza progressiva che è anche quella con i protagonisti. Le sue fattezze sono un misto tra un vampiro e un uomo-pesce e su schermo funzionano a meraviglia, tranne qualche sequenza un po’ pacchiana dove schiva le auto con le piroette o prende il volo con ali digitali. Ignorando gli scivoloni di scrittura (che accostano l’incipit ai classici teen horror), il film riesce in un intento considerevole, ovvero mantenere la tensione per gran parte del tempo. Nonostante il Creeper abbia un lato action, rischiando l’effetto da cattivo dei Power Rangers, raramente una pellicola mi ha messo in un tale stato di allerta, temendo genuinamente per la sorte dei due ragazzi. Non mancano momenti splatter che comprendono i pasti della creatura.

Si sprecano le citazioni a saghe e autori blasonati, che vanno dagli slasher anni ’80 ai Terminator di James Cameron (si pensi all’assalto alla stazione di polizia). Sfruttando una fisicità che si sta perdendo al giorno d’oggi, il mostro è in egual misura figo e terrificante, anche se un paio di comparsate in meno l’avrebbero ulteriormente valorizzato. Vi sono dei siparietti ironici che però risultano ben contestualizzati e la trama non abbandona mai il tono serioso. L’assenza di un happy ending e un epilogo da humor nero vanno a confermare la qualità di un esperimento in attesa della meritata riscoperta. Se vi garbano le creature umanoidi e il cannibalismo, fate partire immediatamente la musichetta malefica.

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