DOLITTLE – Animali loquaci e come curarli

Robert Downey Jr. presenta “Le bestiali avventure del Dottor Facciopoco (e lo faccio pure male)”.

di Alessandro Sivieri

Robert Downey Jr e Eddie Murphy

Abbandoniamo la commedia degli anni ’90 con Eddie Murphy per addentrarci in un reboot dal taglio avventuroso con l’eccentrico Robert Downey Jr. Alla regia Stephen Gaghan, già sceneggiatore del Traffic di Soderbergh. Il dottor John Dolittle, brillante medico in grado di comunicare con ogni genere di animale, torna in un’ambientazione tra lo storico e il fantasy per salvare la Regina d’Inghilterra, ideare corsi di autostima per primati e farsi rimproverare da un pappagallo con la voce di Emma Thompson. Ad aprire le danze un prologo tutto sommato efficace che ripercorre le origini del dottore e delle sue incredibili capacità, permettendo alla storyline di svilupparsi da un protagonista già conscio della propria natura e noto a livello mondiale. Un lutto struggente ha però spinto il celebre Dolittle a isolarsi dal genere umano, e toccherà al giovane Tommy Stubbins (una sorta di Asa Butterfield con i denti brutti) riportarlo al mondo reale. Dopo aver accidentalmente sparato a uno scoiattolo, il ragazzo si introdurrà nella magione del dottore in cerca di aiuto, in una sequenza dagli echi burtoniani con vecchie cancellate e le musiche di Danny Elfman. Entra finalmente in scena il Willy Wonka animalista, vissuto per anni in compagnia delle bestie e del suo genio sregolato. Come si presenta?

Dolittle Downey Jr con cane

L’ex-Tony Stark pesca alcuni elementi dal suo repertorio e li mescola a peculiarità estetiche/gestuali di personaggi iconici. L’esordio è con barba incolta, abiti trasandati e un atteggiamento primitivo, come se Radagast il Bruno si godesse la pensione in una villa vittoriana. Alla sagacia del suo Sherlock Holmes si aggiungono tic e faccette accostabili a Capitan Jack Sparrow. La sensazione si acuisce quando il dottore salpa su una personale Arca di Noè con una ciurma circense. In sintesi, Downey Jr. resta un interprete solido, ma orchestra la sua performance con elementi troppo familiari.

Robert Downey Jr come Jack Sparrow

Veterinari dei Caraibi

I comprimari meglio caratterizzati e gestiti sono senza dubbio gli animali: gorilla problematici, struzzi sarcastici e scimmie burlone danno vita a un cocktail che intrattiene, sia per come interagiscono tra loro che per le coreografie delle fasi più frenetiche. Penalizzati i personaggi umani, tra Belle Addormentate con la parrucca, rivali macchiettistici e un Antonio Banderas all’ultima moda mediorientale che governa l’Agrabah dei poveri. Un maldestro tentativo di furto fa da anticamera a una sequenza nelle prigioni con una lepre orba e una tigre edipica di nome Barry, doppiata da Ralph Fiennes. Qualcuno ha per caso detto “Shere Khan“?

Antonio Banderas Rassoulim Dolittle

Con il proseguire del minutaggio si fa più evidente la povertà scritturale: passaggi importanti della storia che vengono risolti in voice over o direttamente scavalcati, protagonisti che compiono scelte in base a motivazioni poco credibili e una generale assenza di mistero. Nemmeno per una volta ci si chiede come andrà a finire o si rimane con il fiato sospeso per la sorte dei buoni. Non aiuta un montaggio con evidenti deficit di attenzione, che taglia i momenti con l’accetta e azzera la suspense. Le svolte drammatiche, già alleggerite da uno script che farebbe venire il diabete agli autori Disney, non hanno il tempo effettivo di annunciarsi ed essere metabolizzate. Nei casi più estremi lo spettatore non ha modo di comprendere il layout di una stanza o lo spostamento di un personaggio da un punto all’altro. Se poi volessimo farvi venire la pelle d’oca, potremmo accennare alla CGI

Il montaggio ha un evidente deficit di attenzione.

Esplosioni, salti nel vuoto e primissimi piani sui volti animaleschi non sono adeguatamente supportati dal comparto effettistico, che sembra aver compiuto un balzo all’indietro di parecchi anni. La pellicola risulta già anonima per costumistica e design degli ambienti, ma il suo vero peccato è la volontà di mostrare i muscoli laddove non se lo può permettere. Stancamente, tra sessioni di psicanalisi con la fauna locale e una caccia al tesoro che vive di casuali deus ex machina, si giunge alla resa dei conti che coinvolge un drago (il cugino scemo di Smaug) e la risoluzione di arcani enigmi. La trama impalpabile è contornata da un umorismo che funziona nelle prime battute, salvo poi diventare progressivamente scadente. In nome di quale cachet Downey Jr. si è ridotto a maneggiare porri davanti a un green screen e prendere peti fumanti in faccia?

Dottor Dolittle e il gorilla Chee-Chee

I residui emozionali scemano in fretta al termine della visione, complice un epilogo che relega le chicche più interessanti alla staticità dei titoli di coda. A fronte di un incipit promettente e di gag animalesche orientate nella giusta direzione, la produzione si è trincerata dietro l’anonimato registico e un pigro adagiarsi su un attore principale che, per quanto versatile, non può portare sulle spalle le mancanze del cast di supporto (o inventarsi qualche bella toppa per lo script). Nonostante abbondino gli artigli e le zanne, questa nuova avventura del dottore zoologo si rivela priva di mordente.

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