PIACERI LARDOSI – Bambole meccaniche, il Casanova di Fellini e Guido Gozzano

Piaceri Lardosi vi presenta il filo sottile che collega un annuncio erotico di Barcellona e la filosofia felliniana.

È con estremo appetito che annunciamo ai lettori mostriferi la nascita di una nuova rubrica: Piaceri Lardosi. Un contenitore aperto che vuole essere un luogo di espressione originale, eclettico e anarchico. Una serie di autori misteriosi, coperti da pseudonimi, vi ingozzeranno di riflessioni che vanno dal cinema alla letteratura e a tematiche esistenziali, il tutto all’insegna del grasso che cola. Un menù vario e imprevedibile dove il bello e il brutto vengono miscelati per nutrire il vostro intelletto. Ci sono giorni in cui preferite farvi un hamburger piuttosto che un’insalata o un piatto da ristorante stellato, magari sentendovi in colpa, ma scoprendo che il piacere opera per vie inesplicabili (e talvolta poco salutari). Allo stesso modo, verrete trasportati dal cinema d’autore alle assurde lande dei film trash, dalle letture accademiche ai graffiti sui muri della stazione. Apre la rubrica il nostro misterioso collaboratore El Mimo Gabarria, che vi racconta di un inarrestabile flusso di coscienza tra le vie di Barcellona. Che il digestivo sia con voi.

poster rubrica piaceri lardosi

Bambole meccaniche, il Casanova di Fellini e Guido Gozzano.

di El Mimo Gabarria

Mi trovavo a Barcellona e mi sono imbattuto in un annuncio erotico che, tradotto in italiano, diceva: «Sono arrivate le bambole sessuali! Da noi potrai provare, affittare o comprare la bambola sessuale che più si adatta alle tue fantasie». Seguivano i nomi delle bambole e un rimando su Internet, con fotografie e una sorta di presentazione di ciascuna. La mia prima reazione è stata ricordarmi la scena finale de Il Casanova di Federico Fellini (sì, il titolo è proprio questo), film del 1976 dell’indimenticabile regista romagnolo. Un vecchio Casanova, morente, ha una specie di allucinazione (o forse è già morto e l’allucinazione è il suo Paradiso personale?): si ritrova, giovane, sulla laguna veneta ghiacciata, a ballare con una donna meccanica, una bambola appunto. Una scena onirica, tetra, piena di buio e di freddo, tipicamente felliniana.

Bambola meccanica in Casanova di Federico Fellini

E proprio con questa scena, tatuata nella mia memoria, inauguro questa nuova rubrica, parlando di questo film, uno dei meno riconosciuti del consistente repertorio di Fellini. Il regista romagnolo coltivava un rapporto odio/amore con l’avventuriero veneziano e questo lo si capisce benissimo da alcuni indizi. Innanzitutto, per rappresentare il ruolo di Giacomo Casanova, Fellini ha scelto l’attore canadese Donald Sutherland: faccia lunghissima, occhi sporgenti e pulsanti da pazzo, stempiatura fino a metà testa, andatura sgraziata; una sorta di grottesca parodia del veneziano. Poi il Casanova dipinto da Fellini è una sorta di ridicolo sbruffone piagnucolone che va in giro senza meta e con il solo pensiero fisso di fare sesso, sempre e comunque, peraltro in modo ridicolo, tra esercizi ginnici allucinanti e al suono terrificante di un assurdo uccello meccanico. Infine, in ogni sua (dis)avventura, Casanova esce in parte sconfitto o malconcio.

Buccia di banana Piaceri Lardosi

Fare sesso, sempre e comunque, peraltro in modo ridicolo.

Non è possibile parlare del Casanova felliniano come un film biografico; piuttosto, è una specie di caricatura di ciò che chi non ha mai letto l’autobiografia casanoviana Storia della mia vita pensa che Casanova fosse: una sorta di Don Giovanni, collezionista di donne. Invece Casanova è molto di più: un libero pensatore, precursore dell’Illuminismo, viaggiatore, filosofo, diplomatico, spia, letterato, un artista della vita e infine – ma soltanto infine – un donnaiolo, perlomeno nella prima parte della sua vita, perché nella seconda non è così.

Casanova Donald Sutherland Fellini

Ma i film non si giudicano per la loro attendibilità storica, a meno che abbiano dichiarato questo obiettivo. Com’è quindi la versione felliniana? È in primo luogo un film “strano”, da un lato permeato dalla tipica atmosfera quasi onirica e vagamente inquietante, dall’altro è un film dove traspare l’odio del regista verso il protagonista. E io credo che sia una cosa geniale. Tempo fa ho letto un libro di Guido Gozzano, poco conosciuto: non le sue poesie, ma il resoconto di un viaggio in India. Titolo: Verso la cuna del mondo. La cosa migliore di questo libro è l’introduzione di Gianni Guadalupi, che al posto di lodare l’opera, la sputtana, trattando con disprezzo l’autore, dicendo che ha scritto cose false e ha copiato certi passaggi da altre opere. La conclusione è magistrale: dice che quel libro è da far leggere ai giovani affinché imparino a non viaggiare.

Ogni introduzione deve essere scritta da chi odia l’autore dell’opera.

Tutto geniale. Sono convinto che ogni introduzione debba essere scritta da chi odia l’autore dell’opera. In questo modo le introduzioni acquisirebbero senso. Credo poi che sia interessante vedere film biografici realizzati da registi che odiano il protagonista. Perché? Perché sono più sinceri. Non vogliono dimostrare niente di grandioso e proprio per questo dimostrano sinceramente i difetti dei personaggi rappresentati. Così avviene nel Casanova felliniano: alla fine, al momento del ballo con la bambola meccanica, non è possibile non avere compassione di questo povero, triste e solo Casanova/Fellini. Ovviamente la bambola rappresenta il fatto che, per Casanova e per Fellini, la donna ideale meritoria di amore imperituro non esiste – al massimo può essere una bambola meccanica.

Bambola meccanica Piaceri Lardosi

Chiudo qua il discorso, aggiungendo soltanto che i punti di forza del film sono anche la pregevole colonna sonora di Nino Rota, a tratti anche inquietante, la meravigliosa scenografia, i costumi e certe trovate veramente geniali, come la pantomima assurda della mantide recitata dal gobbo Dubois e da due castrati a un pubblico composto da divertiti francesi, allibiti spagnoli (tutti vestiti di nero) e un incuriosito Casanova: «Batte batte il cuore in petto anche ad un insetto, dell’amor l’effetto, nelle pene, nelle pene, provo! Oh l’amor, l’amor ch’io sento m’è d’eccitamento, quale godimento, nell’amore, nell’amore, provo!». Nel caso vi siate chiesti se, alla fine, mi sia fatto la bambola, la risposta è ovviamente affermativa: ho pagato per farmi una bambola meccanica e mi sono anche divertito un casino. Anche io, quando il mio cervello non riceverà più ossigeno e starà per spegnersi, voglio avere un’allucinazione e danzare con una bambola meccanica per le ramblas di Barcellona! 

Insalata Piaceri Lardosi

Ho pagato per farmi una bambola meccanica e mi sono anche divertito un casino.

Insomma, fine dell’articolo. Nei prossimi sarò giustamente più sintetico. Un caro saluto ai lettori mostriferi, in attesa del prossimo sfogo in questa rubrica di Piaceri Lardosi!

Piaceri Lardosi Poster 2

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