GODZILLA MINUS ONE – Lo facciamo con meno soldi

Dopo 70 anni di devastazione atomica è ancora il caso di dire “Lunga vita al re”.

di Matteo Berta

poster promo di godzilla minus one

Benvenuti a Godzilla, dal 1954 sulle vostre coscienze. Ecco, avrete giusto presente quelle 3-4 iterazioni del lucertolone/iguanone atomico, quello che nel Monsterverse della Legendary è impegnato a prendersi a cazzottoni con Kong, con i MUTO, con Ghidorah, insomma con un vasto campionario di Titani mentre l’organizzazione Monarch monitora attentamente ogni suo passo e cerca, a modo proprio, di aiutarlo. Ah, poi c’è l’altra trasposizione hollywoodiana, quella di Roland Emmerich, che molti fan rifiutano arricciando il naso come se fossero davanti a un barattolo di verze sott’olio. Godzilla si è affacciato all’Occidente non solo come prodigio mostruoso, ma come un bestione antieroico determinato a difendere il suo regno da creature che risultano simili a lui per dimensioni e potenziale distruttivo.

godzilla vintage 1954 scena pali

Nonostante una rispolverata a stelle e strisce, le sue radici albergano nel Giappone post-atomico, con il primo film diretto Ishirō Honda, punta di diamante del cosiddetto filone Kaiju Eiga (il cinema dei mostri). La sua avanzata apocalittica – che inizia dall’affondamento dei pescherecci sulle coste e termina a Tokyo – è simbolo di una rivalsa della natura, che ci “rimette al nostro posto” palesandosi in un mostro gigantesco di fronte al quale siamo virtualmente impotenti. Non dimentichiamo poi le bombe di Hiroshima e Nagasaki, e l’impatto che ebbero sulla società e la cultura di massa giapponesi: l’uomo aveva appena sbloccato la chiave di volta della sua autodistruzione, un’arma che oltre a causare perdite devastanti in termini di vite umane è in grado di contaminare l’ambiente intorno a sé, generando effetti imprevedibili. Godzilla, in poche parole, è una sacra perversione della natura, un sintomo della nostra follia collettiva.

scena mostro di shin gojira

Era inevitabile che una creatura così cosmopolita arrivasse nelle sale in più incarnazioni, basate su diverse chiavi di lettura ed esigenze di mercato. Qualche anno fa la storica Toho ha lanciato Shin Godzilla, con tanto di regia di Hideaki Anno, creatore di Neon Genesis Evangelion. Uscita da noi come Godzilla: Resurgence, la pellicola presenta delle scelte estetiche peculiari per quanto riguarda il ciclo di sviluppo della creatura e si pone come una parodia del sistema politico giapponese e dei suoi processi decisionali di fronte alle emergenze. Poi, in questo 2023, è stato il turno di Godzilla Minus One, per la regia di Takashi Yamazaki, che ha ricevuto l’adorazione pressoché totale dei fan. Oltre a costare poco. Molto poco. Un prezzo da Wish per un prodotto che non sembra affatto comprato su Wish.

godzilla minus one scena riflesso finestra

Quali sono le carte vincenti di questo trionfo cine-nipponico? Innanzitutto un tuffo nel passato: si torna al periodo post-bellico, a quel trauma che il popolo giapponese non ha mai superato e che si porta appresso conseguenze sull’ecosistema, sul tessuto sociale e, infine, sulla psicologia dell’individuo. Il paragone più adatto è quello di una ferita che, se non trattata adeguatamente, si allarga e si infetta. Toccato il fondo si inizia a scavare e in questo caso si scende fino al livello minus one, ai demoni interiori che si fanno carne. In tal senso Godzilla diviene, come ai tempi del suo debutto, più di una creatura implacabile e spaccatutto: diventa un sentimento, un’emozione, l’espressione delle insicurezze e dell’autocritica di un popolo che deve ricostituirsi. Un mio compagno di visione ha detto che “la guerra e la pace si fanno insieme”, e in quest’ottica la regia ci presenta il leggendario Kaiju come un nemico comune che potrebbe allontanarci ma alla fine ci unisce.

pilota protagonista godzilla minus one

Per rendersi conto di quanto il disagio personale rispecchi quello comunitario, basti pensare al protagonista Shikishima (Ryunosuke Kamiki), pilota kamikaze che viene accusato di vigliaccheria e che, nel 1946, fa ritorno in patria solo per scoprire che i suoi genitori sono morti durante il bombardamento di Tokyo. Affetto dalla sindrome del sopravvissuto, dovrà impegnarsi con il suo equipaggio di dragamine a rallentare l’avanzata di Godzilla verso la patria. Eh sì, il lucertolone ha subito una mutazione in seguito ai test dell’operazione Crossroads sull’atollo di Bikini, e ora sia gli USA che i sovietici si rifiutano di affiancare i giapponesi nella lotta al mostro, a causa di tensioni politiche alle stelle. Abbiamo perciò la percezione di un racconto globale nonostante il focus sia, come 70 anni fa, sull’avanzata del mostro verso il cuore del Sol Levante.

mostro godzilla minus one gojira

La tradizione del sauro atomico viene rispettata in toto ma il film di Yamazaki riesce a citare con efficacia i prodotti d’oltreoceano come Jurassic Park (godetevi il prologo, non vi dico altro) e soprattutto Lo squalo. Le analogie con i tratti distintivi di Steven Spielberg sono buttate in faccia allo spettatore (tre scene di stampo marinaresco) e non stonano mai con lo stile e il mood di Minus One. La semplicità della messa in scena si bilancia alla grande con la profondità del racconto, limitando le stoccate morali alla classe politica (centrali in Shin Godzilla) in favore di un punto di vista più viscerale.

scena jaws godzilla minus one

Altro aspetto produttivo fortissimo è quello già accennato in apertura, ovvero l’ottima gestione di risorse limitate: il budget si attesta sui 15 milioni di dollari, praticamente un decimo dei kolossal hollywoodiani, ma la credibilità degli effetti visivi è tranquillamente paragonabile a questi ultimi, sia per quanto riguarda l’apparenza e i movimenti della creatura (vicini al “pupazzone” del 1954) sia per le scene di devastazione urbana. A livello fotografico le scene di fuga per la sopravvivenza vengono concepite al meglio, posizionandosi con la camera più vicina ai personaggi e rinunciando a qualche totale di gruppo che nel caso del film precedente della Toho aveva fatto percepire una sensazione di cheap. Con l’avvicinarsi dell’epilogo si spinge il pedale sull’adrenalina e sull’epicità, mostrandoci col botto una resistenza mentale e morale (la volontà di agire, l’abbandono del rimorso) contro la magnificenza della natura. Se tutto ciò che possiamo mettere in campo sul piano militare cambia poco o nulla, a conti fatti sono le nostre scelte esistenziali a spostare l’ago della bilancia.

fuga di massa godzilla minus one

La colonna sonora di Naoki Sato spacca come ci si aspetterebbe, sia quando ripropone i temi classici che quando mette sul piatto materiale originale. Ad averci colpito è in primis una suite che spazia dal drammatico al romantico e che abbraccia la pluralità di sentimenti infusi nella sceneggiatura. Che dire di fronte a questo magnifico compleanno del Re dei Mostri? Sicuramente un’opera con piena cognizione di causa, che non mostra i sintomi di una scarsità di mezzi quanto di una loro organizzazione oculata per fare Godzilla con meno soldi e lasciarci a bocca aperta come se fossimo al cospetto di una Legendary in piena forma. Ovvio, il minutaggio in cui compare la bestia non è paragonabile alle due ore di mazzate digitali di Godzilla vs. Kong, senza tralasciare la situazione degli studios di VFX americani, oberati di lavoro tra serie per lo streaming e lungometraggi monumentali. Non siamo così qualunquisti da considerare la qualità dello storytelling inversamente proporzionale ai soldi a disposizione, ma in questa particolare casistica apprezziamo la scelta evidente di mettere il portafoglio al servizio del cuore e della storia, una regola che dovrebbe valere per un budget milionario come per una manciata di gettoni del carrello e un biglietto scaduto della metro. Ora gridate Banzai e lasciate che il fiato atomico spenga le settanta candeline!

Se il vostro peschereccio non è ancora affondato, godetevi la videorecensione:

Tutte le informazioni sul Monsterverse della Legendary più altre chicche

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.