Tutti gli Xenomorfi apparsi nell’universo creato da Ridley Scott.
di Alessandro Sivieri

Perché lo Xenomorfo ha popolato gli incubi di così tante generazioni? Perché tutto ciò che lo riguarda alimenta le nostre peggiori paure: quella del buio, del soffocamento, dei parassiti, della violenza, della morte e dello stupro.

Ogni elemento del suo aspetto e del suo ciclo vitale ha pesanti implicazioni sessuali ed è stato pensato per metterci a disagio. Non è un banale mostro zannuto, è un aguzzino che agisce in modo imprevedibile e viola la nostra intimità (intesa come body autonomy). Non siamo in grado di decifrare i suoi pattern comportamentali, cosa che ci riesce più facile con i predatori che abitano la Terra e che osserviamo nei documentari. Lo Xenomorfo non è un leone o un orso, è l’ignoto. Parliamo di un nemico invincibile sul piano psicologico e soverchiante su quello fisico.

Dopo un periodo incerto e tumultuoso, gravato da crossover tamarri con Predator, il 2024 è stato l’anno degli Xenomorfi old school. Ridley Scott, regista dell’originale datato 1979, era già tornato nelle sale con Alien: Covenant (qui trovate la nostra recensione: Alien: Covenant), sequel del discusso Prometheus che ha risposto a molte domande e ha proseguito la riflessione, tanto cara al regista, sull’intelligenza artificiale e sui limiti della bioingegneria. Avendo troncato l’ondata produttiva dei prequel ed essendo passata sotto l’egida della Disney, la Fox ha deciso in seguito di affidare il franchise all’uruguaiano Fede Álvarez, che ha dato bella mostra di sé nei cinema con Alien: Romulus.
Una bestia che ha attraversato omaggi, parodie e seguiti di qualità altalenante.
Grazie a questo midquel è stata in parte rievocata quell’atmosfera disturbante che tanto ci piace. Quello creato da Giger e Rambaldi circa quarant’anni fa è forse il mostro più spaventoso di sempre (qui la recensione del film originale), una bestia che dopo i primi tempi di gloria ha attraversato decenni di omaggi, parodie e seguiti altalenanti. Ha spesso cambiato forma ma è sempre lì, pronta a rinascere da qualche sfortunata vittima per terrorizzarci.
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La saga ha visto la graduale introduzione di nuove creature, prendendo spunto dal passato, da bozzetti scartati e dalla necessità di raccontare la genesi dell’alieno definitivo, quello affrontato dalla Ellen Ripley di Sigourney Weaver. Ringalluzziti da Protomorfi, Neomorfi (li trovate nel nostro Bestiario dei prequel) e da umanoidi mostruosi partoriti su navicelle di salvataggio, abbiamo pensato a un bel riepilogo, un elenco di tutte le incarnazioni di Alien apparse al cinema, con tanto di cenni biologici e qualche curiosità. È nato prima l’uovo o lo Xenomorfo? Le risposte può fornirvele qualche sintetico pazzo. Intanto abbuffiamoci di viscidume…
EGG / OVOMORPH

Il primo essere vivente incontrato dalla spedizione della Nostromo nel film del ’79. L’uovo è inerte, ha una consistenza rugosa e contiene un Facehugger pronto a lanciarsi sul malcapitato al momento opportuno. Al suo interno troviamo anche secrezioni e altro materiale organico. Sembra essere in grado di avvertire la presenza di un potenziale ospite attraverso stimoli tattili, sonori o di altro tipo, aprendosi per liberare il proprio contenuto. Può resistere per molto tempo a condizioni avverse, in modo da assicurare continuità alla specie.

Viene deposto dalla Regina oppure, come mostrato nel director’s cut di Alien, svilupparsi dal corpo di una vittima attraverso un procedimento chiamato Eggmorphing. Secondo le intenzioni di Giger doveva somigliare più marcatamente a una vulva, ma in seguito alle preoccupazioni dei produttori ne raddoppiò le labbra.
FACEHUGGER

All’apparenza molto simile a una mano, a un polpo e a un insetto, questo organismo aggredisce la vittima attaccandosi alla sua faccia, serrandole la coda intorno al collo e mandandola in coma. Come scopriamo in Romulus, pare che riesca a individuare le sue vittime grazie alle variazioni di temperatura corporea, che avvengono in base a fattori come stress e paura. Un’ipotesi verosimile, dato che abbiamo visto gli Xenomorfi proliferare in pianeti non certo tropicali, dove le fonti di calore (ovvero altre forme di vita) scarseggiano. Possiede un’appendice viscosa a forma di tubo che scorre nell’esofago dell’ospite per consentire l’impianto di un embrione. L’organismo invaso viene rifornito di ossigeno per impedirne il decesso prematuro.

Pur essendo solo un inseminatore, questo stadio dell’Alien è molto veloce e resistente. Dimostra anche una moderata intelligenza, essendo in grado di nascondersi e tendere agguati. Il suo unico strumento di difesa è il sangue acido che caratterizza la specie nei suoi vari stadi. Dopo aver rilasciato l’embrione, il Facehugger si stacca dalla vittima e termina il proprio ciclo vitale, morendo. Nel caso il Facehugger venga rimosso dalla vittima prima del suo distacco spontaneo, c’è comunque una forte possibilità che sia riuscito a inseminarla. Il sintetico Rook, ufficiale scientifico a bordo della Romulus, lo definisce un Parassitoide.

CHESTBURSTER

Dotata di una lunga coda, denti aguzzi e arti appena abbozzati, questa versione infantile dello Xenomorfo cresce come un embrione nel corpo dell’ospite, per poi venire al mondo sfondandone violentemente la cassa toracica. È forse lo stadio più fragile dell’Alien e tende a cercare un nascondiglio sicuro per raggiungere l’età adulta.

Cresce in modo spaventosamente rapido, mutando la pelle fino a quando non raggiunge dimensioni notevoli. Non si conoscono i segreti del suo metabolismo ma è assodato che, oltre a nutrirsi del suo ospite tramite una sorta di cordone ombelicale, sia in grado di assumerne alcuni tratti anatomici (vedasi la differenza tra un Drone e un Runner, nati da specie diverse).
DRONE

Lo Xenomorfo per eccellenza. L’esemplare adulto comparso nel primo film è forte, veloce, astuto e spietato. Non teme nulla ed è in grado di sfruttare l’ambiente a proprio vantaggio. Come gli altri stadi della sua crescita riflette le suggestioni sessuali e lovecraftiane dell’opera di Giger. Questa creatura incarna ciò che sulla Terra non è mai esistito: un perfetto predatore di esseri umani. L’aspetto più inquietante del suo design è l’assenza di occhi (i quali a livello metaforico sono lo specchio dell’anima), che rende la vittima incapace di decifrarne lo sguardo e prevederne le mosse.

Come i suoi simili, possiede un secondo paio di fauci retrattili che usa per uccidere o tramortire le prede. Rispetto ai Warrior apparsi in Aliens, il Drone sembra essere più astuto e incline ad agire di nascosto. È anche in grado di riprodursi in modo autonomo, senza l’aiuto di una Regina, trasformando le vittime in uova. La versione del 1979, soprannominata Big Chap, era interpretata da Bolaji Badejo, uno studente nigeriano alto più di due metri. Dopo essere stato espulso nello Spazio da Ellen Ripley, lo Xeno originale fa la sua ricomparsa in Romulus, recuperato da una spedizione della Compagnia per essere sottoposto a studi approfonditi.

La bestia, sopravvissuta nel vuoto grazie a una sorta di guscio coriaceo che aveva generato intorno a sé, devasterà una stazione spaziale, prima di essere uccisa con un dardo in un laboratorio scientifico. Le sue perdite di sangue danneggiano la struttura, mentre a fare il resto ci pensa la progenie nata dalla sua infestazione (cosa che avvalora l’ipotesi dell’Eggmorphing).

WARRIOR

Questa tipologia di Alien ha debuttato in Aliens di James Cameron. A differenza del Drone, il Warrior ha il cranio ricoperto di spine e increspature, e ha un atteggiamento più aggressivo. Nel film li vediamo attaccare i protagonisti in massa, comportandosi come i membri di uno sciame. Sono estremamente resistenti e possono aderire a diverse superfici.

L’aspetto del Warrior è frutto di una scelta del regista, che reputava il cranio liscio del Drone troppo fragile per le scene di combattimento. Una teoria, parzialmente confermata da Cameron stesso, sostiene che il Warrior sia in realtà una trasformazione raggiunta dal Drone durante l’invecchiamento.
QUEEN

La mente che comanda l’alveare è anche lo Xenomorfo più pericoloso mai visto. La Regina è colei che depone le uova, protetta dallo sciame. Oltre a essere molto più grande dei suoi sottoposti, ha una larga placca ossea sul capo e quattro arti superiori.
In Alien: Resurrection, per via del processo di clonazione, sviluppa un utero umano.

Solitamente rimane celata nelle profondità dell’alveare, collegata a un gigantesco ovopositore. In caso di emergenza può separarsi da esso e diventare una combattente temibile. Giger non venne coinvolto nella creazione della Regina, ma apprezzò molto il risultato finale.
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ROYAL FACEHUGGER

Apparso solo nell’Assembly Cut di Alien 3, è un Facehugger più grosso e resistente della media, dotato di membrane viscose in mezzo agli arti. Ha la possibilità di impiantare più embrioni prima di morire, e almeno uno di questi darà vita a una Regina.

David Fincher, dopo aver abbandonato i lavori in seguito a rapporti tumultuosi con la produzione, ha più volte disconosciuto il film e non è stato consultato per la creazione di questa versione estesa, che ha lo scopo di dare più coerenza alla storia, avvicinandola alla sua visione originaria. Nella trama modificata il Royal Facehugger, dopo aver impregnato Ripley con una Regina, riesce a posizionare un altro embrione all’interno di un bue prima di terminare il suo ciclo vitale.
QUEEN CHESTBURSTER

La forma larvale della Regina che si sviluppa dopo l’impianto del Royal Facehugger. Si presume che abbia tempi di gestazione più lunghi rispetto a un normale Chestburster. Cresce dentro Ellen Ripley durante il terzo film, ma verrà al mondo proprio nell’istante in cui in quest’ultima decide di suicidarsi, gettandosi nel metallo fuso.

In Alien: Resurrection verrà clonata insieme a Ripley grazie al recupero di una goccia di sangue, ed estratta chirurgicamente dal suo petto. Raggiungerà l’età adulta in cattività, dopo aver assimilato parte del DNA umano della sua ospite.
RUNNER CHESTBURSTER

È lo stadio infantile del Runner, appena dopo la nascita da un cane o da un bue. A differenza degli altri Chestburster, ha un grado di maturazione più avanzato, presentando arti già formati e muovendosi a quattro zampe.

Essendo vulnerabile, si comporta analogamente agli esemplari visti in precedenza, cercando un nascondiglio sicuro per raggiungere la forma adulta. Nell’Assembly Cut è possibile vederlo a figura intera, sebbene generato in CGI.
RUNNER / SCOUT

Il Runner compare in Alien 3, generato da un cane. Nell’Assembly Cut cresce invece dentro un bue. Essendo nato da un quadrupede, si muove principalmente a quattro zampe. Può aderire a svariate superfici ed è molto più agile e veloce rispetto alle altre varianti di Xenomorfo. Tuttavia sembra dimostrare un’intelligenza minore, caricando le prede alla cieca.

Forza e resistenza sono paragonabili a quelle dei suoi simili, infatti riesce a sopravvivere a un bagno nel metallo fuso che avrebbe ucciso qualunque altro essere vivente. La schiena è priva di appendici dorsali in modo da agevolare la mobilità della testa.
CLONED XENOMORPH

Il Clone è una versione mutata del Drone, che incontriamo in Alien: Resurrection. Essendo nato da una Regina ibridata con Ellen Ripley, possiede una sconosciuta percentuale di DNA umano ed è perciò un’aberrazione della sua specie.

Può assumere una postura bipede o quadrupede a seconda delle necessità e presenta una sorta di pinna all’estremità della coda, che lo rende un eccellente nuotatore. Grazie alle alterazioni genetiche è dotato di ottime capacità di analisi e apprendimento, risultando più intelligente dei suoi cugini purosangue. Può sputare getti di acido ed è molto rapido, al punto di riuscire a schivare colpi di arma da fuoco.
NEWBORN

Il Newborn nasce dall’utero della Regina ibridata con Ellen Ripley e rappresenta uno stadio avanzato di fusione tra umano e Xenomorfo. I suoi tratti sono molto più umanoidi: la pelle è pallida e grinzosa, la testa è più compatta, sono presenti occhi, naso e una lingua non dentata. Anche la dentatura è più simile a quella dei mammiferi.

L’esoscheletro tipico dei suoi predecessori scompare per fare posto a un ventre più liscio e muscoloso, con tanto di capezzoli. La conformazione dei genitali, per quanto abbozzata, fa pensare a un esemplare femminile. La forza fisica è paragonabile a quella degli altri Xenomorfi, mentre l’intelletto è a un livello più infantile, unito alla capacità di provare emozioni come paura e affezione.
COCOON

Sebbene i principali stadi vitali degli Xeno siano cosa ben nota, vi sono altri aspetti del loro sviluppo che rimangono ignoti al genere umano. Per esempio, che razza di fase attraversa un Chestburster quando passa, in pochissime ore, dalle sue ridotte dimensioni alla taglia di un esemplare adulto, con tanto di artigli, denti, lunga coda e tutto il resto? Quando Brett, meccanico della Nostromo, si imbatte nella vecchia pelle del Chestburster che ha ucciso Kane, intuiamo che la creatura attraversa una sorta di “muta“, dalla quale consegue la crescita sproporzionata del corpo. Ci sarà mai qualcosa in mezzo? Alien: Romulus fornisce una risposta al quesito.

Una volta nato dalle spoglie di uno dei protagonisti, un Chestburster a bordo della Romulus si isola in una sorta di bozzolo pulsante, chiamato ufficialmente Cocoon o Crisalide, dove raggiunge l’età adulta con tranquillità, potendo godere di un guscio di protezione. Questa sacca organica, manco a dirlo, ha una forma che ricorda fortemente i genitali femminili e una sua “cugina” vista in Specie mortale, film che può vantare a sua volta un design dei mostri ispirato a Giger. La Crisalide preserva lo Xenomorfo da ferite anche profonde, rigenerandone in fretta i tessuti, prima di lasciarlo emergere quando è cresciuto a sufficienza.
TOPOMORFO

A bordo della Romulus, tramite un riattivato androide Rook, scopriamo che sono stati condotti esperimenti per sintetizzare un potente mutageno, lo Z-01, dalla carcassa dello Xenomorfo originale, il Big Chap. La sostanza sembra essere la base della capacità di queste creature di accelerare o rallentare a piacimento il proprio metabolismo. Il composto, detto anche Fuoco di Prometeo, si rivela in grado di rimarginare in tempo record ogni genere di ferita e di alterare il DNA dell’ospite, con esiti imprevedibili. Nel laboratorio abbandonato e nelle registrazioni della stazione si scoprono le tracce di quello che potremmo battezzare come Topomorfo, un ratto al quale è stato iniettato lo Z-01. L’animale ha avuto un aumento esponenziale delle facoltà rigenerative e di sopravvivenza, ma in ultima si è trasformato in un essere deforme e aggressivo, finendo per morire. Chissà che aspetto avrebbe avuto un Topomorfo più stabile e completamente formato… ? Meglio non scoprirlo.
OFFSPRING

Un pregio di Alien: Romulus è che non c’è limite alla quantità di scene disturbanti: quando pensi avere già visto tutto, ti viene sbattuta in faccia una sequenza brutale a cui cercherai di non pensare il giorno dopo, mentre sezioni la tua porzione di lasagne riscaldate. Dunque, gli appassionati della saga sanno bene che la fuga con la navicella di salvataggio è un fake ending da manuale, un passaggio narrativo che ti fornisce una falsa sensazione di sicurezza quando, in realtà, è in agguato un pericolo peggiore dei precedenti. In questo caso parliamo dell’Offspring, il figlioccio della giovane Kay (Isabela Merced). Trattasi di una sorta di Newborn in salsa alvareziana, sebbene presenti qualche differenza con la creatura vista nel finale di Resurrection. Vediamo di che si tratta.

Il Newborn era nato come un tentativo di evoluzione da parte di una Regina contaminata con il DNA umano di Ripley, caratteristica che le aveva permesso di sviluppare un utero gigante. Nato dalla Regina, il Newborn presentava tratti da mammifero, immediatamente deducibili dalla forma della lingua e nei due occhi molto espressivi. Il suo lato più “terrestre” risiedeva nell’istinto filiale nei confronti della protagonista, vista come una madre da cui elemosinare affetto e protezione. Questa prole aliena era senz’altro letale e irascibile, ma facilmente raggirabile grazie all’ascendente che la matrigna umana esercitava su di essa. Tutt’altra storia per l’Offspring, un essere denigrato da alcuni spettatori per il suo design, ma che rappresenta un anello di congiunzione visivo tra l’uomo, gli Xenomorfi e gli Ingegneri. Per aggiungere verosimiglianza alla creatura, il regista ha chiamato il giocatore di basket Robert Bobroczkyi, alto due metri e mezzo, per infilarsi in un costume e ricalcare i passi dell’africano Bolaji Badejo, il primo a vestire i panni dello Xeno nel 1979.

Come ha origine l’Offspring? Da una pessima autoterapia di Kay, membro del giovane equipaggio che esplora la Romulus e che viene costretto a darsela a gambe quando gli Xenomorfi si risvegliano dal nido. Incinta di diversi mesi, Kay si ritrova ferita a morte e, nel tentativo estremo di salvarsi, si inietta una dose dello Z-01, il Fuoco di Prometeo sottratto ai laboratori dal sintetico Andy per consegnarlo alla Weyland-Yutani. Il mutageno guarisce Kay dalle lesioni, ma altera pesantemente il codice genetico del feto che porta in grembo, con risultati a dir poco agghiaccianti. Risvegliatasi dal criosonno, Kay partorisce una specie di guscio colmo d’acido, all’interno del quale si trova un neonato dal volto umanoide, ma destinato a crescere in un baleno e a diventare una creatura terrificante.

Sprofondato nel magazzino della navicella, l’Offspring esce dal suo guscio e raggiunge l’età adulta con una velocità impressionante, superiore perfino a quella degli Xenomorfi, per poi tornare al piano superiore e prosciugare un’esanime Kay dei suoi fluidi vitali. Il sangue e il latte della donna, contaminati dal Fuoco di Prometeo, permettono al figliastro di crescere ulteriormente, accentuando quegli aspetti anatomici che lo accomunano a Xeno e Ingegneri (morfologia del viso, appendici dorsali, accenno di coda). L’allattamento non consensuale ha dato i suoi frutti e l’essere diventa così forte e astuto da mettere fuori gioco Andy con un colpo, prima di dare la caccia alla protagonista Rain, in un gioco al gatto col topo che si rivela snervante.

Alla fine Rain riuscirà a espellere l’Offspring dalla nave di salvataggio, come vuole la tradizione. Negli ultimi istanti abbiamo modo di osservare il comportamento della creatura, priva di quello slancio affettivo del Newborn e più incline al sadismo e alla malvagità pura. Dai concept art rilasciati in Rete emergono versioni alternative dell’Offspring, reso più simile agli Xeno classici con uno step aggiunto nel ciclo di sviluppo o addirittura munito, in certi disegni, di un paio d’ali. Da fan veterani ci troviamo ad ammettere che l’aspetto di questo villain finale non è tra i più originali del mondo, ma la sua deformità, unita alla gestualità dell’attore, evoca un senso primordiale di disgusto, di paura cieca per un essere che viene percepito come “sbagliato”. La messa in scena della sua nascita e dello scontro con la protagonista compensano l’approccio prudenziale al design, regalandoci l’ennesima dose extra per un sano ciclo di incubi.

Vi è piaciuto il ripasso? Dopo aver rivisto in poche righe quasi 40 anni di orrori e aver fatto i contri con Alien: Romulus e i suoi Xenomorfi in rispolvero, non ci resta che attendere gli sviluppi del franchise. Ci saranno altri film diretti da Álvarez o dobbiamo puntare tutto sulla serie Alien: Earth, curata dallo showrunner Noah Halwey? È troppo presto per avere le idee chiare, perciò arrivederci sulle fottute pareti.
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ALIEN – Tutte le informazioni sul franchise
Alien Anthology (Premium) (4 Blu-Ray)

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