ASSASSIN’S CREED – Assassini fanatici e dove trovarli

Michael Fassbender in terapia per rivivere le gesta di uno stronzo qualunque.

di Alessandro Sivieri

“Nulla è reale, tutto è lecito” recita il motto della serie. Concetto ideale per descrivere il marketing machiavellico della Ubisoft: Assassin’s Creed è stato per quasi 10 anni la gallina dalle uova d’oro, il franchise di successo che porta i big money. Epoca storica dopo epoca storica, ci si è gradualmente allontanati dalla Setta e dal suo credo. Per mantenere una certa soglia di introiti la saga è stata spiumata, disossata e messa nel forno con una carota nel deretano.

Assassin's Creed protagonisti passato

Dal secondo episodio in poi tutti i seguiti sono finiti in pasto ai fan con cadenza annuale, come un Call of Duty qualsiasi. La frequenza dei rilasci impone ritmi serrati di sviluppo, a evidente discapito della qualità: il capitolo Brotherhood ha dato inizio (salvo piacevoli parentesi come Black Flag) a una caterva di giochi-fotocopia, avventure da discount dove la trama è andata a farsi benedire e le meccaniche di gameplay sono sempre quelle.

Gameplay di Assassin's Creed 4 Black Flag

Nel 2016, una specie di anno sabbatico degli sviluppatori, non è uscito nessun gioco ma è spuntato il film, co-prodotto insieme alla Fox. Ricoperto di letame da critica e spettatori, come spesso accade con i derivati da videogame e fumetti, su Rotten Tomatoes ha ottenuto una media inferiore ai teen drama come Twilight! L’ingresso in sala ha un’aura nichilista, quella di chi si prepara al peggio. Eppure è proprio grazie alle aspettative sotto lo zero che lo spettatore si diverte un po’.

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Hannibal Lecter ne Il silenzio degli indecenti.

Buona parte degli addetti ai lavori proviene dal recente Macbeth: il regista australiano Justin Kurzel (con il fratello Jed alla colonna sonora), la fascinosa Marion Cotillard e infine Michael Fassbender che produce la baracca e interpreta un assassino reietto. In quanto a valori puramente tecnici siamo al top delle trasposizioni videoludiche, ma lo script è lontano dalle gesta gloriose di Ezio o Altair. Espandendo l’universo narrativo della saga, ci ritroviamo nel pieno dell’Inquisizione spagnola del 1492, un periodo storico differente con un protagonista inedito, Aguilar.

Aguilar nel film Assassin's Creed

Callum Lynch (Fassbender) è un galeotto che viene sfruttato dalla fondazione Abstergo (la facciata del millenario Ordine Templare) per localizzare la Mela dell’Eden, potente artefatto, tramite i suoi ricordi. Dai suoi battibecchi con la dottoressa Rikkin (Marion Cotillard), una giovane ricercatrice, apprendiamo che non è interessato al Credo e che fugge dal proprio passato. Come da copione incapperà nella diatriba tra Assassini e cattivoni orwelliani, mentre l’utilizzo costante dell’Animus, macchina in grado di leggere la sua memoria genetica, gli donerà abilità prodigiose.

Callum Lynch nell'Animus Assassin's Creed

Un punto a favore è l’ambiguità degli Assassini, che non guardano in faccia alle vittime collaterali pur di proteggere i propri segreti. Le conversazioni tra la dottoressa Rikkin e il padre (Jeremy Irons) ci illustrano, in modo analogo, le logiche dei Templari, guidati da una volontà di “curare la violenza” che cela una crociata contro il libero arbitrio. Temi attuali che cozzano con un passato, quello di Aguilar, messo in scena alla leggera. Quest’ultimo è solo un soldato, non ha la personalità di un Ezio Auditore, ed è relegato alle scene d’azione. Le fughe rocambolesche inciampano in qualche rallenty non necessario e in piccole tamarrate (frecce che fanno sponda sui muri).

Assassin's Creed duello di Aguilar

Gli elementi pregiati del franchise sono le atmosfere ricostruite con dovizia, dove i personaggi storici studiati sui libri interagiscono con il protagonista; le peripezie di Aguilar hanno zero carisma e sono asservite alla messa in sicurezza della Mela, un MacGuffin servito su un piatto. La sua natura, insieme al mito delle divinità antiche e alle autentiche origini della civiltà umana, è appena accennata, riducendo il conflitto tra Templari e Assassini a una banale schermaglia ideologica: da una parte i burocrati affamati di dominio, dall’altra dei martiri con una devozione cieca. È senza dubbio lecito interrogarsi sulle motivazioni di entrambi (i giochi ci hanno già provato), ma restiamo con un pugno di slogan in mano.

Michael Fassbender e Jeremy Irons in Assassin's Creed

Vogliamo parlare del vitto e alloggio? La sicurezza dell’Abstergo, per dirne una, fa schifo ai demoni. Gli Assassini prigionieri riescono senza sforzo a coalizzarsi ed evadere, senza incontrare nemmeno una raffica di mitra. L’Animus, macchina futuristica e costosa, si rompe con un salto troppo alto. I vetri rinforzati non esistono. La fotografia austera e nebbiosa sembra voler coprire i limiti scenografici della Spagna passata.

Assassin's Creed balzo della fede

Se Aguilar è come il cibo da ospedale, Callum Lynch come protagonista sa il fatto suo. Più tosto e cinico del Desmond videoludico, deve fare i conti con le proprie radici e i traumi dell’infanzia. Ne percepiamo il conflitto interiore e l’esaurimento di chi è stato troppo a lungo un pesce fuor d’acqua. Ritorna il fascino della memoria genetica, quello che nei videogiochi era diventato un automatismo: il nuovo Animus riesce a farci meravigliare per la possibilità di rivivere in un antenato, una persona la cui esistenza è scritta nel nostro DNA. L’epilogo lascia aperti diversi spiragli per dei sequel, ma è possibile che alla Ubisoft preferiscano rimettere mano al joypad e spendere il salvabile in birra e salsicce.

Requiescat in pace, Aguilar.

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