PACIFIC RIM 2 – The Kaiju Awakens

Il seguito ignorantone con Jaeger ibridi e cazzotti atomici.

di Alessandro Sivieri

Se Guillermo Del Toro aveva creato un ponte tra il fracasso all’occidentale e i film di mecha orientali, materializzando sul grande schermo il sogno del tredicenne che è in noi, il prestanome Steven S. DeKnight confeziona Pacific Rim: Uprising, tradotto nel nostro paese come “La Rivolta”. Un sequel senza pretese, ma in grado di offrirci una ghiotta dose di distruzione e una degna espansione della trama precedente. La falla oceanica dalla quale spuntavano i crudeli Kaiju, mostroni alti più di un palazzo, è chiusa da circa un decennio, ma il mondo porta ancora sulle spalle il peso della guerra e il timore di una seconda invasione.

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Tra le città in macerie non mancano gli sfollati e gli orfani che hanno perso i genitori durante gli eventi del primo film. In mezzo a questi troviamo Finn – no, scusate, Jake – interpretato da John Boyega e figlio di Stacker Pentecost (Idris Elba), eroe morto per salvare il mondo. Costui era il padre adottivo di Mako Mori (Rinko Kikuchi), anch’essa co-protagonista della pellicola del 2013. Jake è il tipico ribelle che nasconde fragilità e sensi di colpa. Non aveva un bel rapporto con il padre e, nonostante abbia il potenziale per essere un buon pilota, vive trafficando pezzi di Jaeger rubati. Un giorno, recuperando alcuni componenti, si imbatte in Amara (Cailee Spaeny), la brutta copia di Rey di The Force Awakens. Quest’ultima, manco a dirlo, è un’orfana, è alta un metro e un citofono, campa in mezzo ai rottami, è tosta ed è ciecamente convinta che qualcuno tornerà a prenderla. Dopo uno scontro iniziale, i due vengono arrestati per furti e danneggiamenti vari.

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Essendo Jake un figlio di papà, viene salvato dalla sorellona asiatica a patto che accetti di diventare istruttore, in modo da formare una nuova generazione di piloti di Jaeger, dei quali fa parte proprio Amara. Le altre reclute sono abbastanza dimenticabili, escludendo la tosta ed efebica Vik (Ivanna Sakhno), che finirà a battibeccare con Amara su quanto le cose grosse siano migliori. Di Charlie Hunnam nessuna traccia, ma il disilluso Jake avrà a che fare con il solito amico/nemico che vuole spronarlo a ritrovare il senso del dovere. Costui è Lambert e ha il volto di Scott Eastwood, praticamente identico al padre, tanto da sembrare un giovane Gunny  con il cartellino “Rompere in caso di guerra”.

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Assemblata la squadra e costruite le premesse su vaghe tensioni politiche, che rischiano di rendere obsoleti i piloti di Jaeger, iniziano le botte da orbi. Grazie a un plot twist ben orchestrato, i nostri eroi avranno a che fare con nemici inediti: il primo è Obsidian Fury, uno Jaeger illegale e pesantemente armato, che verrà sconfitto da Gipsy Avenger, leggendario automa guidato da Finn che ha percorso la rotta di Kessel in soli 12 parsec… scusate, colpa mia. Giungono poi i droni, robot pilotati a distanza che finiscono per ibridarsi con i Kaiju, diventando metà organici e metà meccanici. La fusione tra carne e circuiti, mostrata in parecchi manga, porta una ventata d’aria fresca, ma i più tradizionalisti non devono spaventarsi: il piatto forte restano i bestioni, fuoriusciti da un portale aperto dai robot in rivolta. Il design dei mostri è degno della pellicola originale e lo schieramento è composto da pesi massimi, tra cui una specie di Demogorgone, chiamato Raijin.

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Le creature ci fanno esaltare, specie quando pestano a morte gli Jaeger più moderni e si uniscono come nei Power Rangers per dare vita a un Ultra-Kaiju enorme, dinanzi al quale i buoni sono impotenti. Le scene di lotta si svolgono in pieno giorno, senza l’oscurità piovosa di Del Toro, e nonostante la luce tolga atmosfera, ci permette di assistere ai duelli con chiarezza, gustandoci bestie e mecha scagliati contro file di palazzi. Memorabile lo scontro finale, che include uno dei cazzottoni più potenti mai tirati in un film.

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Dopo l’abbuffata non siamo rimasti con quella cocente delusione che molti paventavano. Si esce dalla sala con la sensazione di avere tra le mani un giocattolone ben confezionato, privo di anima ma onesto con se stesso. DeKnight e il team di sceneggiatori rinunciano all’impronta autoriale e alle backstory approfondite, riuscendo tuttavia a creare qualche risvolto inatteso. La nota dolente, a parte l’irritante comicità del duo di scienziati, è una lieve sovrabbondanza di ironia (che però non tocca l’overdose di certi prodotti Marvel). Tutto liscio anche in ambito Jaeger: vedendo il trailer sorgeva la paura di robottoni leggeri e plasticosi come nei Transformers, invece percepiamo ancora il peso dei colpi e dei movimenti, grazie a un buon sound design. Poi a chi importa se l’epilogo ricorda Independence Day 2 o se si poteva mostrare qualche frattaglia di Kaiju in più. Il compitino blockbuster va oltre la sufficienza e ci dimostra due cose: la prima, che è possibile dare un senso ai seguiti caciaroni. La seconda, che è meglio non farsi delle seghe mentali con un cervello gigante.

Se ve li siete persi, passate per la nostra recensione del primo film e per il nostro Bestiario di Pacific Rim, con tutti i Kaiju apparsi nella serie.

PACIFIC RIM: LA RIVOLTA BLU RAY

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The Art and Making of Pacific Rim Uprising

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Bandai Model Kit 24497 – Pacific Rim Uprising – HG Gipsy Avenger

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. chiaraspagno ha detto:

    Pacific Rim 3:The Last Jaeger

    Piace a 1 persona

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