PINOCCHIO: L’Albero dei Burattini

Recensione del nuovo fantasy di Matteo Garrone basato sul celebre testo di Collodi.

di Matteo Berta

Garrone, regista romano, si approccia nuovamente a un genere che sembra poco interessare ai cineasti nostrani, ma se per il lavoro precedente (IL RACCONTO DEI RACCONTI) la nostra penisola sfoggiava le proprie tradizioni in ogni inquadratura, questo Pinocchio sembra cercare un respiro più internazionale, perdendo di vista le potenzialità legate all’utilizzo di tutto ciò che in questo film viene mantenuto sullo sfondo. Il primo atto faceva ben sperare in questi termini, infatti le situazioni che avvengono nelle campagne toscane: fatte di botteghe, convivialità e parecchia componente “Ermanno Olmi“, sono un apparente preludio ad un’avventura avvincente che sfortunatamente non si concretizza.

Il problema principale di questo film è la mancata scelta di una collocazione. Si sa che Pinocchio è un progetto rischioso per il nostro cinema, ne sa qualcosa lo stesso Roberto Benigni che in questo film lo troviamo nelle vesti di Mastro Geppetto. La volontà di trasporre la favola di Carlo Lorenzini è da paragonare al progetto “Macchiavelli” della serie televisiva di Boris: produzione dallo sfortunato destino preannunciato e tagliatrice di teste. Il film è troppo infantile a livello di scrittura, ma decisamente adulto e ambiguo nella sua messa in scena. Risultato? Mamma e papà si annoiano e il figlioletto quella notte farà fatica a dormire. Le ambientazioni grottesche e il massiccio lavoro sugli effetti speciali pratici, costruiscono un universo dal gustoso sapore decadente che non viene supportato da un lavoro contenutistico.

Matteo Garrone in Pinocchio

I miei timori e le mie speranze all’annuncio del progetto erano riferiti alla possibilità che Garrone non scendesse nel concreto, che il suo Pinocchio sarebbe stato solamente una favola di denuncia sociale con diversi espedienti per sopperire alla mancanza di fantastico (“speriamo che la Balena non sia rappresentata dalla Mafia“) e invece l’aspetto negativo è che sono stato accontentato fin troppo. Non avevo dubbi sul fatto che Garrone ci mettesse del suo e invece sembra proprio che sia caduto su questo aspetto. Approvo moltissimo la scelta del regista di riuscire a portare a termine un lavoro sul quale ha lavorato tutta una vita, infatti mi sento ugualmente in dovere di consigliare al pubblico mostrifero la visione, sia per dare supporto a questa tipologia di produzioni che in Italia non si vedono spesso – sia per assecondare i sogni di un vero falegname del cinema.

Pinocchio protagonista con naso lungo

Nel parlare di inquietudini e figure grottesche, non si può non citare il protagonista e uno dei personaggi fantastici che Pinocchio incontra nel suo cammino. Tralasciando l’antipatia del piccolo Federico Ielapi, non per colpa sua, ma per la versione del burattino scritta per questo film: non un bimbo innocente che si lascia trascinare e che può generare empatia, ma un antipatico moccioso, ingenuo fino all’eccesso. L’aspetto più problematico del suo personaggio è il suo layout. Nonostante si sia ingaggiato un premio Oscar come Mark Coulier, le quattro ore di sessioni di trucco giornaliere sono servite per trasformare il piccolo attore in una legnosa e infantile versione dell’uomo bicentenario e oltretutto molto uncanny.

Tonno inquietante di Pinocchio Seaman

Ma il premio “Anche Questa Notte si Dorme Domani 2019” lo si aggiudica a mani basse il tonno, o meglio l’uomo tonno (Maurizio Lombardi). Nonostante lo stesso libro di Collodi presenti un ambiguo pesce filosofo, per questo film si è andati troppo oltre: l’inquietante bestia è la trasposizione cinematografica di Seaman, il protagonista del videogioco SEGA, realizzato per il Dreamcast nel 1999, intitolato “Seaman: l’animale domestico proibito”. In futuro potrebbe arrivare un Bestiario di questo film, perché le scelte peculiari di molti dei personaggi risultano essere tanto interessanti quanto inspiegabili (I Bestiari di Monster Movie).

Poster di Pinocchio con Benigni

Un bell’aspetto positivo della pellicola è senz’altro la colonna sonora firmata dal premio Oscar Dario Marianelli, che torna in patria dopo qualche anno di successi e firma una score in grado di commentare al meglio le sequenze senza estraniarsi troppo dai contenuti favolistici, ma nello stesso tempo inserendo il suo solito gusto minimal dettato da una desiderio personale di sperimentazione continua che non crea mai dissonanze con ciò che vediamo sullo schermo.

Avrei voluto tanto che questo film mi piacesse, ma nonostante tutta la buona volontà che ci si può mettere, questo Pinocchio è una grande occasione sprecata.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Recensione interessante. Oggi vado a vederlo e spero che riesca a piacermi, Garrone è uno dei miei registi italiani preferiti e per ora ci ha sempre preso.

  2. Austin Dove ha detto:

    Lo supponevo

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