PARANORMAL ACTIVITY – Antologia dello stalking ectoplasmico

Ripercorrendo la saga low budget ideata da Oren Peli.

di Alessandro Sivieri

Durante la campagna promozionale si proclamava di avere per le mani “il film che ha terrorizzato Steven Spielberg”. Buona parte del pubblico avrà pensato che il creatore di E.T. fosse un cagasotto, ma il punto focale è l’accurata strategia di questo ennesimo caso produttivo. Costato circa 15.000 dollari, è stato girato dall’esordiente Oren Peli nella propria casa, in una decina di giorni. In seguito alla proiezione nei festival di settore, ha ricevuto l’endorsement di Spielberg e di Jason Blum, che di lì a poco spingerà la sua Blumhouse nell’Olimpo dei profitti. Nasceva un fenomeno popolare, a dire il vero non privo di precedenti e destinato a eclissarsi in una pletora di sequel non all’altezza.

Paranormal Activity titolo del film

Il binomio found footage e budget da due lire aveva donato al mondo, quasi due lustri prima, il famigerato The Blair Witch Project. Se l’epopea della strega di Blair puntava sui nascenti mezzi di Internet e su un inganno collettivo, Paranormal Activity ha concentrato gli sforzi sul sensazionalismo e su un sibillino montaggio sonoro. Non vennero diffusi volantini con gli attori scomparsi e non si sostenne la veridicità dei fatti narrati, poiché il medesimo trucco non riesce mai due volte. L’arma principale fu l’ondata di test screening con le relative reazioni del pubblico, diffuse sul Web con orgoglio. Adolescenti terrorizzati, gente con attacchi di panico, un’attesa spasmodica per qualcosa in grado di sconvolgere l’America. Che sia nei boschi di Burkittsville o nella casa di una giovane coppia, la ripresa amatoriale fa il suo dovere nel suggerirci l’orrore non visto.

Scena letto Paranormal Activity

In una villa di San Diego, i fidanzati Katie (Katie Featherston) e Micah (Micah Sloat) vedono la loro very normal activity trasformarsi in un incubo domestico. Fenomeni inspiegabili si manifestano in casa, con un apice nelle ore notturne: tonfi sordi, coperte agitate, porte che si aprono da sole. Micah approfitta della sua telecamera nuova di zecca per racimolare prove, mentre Katie realizza di essere il bersaglio prediletto di questa oscura presenza. Ebbene sì, pare trattarsi di uno spirito infernale, che intensifica gli attacchi notte dopo notte. Insieme alla pacifica convivenza, viene messa a dura prova l’incolumità della coppia.

Micah scena Paranormal Activity

“Va bene se la muovo così?”

L’espediente del mockumentary accentua la sensazione di full immersion dello spettatore, a scapito della sofisticazione fotografica. La scenografia si esaurisce nella semplicità di una magione a due piani e concentra gli interventi spettrali nella camera da letto, specie mentre i protagonisti dormono come bradipi. Quando calano le tenebre, restiamo in compagnia di un display acceso e osserviamo lo scorrere del tempo tramite fast forward. Il sound design preannuncia l’arrivo del demone con degli infrasuoni (che dovrebbero pompare il tasso di paura) e i pochi effetti speciali mostrano eventi innaturali, spesso all’insaputa di Katie e Micah. Il punto di vista privilegiato non impedisce al pubblico di entrare in uno stato di ansia, specie se inizia a captare delle frequenze che vanno oltre i confini dell’esperienza diegetica.

Katie protagonista ragazza paranormal activity

Il successivo Paranormal Activity 2 amplia la formula grazie all’impianto di sorveglianza, che fornisce scorciatoie visive e incrementa la varietà degli scenari. Più location, più situazioni, eppure i limiti scritturali che già minacciavano il capostipite si fanno prepotenti. Se un set di padelle lanciato per aria da forze invisibili fa un certo effetto, l’esorcismo improvvisato in cantina allontana la credulità. Che cosa accade al franchise una volta spenta la scintilla iniziale? Oren Peli si cala nel ruolo di produttore ed evita di dirigere altri lavori, salvo il travagliato Area 51. Con il numero dei seguiti diminuisce la carica innovatrice e orrorifica della saga, impegnata ormai a setacciare i retroscena del demone e della maledizione che grava sulla famiglia di Katie.

Katie Nel letto paranormal activity

Meno incisivo del “fratellone” di culto Blair Witch, meno demente di roba come ESP, il lavoro di Peli si fa riguardare senza problemi e riesce perfino a causare inquietudine. Al di là di una mossa di marketing aggressiva e degli attori dilettanti, Paranormal Activity è un’idea astuta, confezionata con una gestione maniacale delle esigue risorse a disposizione. Il filmino fatto in casa viene mostrato a una schiera di appassionati, arriva alle persone giuste tramite il passaparola ed ecco che frutta quasi 200 milioni di dollari, ovviamente dopo le doverose limature.

Paranormal Activity scena sonnambulismo

L’epilogo ufficiale, dove Katie posseduta scaraventa Micah verso la telecamera, venne suggerito da Spielberg per rendere la sequenza più dinamica e per dare un supplemento decisivo al comparto effettistico. Il vecchio finale vede Katie sul letto dopo aver ucciso il fidanzato, in stato catatonico. La polizia fa irruzione in camera e la ragazza avanza minacciosa verso gli agenti, che aprono il fuoco. In una terza versione, è Katie stessa a tagliarsi la gola davanti alla cinepresa. La scena della foto con il vetro rotto, guarda caso in corrispondenza del volto di Micah, è un’altra modifica per arricchire la storia.

Paranormal Activity finale con Katie

Bistrattata dagli spettatori hardcore e apprezzata da chi si immedesima con gusto, questa ghost story casalinga fa delle costrizioni finanziarie una virtù e gode di una ricettività manipolata ad hoc dalla sua fama. Tolti i momenti di tensione e gli attacchi di sonnambulismo, emerge uno storytelling desolato: il trader sprovveduto e la studentessa rimbambita vengono trollati da un poltergeist e si prestano al nostro voyeurismo.

Paranormal Activity Katie sguardo camera

Analizzando la natura degli sguardi, è intrigante come la mdp venga fissata con diffidenza e talvolta con paura dai personaggi, quasi al pari dell’entità stessa. Il nostro occhio, inizialmente neutrale, diventa una testimonianza malefica e avvia una bella riflessione metafilmica: che cos’è la telecamera per le vittime? Non solo un lascito delle loro gesta, bensì uno strumento attivo di investigazione, lo specchio dell’ambiente in cui si muovono. Può darsi che uno spettro appaia nel video per una manciata di secondi e che i protagonisti se ne accorgano solo dopo un rewind o sfruttando la visione notturna (e quindi indiretta) dell’apparecchio.

Pararnormal Activity cucina

Noi, autentici detentori della telecamera, abbiamo una percezione aumentata del pericolo e un controllo superiore degli spazi. Katie e Micah ne sono a conoscenza e la cosa li spaventa. La realtà filtrata crea una dimensione parallela e suggestiona i protagonisti quando interpretano (ed esaminano a posteriori) il girato. Ciò che accade davanti alla lente assume credibilità proprio per la sua esposizione mediatica, a scapito della capacità di giudizio. Fantasma o non fantasma, se il dramma intimo diventa un palcoscenico, l’inconscio dirige l’opera.

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