PIACERI LARDOSI – Alieni masochisti e poco informati

Se riusciamo a sopravvivere a un’invasione marziana dopo l’altra, non è certo merito nostro.

di Nosferaptor

Promo poster di Piaceri Lardosi

Siamo soli nell’universo? Un’annosa domanda per l’essere umano, sia che si trovi in un sofisticato osservatorio astronomico o nella propria vasca da bagno, a smaltire una miscela letale di vodka alla fragola e amaro dei frati. Il quesito si evolve di solito in una variante più autoreferenziale, che sarebbe “Siamo l’unica specie intelligente nell’universo?”, implicando che la nostra razza non abbia smarrito i neuroni per strada. Secondo Douglas Adams, i topi e i delfini ci superano senza sforzo in materia grigia, senza contare che la nostra poesia è peggiore di quella dei Vogon.

Poesia Vogon Guida Galattica

Come dimenticare la lirica “Ode a un piccolo grumo di mollume verde trovatomi sotto l’ascella un mattino di mezza estate”?

Prima di indagare a fondo sulla vita extraterrestre, bisogna ipotizzare che l’Homo sapiens sia un imbecille. Non è difficile da credere: ci ammazziamo per futili motivi, distruggiamo ecosistemi, progettiamo impianti automatizzati e processi produttivi che sfuggono al nostro controllo. Siamo come delle locuste leggermente stronze, con una cassetta degli attrezzi presa in prestito dal vicino e nessun manuale di istruzioni, che cercano di montare un comodino nella stanza sbagliata.

Fabbriche terra inquinata

Al netto di questa catarsi misantropa (guardare Idiocracy per la ventesima volta aiuta parecchio), volgiamo lo sguardo alle stelle: siamo davvero gli unici idioti nell’universo? Il cosmo è immenso e sicuramente, là fuori, c’è qualcuno che può competere con noi in cretinaggine. I want to believe. La scienza è ancora acerba per rispondere, ma per fortuna le care vecchie arti narrative hanno rimediato alla scarsità di dati con la fantasia: libri, fumetti, film. Molte opere di science fiction raccontano un’invasione aliena che, quasi sempre, si risolve con la nostra vittoria. È semplice plot armor? Siamo più bravi di loro in qualcosa? No, dovete cambiare prospettiva. I nostri invasori sono più scemi di noi.

Men in Black mento pallonio

L’insostenibile debolezza del mento pallonio.

Forse perdere di vista le ovvietà è una prassi delle specie evolute. Pensiamo a La guerra dei mondi, e intendo tutte le versioni, inclusa quella con Dakota Fanning che urla. I marziani ci hanno scrutato per millenni, imparando il più possibile su di noi e sul nostro mondo. Piombano sulla Terra a cavallo di meteore, scatenano dei tripodi giganti invincibili e provvedono a devastarci il cortile di casa. Parte dell’umanità viene fritta coi laser, mentre altri vengono catturati e impiegati come fertilizzante. Tutto sembra perduto in questo vivaio apocalittico a cielo aperto, eppure Tom Cruise si accorge di qualcosa. Sì, il papà disfunzionale che ammazza i pazzoidi a badilate nel seminterrato è testimone della genialata del secolo: la nostra aria è velenosa per i cattivoni. Magari sono i batteri, magari l’anidride carbonica, ma questa razza avanzatissima ha viaggiato tra le stelle e ha pianificato una colonizzazione dimenticandosi di dover respirare. Se non volete fare due analisi, almeno portatevi una scorta di bombole d’ossigeno.

Tom Cruise risata

Ai loro parenti di Independence Day non è andata meglio: arrivano con navi madri discoidali, disintegrano i palazzi del potere in modo scenografico e si ritrovano contro Will Smith e Jeff Goldblum. Già lo chef Cannavacciuolo e Schwarzenegger sono un deterrente per qualunque invasore, ma con Jeff non si scherza. Costui, dopo una sbronza colossale, si ricorda degli insegnamenti di H. G. Wells e combina un casino. L’idea è inquinare il più possibile, squarciare l’ozono, perché “se incasiniamo questo pianeta, non lo vorranno più”. Ecco, agli alieni non importa granché dell’effetto serra, ma si fanno fregare da un virus informatico degli anni ’90 e si ritrovano, di conseguenza, con le navi esposte al fuoco nemico (gli ingegneri devono essere quelli della Morte Nera). Alieni sfigati e con un pessimo firewall.

Virus schermata Independence Day

Quando cerchi le venusiane hot e clicchi sul banner sbagliato.

Ora scendiamo negli abissi della mente extraterrestre, come se partecipassimo a un seminario di (fanta)scienza brutta con Capitan Barbascura X. Le sue lectio magistralis tirano in ballo la confusione degli ornitorinchi e il desiderio inconscio dei panda per l’estinzione. Ecco, in Signs di M. Night Shyamalan abbiamo gli alieni nudi. Hanno delle navi invisibili, tracciano i cerchi nel grano, si sono fatti migliaia di anni luce per venire a mangiarci, e girano nudi nei campi. Di notte. Ci spiano dal tetto, a volte si imbucano alle feste di compleanno. A quanto pare non utilizzano armi tecnologicamente avanzate, sperando nel fair play, quindi si cimentano nel corpo a corpo. Gli umani, da bravi infamoni, potrebbero farcirli di missili balistici e chiuderla lì, ma non è necessario, perché i visitatori sono allergici all’H2O. Il nostro pianeta è ricoperto al 70% d’acqua, che su di loro ha gli effetti dell’acido solforico. Mollate il mitra e prendete i gavettoni. Tirategli il bicchiere con la dentiera del nonno come se fosse una molotov. Se proprio siete pigri, aspettate che piova. Ci troviamo di fronte ai probabili vincitori dei Darwin Awards intergalattici.

Jar Jar Qui-Gon Jinn star wars

“La capacità di invaderci non fa di te un essere intelligente.”

Gli orizzonti intellettuali dello Spazio si fanno sempre più funerei mentre vaghiamo in cerca di una mente ragionevole, ma troviamo solo campi di asteroidi e imbecillità cronica: i macrocefali di Mars Attacks! muoiono di emicrania per la musica country. Tutto il parco faunistico di Evolution viene debellato da un clistere di shampoo. I Precursori di Pacific Rim ci mandano addosso delle schifezze viventi alte cento metri, ma giusto un paio per volta, perché la Breccia la pagano al metro quadro. Perfino i cugini di E.T., sbarcati in gran segreto per prelevare campioni, partono in fretta e furia per il divieto di sosta e dimenticano un collega nella foresta, condannandolo alla vivisezione. Grazie a decenni di film catastrofici, battaglie campali e fughe per la sopravvivenza, il concetto di “speranza” ci viene mostrato da una prospettiva inedita: non dobbiamo confidare nella nostra intelligenza, ma sperare nell’ignoranza universale (e nascondere le recensioni negative della Terra su TripAdvisor).

Piaceri Lardosi promo poster coltelli

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