LUCA – Il sirenetto scugnizzo

il

Disney e Pixar su una Vespa alla ricerca di Scemo.

di Alessandro Sivieri

luca moto vespa special

“Dammi una Special, l’estate che avanza
Dammi una Vespa e ti porto in vacanza”

Il 24° lungometraggio Pixar ha le carte in regola per una ricetta da campionato: il know-how di quest’ultima, la potenza produttiva della Disney, mostri marini e un setting che trabocca di italianità. Peccato che all’assaggio manchi il sale, quella spezia in grado di dare risalto agli altri ingredienti. Luca è privo di mordente e non ci sono motorini truccati che tengano. Non stiamo giocando in serie B. Parliamo di uno studio che ci ha regalato Toy Story, WALL•E e Alla ricerca di Nemo. Forse è proprio sull’epopea del pesce pagliaccio che l’incipit posa le fondamenta: siamo tra gli anni ’50 e ’60, al largo della riviera ligure, dove una comunità di mostri marini vive indisturbata negli abissi.

luca uomo pesce film

L’esordiente Enrico Casarosa sceglie come ambientazione le assolate sponde dello Stivale e prende spunto dalle creature leggendarie che popolano il nostro folklore. Non possiamo che essere contenti della quota mostrifera nello script, specie perché i pescatori liguri hanno una particolare affinità con i racconti di bestie marine, cosa che ci ha portato a dedicargli un Bestiario! L’entusiasmo, in barba alle premesse, è destinato ad annegare malamente.

luca paguro e alberto scorfano pesci

Ecco dunque Luca Paguro (Jacob Tremblay), appartenente a una specie di creature acquatiche che lontano dal mare assumono sembianze umane. Come da tradizione animata, vi è una certa diffidenza nei confronti della terraferma, che i genitori pesciosi del ragazzo giudicano colma di pericoli. La routine di Luca consiste nel condurre le triglie al pascolo, ma la sua insaziabile curiosità lo porta a fare amicizia con un suo coetaneo, Alberto Scorfano (Jack Dylan Grazer), che gli mostrerà le bellezze e i divertimenti della superficie. Alle pinne si sostituiscono i piedi e Luca impara camminare da solo, come un vero bambino che “fili non ha più”, in un’avventura che ricalca tutti i crismi del coming of age movie.

Mostriciattoli marini e

marinai d’acqua dolce.

La povertà estetica dei fondali ci fa presto dimenticare il vibrante mondo di Nemo, mentre la cittadina di Portorosso, basata proprio sulle coste genovesi, ha una paletta cromatica e un impianto architettonico che la rendono intercambiabile con qualunque scenario italico da cartoon, che sia partenopeo, siculo o una provincia random di pescatori baffuti. Altra opera affine a questo Luca è La Sirenetta, cult disneyano che non dà certamente in prestito il world building o uno straccio di comprimario accattivante. Tra le fonti di ispirazione rientra infine Ponyo sulla scogliera dello Studio Ghibli, eppure il background di illustri predecessori non spiana il terreno a Luca, che si adagia sul product placement e su quegli stereotipi da mangiaspaghetti che tanto amiamo servire al resto del pianeta. Insomma, la nave sembra governata da marinai d’acqua dolce, la parodia di uno studio blasonato.

vespa giocattolo luca e alberto

I due scugnizzi squamosi sognano di viaggiare in tutti i paesi del globo in sella a una Vespa, icona a due ruote che simboleggia il boom economico e che comunica l’idea di libertà, di spensieratezza, di gelati consumati al sole e di posti nuovi da esplorare. Il marchio, esibito fino alla morte per ipertrofia testicolare, fa il paio con un’ampia serie di citazioni antiquate anche per gli standard di mia nonna: frammenti di opera lirica, Gianni Morandi, barche chiamate “Focaccia”, una doppia dose di Mina, santini di Modugno e una sessione di triathlon con abbuffata di pasta al pesto. Alla decima esclamazione di “Santa mozzarella!” getterete la spugna e vi giocherete il biglietto a briscola con un pensionato mezzo ciucco mentre in paese imperversa la gara.

vecchietti luca film

Eh sì, la gara: per vincere un premio in denaro e comprarsi la moto, Luca e Alberto uniscono le forze con Giulia (Emma Berman), figlia di un nerboruto pescatore locale, che costituisce il lato girl power del gruppo. L’obiettivo è battere nel triathlon paesano il crudele Ercole Visconti (Saverio Raimondo), bulletto alla moda che non dispone nemmeno delle battute sufficienti a rendersi antipatico. Si atteggia da gangster con mezza città, gira con un arpione in tasca e l’unica cosa che potrebbe vincere è la selezione dei villain più dimenticabili della Storia. 

 

Non è un paesello per scorfani.

La repentina trasformazione dei protagonisti a contatto con l’acqua fa da pretesto per qualche simpatica sequenza slapstick, ma la loro doppia natura sviluppa un potenziale drammatico in una singola scena, quando la loro amicizia rischia di terminare con un voltafaccia. Pochi secondi in cui la regia ci offre una scena dal genuino sapore monster, sfruttando in modo sapiente il design dei personaggi e i conflitti identitari rimasti sottopelle fino a quel momento. Manco il tempo di sorprendersi e si ritorna nella soleggiata zona di comfort, dove le tematiche portanti (l’emancipazione, il distacco, l’accettazione del diverso) vengono liquidate con nonchalance per dare spazio al Colosseo e allo sfoggio di proprietà intellettuali varie, tra cui Pinocchio. E in effetti Luca è da prendere come una gita motorizzata nel Paese dei Balocchi, l’interruzione pubblicitaria che usurpa il ruolo di un prodotto autonomo ed eccitante solo nelle intenzioni. 

luca ercole visconti villain

Il film di Casarosa resiste strenuamente alle incursioni in profondità e agli attimi di riflessione, quelle brevi dilatazioni temporali necessarie a infondere anima e motivazione nei personaggi. Il lieto fine, complice la penuria di tensione emotiva, si pone come una tappa burocratica e non come una risoluzione spasmodicamente attesa, quell’atto liberatorio che ci fa sospirare per la felicità dell’eroe. Come ci suggerisce lo scorfano Alberto, “Silenzio Bruno!” e limitiamoci a mettere sul comodino questo paesaggio da cartolina, in attesa di una portata migliore.

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